Tumore al cervello, scoperta la proteina che può bloccarlo

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 26 Gen 2020 alle ore 6:37am

Si tratta della proteina TAU, in grado di bloccare il tumore al cervello, fra le cause principali delle patologie neurodegenerative come nel caso dell’Alzheimer. Ne sono convinti i giovani autori dello studio, dell’Instituto de Salud Carlos III (ISCIII). In quanto, dalla loro analisi su 180 pazienti reclutati è emersa una netta ed evidente connessione tra i gliomi (tumori cerebrali altamente letali) e malattie neurodegenerative.

La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Science Translational Medicine, dimostra come la proteina TAU si ritrovi anche nelle cellule degli gliomi, dove reprimerebbe la loro capacità di creare nuovi vasi sanguigni, fondamentali per rifornirsi di nutrienti, favorendo così la crescita e l’aggressività del tumore.

La TAU è in grado di ridursi, di aumentare la malignità del tumore. Il ruolo della proteina, negativo in ambito neurodegenerativo, sui scopre invece ora essere benefico. La ricerca permette così di conoscere meglio i gliomi, fra i tumori più rari ma con i tassi di mortalità più elevati, anche perché resistente alla chemioterapia e alla radioterapia.

Per questo, i ricercatori dell’ISCIII sostengono che la scoperta, in questione, rappresenti un trampolino di lancio fondamentale per stabilire nuove strategie terapeutiche e nuovi studi. Il loro prezioso lavoro offrirebbe quindi anche la possibilità di indagare sulle malattie neurodegenerative.

Ricardo Gargini, principale firma dello studio, confessa a El País: «Crediamo che Tau sia la chiave fra Alzheimer e cancro». La funzione protettiva della proteina nei gliomi si potrebbe inoltre ricreare con composti derivati dal taxolo, principio attivo che si utilizza come agente antitumorale per vari specie di tumore.

Il merito della scoperta va principalmente ai ricercatori dell’ISCIII Beatriz Heranz, Esther Hernández, Rafael Hortigüela, Pilar Sánchez Gómez, Ricardo Gargini, Berta Segura-Collar, Teresa Cejalvo e Andrés Romero Bravo.

Lo studio è stato però realizzato in collaborazione con il Centro di Investigazione Biomedica del Red di Malattie Neurodegenerative (CIBERNED), dell’Associazione Spagnola contro il Cancro (AECC), del Centro di Biologia Molecolare del CSIS e dell’Ospedale 12 Ottobre, integrati nell’Istituto di Ricerca Sanitaria i+12 di Madrid.