Pennichella, fa bene alla memoria

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 01 Gen 2020 alle ore 7:08am

La pennichella, per chi non dorme a sufficienza, diventa un sostegno fondamentale quando occorre “fissare” il ricordo nella memoria a lungo termine.

Una ricerca del Centro per lo Studio del Cervello e del comportamento dell’Università di Haifa, pubblicata qualche tempo fa su Nature Neuroscience ha valutato due gruppi di persone: in uno i soggetti riposavano regolarmente dopo pranzo, nell’altro rimanevano attivi costantemente fino a sera. Il risultato? Sottoponendo tutti i partecipanti a prove di abilità manuale connesse con il ricordo di una precedente “istruzione”, si è visto che chi riposava regolarmente il pomeriggio migliorava costantemente nelle prestazioni, che invece rimanevano immutate in chi proseguiva nella propria attività.

Riposare aiuta la memoria?
Durante il sonno, il cosiddetto sonno non Rem, i neuroni stimolati in veglia nel corso di un processo di apprendimento sembrano riattivarsi e rinforzare i loro collegamenti, favorendo i processi di memorizzazione.

Una sorta di “rigenerante” per le cellule nervose, che nel corso della giornata si “riempiono” di informazioni come i cassonetti della spazzatura e creano quindi nuove connessioni. Con il riposo verrebbero invece eliminati i collegamenti inutili che durante il giorno si creano tra le cellule nervose.

Il sonno, quindi, potrebbe essere un valido meccanismo perché il cervello metta in ordine le sue competenze: ed è particolarmente utile considerando che non tutte le aree cerebrali si impegnano allo stesso modo nel corso di una giornata.

Se ci si lascia andare per giorni ad un riposo insufficiente, tra giorno e notte, le prestazioni calano. E magari, ulteriore effetto collaterale della mancanza del giusto riposo (quale che sia l’ora in cui si gusta), anche il peso può lievitare, pur se si sta attente all’alimentazione e si fa una regolare attività fisica.

La scienza dice che le persone che dormono di meno hanno una possibilità in più di divenire obesi e d’altra parte i soggetti obesi – indipendentemente dalla presenza di apnee notturne – si lamentano più frequentemente di sonnolenza diurna.