Festival di Berlino, 3 film italiani per raccontare purificazione, erotismo e inquinamento

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 25 Feb 2020 alle ore 7:54am

Sono 3 i film italiani in programma alla 70ma Berlinale, collocati nelle sezioni Panorama, Forum e Settimana della Critica. Parliamo rispettivamente di “Semina il vento” di Danilo Caputo, “La casa dell’amore” di Luca Ferri e “Faith” di Valentina Pedicini.

Un film di finzione, il primo, e due documentari gli altri due, tutti in première mondiale, e tutti realizzati da cineasti giovani. Il che non significa, naturalmente, che il loro sguardo sia deficitario di maturità o della capacità di far riflettere.

Andando in ordine di ‘apparizione’ sugli schermi berlinesi, il secondo lungometraggio del tarantino Danilo Caputo, classe 1984, traduce in romanzo di formazione lo speciale rapporto fra una giovane studentessa di agraria e la natura, mentre mette sotto processo il tragico stato d’inquinamento ambientale e politico in cui versa la sua terra. A soli 10 km dalla sua abitazione, si erge il più grande polo siderurgico d’Europa, chiaramente l’Ilva, di perenne e triste attualità. Non volendo tuttavia ‘puntare il dito’ in maniera qualunquista contro le svariate forme di ecomafia che avvelenano il territorio, Caputo ha scelto una strada obliqua, quella dell’inquinamento mentale, che a suo avviso è all’origine di ogni tossicità.

Di purificazioni più metafisiche trattano invece sia “La casa dell’amore” che “Faith”. Se il primo elabora la purificazione dal superfluo mentre dissoda le disfunzioni del pregiudizio, il secondo si mette in osservazione di come questa sia perseguita da una comunità di cristiani integralisti che praticano le arti marziali chiamati ‘Monaci Guerrieri’. Capitolo conclusivo di una trilogia definita ‘domestica’ perché composta da lavori girati all’interno di spazi domestici, “La casa dell’amore” che mette al centro dell’obiettivo la figura della transessuale milanese Bianca Dolce Miele; residente in un’abitazione senza luci artificiali ma illuminata solo a candele, la cui protagonista si guadagna da vivere come prostituta nelle forme più creative possibili, (di)mostrando un corpo mai servile ma ‘al servizio’ dell’amore.