Gravidanza, come scoprire l’ovaio policistico

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 12 Feb 2020 alle ore 8:16am

L’ovaio policistico si presenta quando vi è una grande presenza di follicoli inattivi, di ridotte dimensioni, che vengono chiamati micro-cisti. L’origine di questa condizione ha carattere ginecologico, non ormonale e può essere agevolmente accertata mediante una semplice ecografia. Secondo le recenti ricerche, una donna su quattro, soprattutto in un range d’età fra i 20 e i 30 anni – soffre di ovaio policistico. In alcuni casi questa condizione può comportare difficoltà nell’ovulazione o ritardi nel ciclo.

Qualora questi episodi si verifichino, appare opportuno rivolgersi subito ad imo specialista per valutare la condizione complessiva dell’apparato riproduttore.

Brufoletti, peluria sul volto, disturbi al ciclo mestruale, che può diventare assente, irregolare o scarso, irritabilità, sono questi i sintomi principali per una diagnosi certa e reale.

Tuttavia, la diagnosi dell’ovaio policistico non può essere solo clinica, ma si può avvalere anche di alcuni esami.

E’ necessario ricorrere a un dosaggio ormonale e ecografia. I primi sono eseguiti attraverso un prelievo e un esame del sangue, per valutare il livello ematico di androgeni, la seconda, un’ecografia transvaginale, che serve per visualizzare l’aspetto delle ovaie e le loro dimensioni.

La sindrome delle ovaie policistiche è una delle principali cause dell’infertilità femminile, a causa dei livelli anomali di FSH, LH, prolattina e testosterone causati da questa patologia.

l’eccesso di insulina possa essere una delle cause prevalenti della sindrome delle ovaie policistiche determinando un aumento della produzione di androgeni e interferendo, in questo modo, con la capacità di ovulare. Si è evidenziato, inoltre, come questa patologia sia riscontrata prevalentemente in donne con un basso grado di infiammazione. Questa condizione ha come conseguenza la stimolazione nella produzione di androgeni. Su questa patologia, inoltre, influisce anche il fattore ereditario: dal punto di vista statistico, infatti, una rilevante percentuale di donne affette da PCOS ha una storia familiare connessa a questa patologia.

Una volta effettuata la diagnosi, qualora non sussistano problematiche rilevanti, non è necessario alcun trattamento terapeutico, ma è necessario regolarizzare il proprio stile di vita, ad esempio prediligendo alimenti a basso contenuto di zuccheri. Qualora, invece, si rilevi una connessione fra la diagnosi e la persistenza di rilevanti problemi di salute, il primo passo è generalmente diretto ad affrontare i singoli sintomi che si sono venuti a manifestare nel corso del tempo. Innanzitutto, qualora venga riscontrata amenorrea od oligomenorrea, appare opportuno un trattamento farmacologico con somministrazione di estrogeni e progestinici, che possano consentire una diminuzione degli androgeni. In alcuni casi, soprattutto qualora vengano riscontrati elevati livelli di glucosio, il medico può prescrivere anche la metformina – utilizzata generalmente per il diabete di tipo 2 -, che può comportare effetti positivi sulla regolarità delle mestruazioni. Qualora la sindrome delle ovaie policistiche sia correlata ad una difficoltà nel rimanere incinta, il medico può ritenere opportuno un trattamento farmacologico a base di FSH e LH a supporto dell’ovulazione.