Tumori: in 10 anni sono aumentati del 53% i pazienti vivi dopo la diagnosi

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 05 Feb 2020 alle ore 7:49am

IN DIECI anni, in Italia, i pazienti vivi che hanno avuto una diagnosi di tumore sono aumentati del 53 per cento. Due milioni e 250mila nel 2010, oggi 3 milioni e 460mila. Un risultato molto importante, che dimostra i passi in avanti fatti nell’assistenza oncologica e che colloca il nostro Paese ai vertici in Europa e nel mondo. Un risultato, certamente migliorabile, perché sono ancora troppe le differenze sul nostro territorio: dall’adesione e copertura degli screening ancora troppo basse al Sud, alla realizzazione delle reti oncologiche regionali a macchia di leopardo, alla disponibilità solo in alcune Regioni più virtuose di terapie efficaci e test in grado di analizzare il profilo molecolare del tumore.

E’ concreto il rischio di pericolose discrepanze a danno dei pazienti. Per questo l’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) chiede, in occasione della Giornata mondiale contro il cancro che si è celebrata ieri, che venga seguito l’esempio delle regioni più virtuose, a tutto vantaggio dei pazienti.

Giordano Beretta, presidente nazionale dell’Aiom e responsabile dell’Oncologia Medica all’Humanitas Gavazzeni di Bergamo dichiara: “La patologia è in costante crescita nel mondo per la diffusione di stili di vita scorretti, a cui si aggiungono anche fattori ambientali. La qualità del nostro Sistema Sanitario – prosegue lo specialista – è testimoniata dalla sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi, che presenta tassi più alti rispetto alla media europea nei tumori più frequenti: 86 per cento nel tumore alla mammella (83 per cento UE), 64 per cento del colon (60 per cento UE), 16 per cento del polmone (15 per cento UE) e 90 per cento prostata (87 per cento UE). E raggiungiamo questi risultati con minori investimenti: la spesa sanitaria pubblica in rapporto al Pil nel nostro Paese ha registrato un calo, passando dal 7 per cento nel 2010 al 6,5 per cento nel 2017, a fronte del 9,8 per cento della media europea. Vi sono, però, ancora differenze regionali che devono essere superate, perché nessuno rimanga indietro e tutti possano accedere alle cure più efficaci indipendentemente dal luogo in cui vivono”.

L’oms però lancia l’allarme riferendosi alla crescita maggiore di nuovi casi, stimata nell’81%, nei Paesi a basso e medio reddito, dove i tassi di sopravvivenza sono i più bassi.
Se non ci sarà un cambio di rotta, “il mondo vedrà un aumento del 60% dei casi di tumore nei prossimi 20 anni”.