Emicrania e cervicale, una speranza da una nuova terapia chirurgica

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 14 Feb 2020 alle ore 6:00am

All’Università di Genova i ricercatori hanno studiato dei metodi chirurgici mini-invasivi per combattere due grandi nemici: l’emicrania e la cervicale, ovvero le cefalee muscolo-tensive. Si tratta di due patologie estremamente comuni e molto invalidanti per chi ne è affetto. Caratterizzate da dolore pulsante e continuativo, localizzato o generalizzato a tutta la testa, con eventuali irradiazioni a collo, spalle e braccia, con presenza di nausea o vomito, fastidio alla luce, suoni, odori e al movimento. I pazienti più colpiti sono costretti ad assumere notevoli quantità di medicinali antidolorifici con effetti collaterali anche sgradevoli.

Recenti studi bastai sull’insorgenza dell’emicrania e delle cefalee muscolo-tensive hanno confermato che queste, in molti casi, sono strettamente legate all’irritazione di alcuni nervi superficiali, localizzati a livello della fronte o dello scalpo, compressi da piccoli vasi o muscoli circostanti, e che questi “punti scatenanti” (chiamati trigger points) possano essere eliminati mediante un intervento chirurgico mini-invasivo.

Il Prof. Edoardo Raposio, ha creato e coordinato un gruppo di lavoro dedicato a tali metodi, attualmente attivo presso la Clinica di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva dell’Ospedale San Martino di Genova; primo Centro del Sistema Sanitario Nazionale in Italia ad effettuare, con un elevato grado di successo, tali terapie, fra i primi in Europa per casistica e produttività scientifica.

Tecniche, che vengono effettuate in anestesia locale con sedazione, senza dolore, e consistono nella liberazione mini-invasiva di alcuni nervi, l’irritazione dei quali causa l’insorgenza degli attacchi. Le principali terminazioni nervose interessate possono essere localizzate, a seconda dei casi ed in ordine di frequenza, nella zona occipitale od alla base del collo (a scatenare la cosiddetta “cervicale”), nelle regioni temporali (in corrispondenza delle tempie), e/o nella regione frontale (di solito in prossimità delle sopracciglia).

È stato ampiamente dimostrato come, in oltre l’80% dei pazienti affetti da cefalea muscolo-tensiva o emicrania, la liberazione mini-invasiva di questi nervi determini la completa remissione dei sintomi o una diminuzione significativa del numero, della durata e dell’intensità degli attacchi. La decompressione chirurgica di questi nervi è effettuata mediante nuove tecniche minimamente invasive, utilizzando una piccola incisione cutanea per l’accesso chirurgico, al fine di ridurre l’invasività dei metodi fino a oggi utilizzati, e limitando anche la piccola cicatrice derivante dall’intervento in zone nascoste dai capelli.

L’intervento che dura circa un’ora e si effettua in day hospital ed è indicato quando l’emicrania o la cefalea sono farmaco-resistenti, oppure quando la terapia farmacologica causa effetti collaterali così importanti da renderla poco sopportabile ai pazienti trattati; non sono invece risolvibili le cefalee a grappolo o le cefalee secondarie ad altre patologie.