L’invecchiamento biologico è di 4 tipi

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 16 Gen 2020 alle ore 7:24am

L’invecchiamento biologico può essere di almeno quattro tipi diversi. A rilevarlo sono stati i ricercatori della Stanford University School of Medicine, che in uno studio pubblicato su Nature Medicine, spiegando come hanno identificato percorsi biologici specifici nel corso degli anni.

Per la ricerca in questione è stato tracciato il profilo di un gruppo di 43 persone, uomini e donne in salute con un’età compresa tra i 34 e i 68 anni. Prendendo in esame ampie misurazioni della loro biologia molecolare almeno cinque volte in due anni.

I ricercatori hanno così determinato che generalmente si invecchia attraverso quattro ‘vie’biologiche (o ageotipi): metaboliche, immunitarie, epatiche e nefrotiche (che riguardano cioè i reni).

Le persone che soffrono di patologie metaboliche, ad esempio, sono più a rischio di ammalarsi di diabete o mostrare segni di emoglobina A1c elevata, una misura dei livelli di zucchero nel sangue, con il passare degli anni.

Quelle invece, con un ageotipo immune, d’altra parte, potrebbero generare livelli più alti di marker infiammatori o rendere più inclini a malattie immuno-correlate nel processo di invecchiamento. Le quattro suddivisioni fatte dagli studiosi non si escludono a vicenda, sottolineano gli esperti .

Chi invecchia dal punto di vista metabolico potrebbe farlo anche dal punto di vista immunitario.

Utilizzando sangue, feci e altri campioni biologici, lo studio ha monitorato i livelli di alcuni microbi e molecole biologiche, come proteine, metaboliti e lipidi, nei partecipanti per oltre due anni, monitorando come i livelli siano cambiati nel tempo.

Alcuni hanno fatto anche importanti cambiamenti di stili di vita. “L’ageotipo- evidenzia Michael Snyder, autore senior della ricerca – è più di un’etichetta; può aiutare le persone a concentrarsi sui fattori di rischio e trovare le aree in cui è più probabile che incontrino problemi lungo il percorso. Il nostro studio mostra anche che è possibile cambiare il modo in cui si invecchia in meglio. Stiamo iniziando a capire come ciò possa accadere con il comportamento, ma avremo bisogno di più partecipanti per rendere l’analisi più completa”