gennaio 30th, 2020

Infarto, i segnali che arrivano un mese prima

Pubblicato il 30 Gen 2020 alle 8:08am

Ogni anno in Italia si registrano almeno 120 mila persone colpite da infarto, 25mila delle quali non riescono neanche ad arrivare in tempo in ospedale. Riconoscere i sintomi e contrastarli con la giusta solerzia può salvare la vita, alle persone.

Un attacco di cuore, dicono gli specialisti, non si presenta mai all’improvviso e senza preavviso: circa un mese prima, infatti, il nostro organismo invia dei segnali premonitori, almeno 7 che qualcosa non sta andando per il verso giusto, ma spesso non li associamo direttamente all’infarto. Ecco quali sono e a cui prestare molta attenzione:

1) SUDORAZIONE ECCESSIVA: da tenere d’occhio se non è collegata al caldo, alle disfunzioni tiroidee, al cancro o alla menopausa

2) ARITMIA O TACHICARDIA: il cambiamento del ritmo cardiaco è di per sé un campanello d’allarme. Fate caso se questi sintomi sono accompagnati da nausea e conati di vomito.

3) Spesso anche 6 mesi prima dell’infarto, il paziente avverte DISPNEA, ovvero difficoltà a fare respiri lunghi e profondi. Talvolta è scambiata per un attacco di panico o un forte stato di agitazione

4) Anche la NAUSEA, sia a stomaco vuoto che pieno, non va sottovalutata: è un segnale del ‘sequestro’ sanguigno nella zona digestiva per permettere al cuore di alleggerire il circolo del sangue

5) Attenzione al senso di profonda INSONNIA accompagnata da FIACCA: indicano che i tessuti vengono ossigenati di meno perché il cuore sta soffrendo

6) CALVIZIE: il sintomo non sembra affatto collegato all’infarto, ma è considerato un altro segnale dell’arrivo dell’attacco. Avviene soprattutto dietro la testa e non è mai uniforme

7) L’aumento della PRESSIONE ARTERIOSA, collegata a frequenti MAL DI TESTA o EMORRAGIE DAL NASO è un altro campanello d’allarme molto chiaro che il cuore è in sofferenza. Tenere a bada il colesterolo è un valido aiuto per contrastare le patologie cardiache.

Tumore al seno, un nuovo farmaco per evitare la chemio

Pubblicato il 30 Gen 2020 alle 7:07am

Si potrà dire addio alla chemioterapia per tumore metastatico al seno, grazie all’arrivo di un nuovo farmaco, rimborsabile. Si tratta dell’abemaciclib, sviluppato e prodotto da Lilly, inibitore selettivo delle chinasi ciclina-dipendenti (Cdk 4&6). (altro…)

Testosterone in discesa se dieta povera di grassi

Pubblicato il 30 Gen 2020 alle 6:40am

Perdere peso, può aiutare gli uomini ad aumentare i livelli di testosterone. Alcune diete, però, in particolare quelle povere di grassi, possono essere associate a una piccola ma significativa riduzione del testosterone. A sostenerlo uno studio pubblicato sul “The Journal of Urology”, Gazzetta ufficiale dell’American Urological Association (AUA), pubblicato su Journal.

La carenza di testosterone è una questione da non sottovalutare: può infatti portare a seri problemi di salute, tra cui una riduzione dell’energia e della libido, insieme ad alterazioni fisiologiche, tra cui un aumento del grasso corporeo e una ridotta densità minerale ossea. E’ emerso che negli ultimi anni un basso livello di testosterone è molto diffuso tra gli uomini: ad esempio negli Usa a circa 500.000 uomini viene diagnosticata una carenza di testosterone ogni anno.

Oltre ai farmaci, il trattamento per il basso livello di testosterone includerebbe anche delle modifiche sostanziali al proprio stile di vita, come ad esempio, esercizio fisico e perdita di peso. Ma gli effetti della dieta sui livelli di testosterone non sono ancora del tutto stati chiariti. Poiché il testosterone è un ormone steroideo derivato dal colesterolo, e i cambiamenti nell’assunzione di grassi ne potrebbero alterare i livelli. Questa la nuova analisi di una come una dieta povera di grassi errata possa influenzare i livelli di testosterone sierico, rispetto ad una dieta senza restrizioni.

Via libera alla legge su uso cadaveri per studio

Pubblicato il 30 Gen 2020 alle 6:39am

E’ stato dato il via libera definitivo della commissione Affari sociali della Camera, in sede legislativa, alla legge in materia di disposizione del proprio corpo e dei tessuti post mortem a fini di studio, di formazione e di ricerca scientifica.

Il testo proposto in Senato per iniziativa del sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri (M5S), è stato definitivamente approvato a Montecitorio all’unanimità nella giornata di ieri 29 gennaio 2020.