marzo 11th, 2020

“Il Coronavirus è pandemia”, questa la definizione dell’Oms

Pubblicato il 11 Mar 2020 alle 8:23pm

“Un nuovo virus che si diffonde in tutto il mondo e contro il quale la maggioranza degli uomini non ha difese immunitarie”. Questa è la definizione di pandemia, data dall’Organizzazione Mondiale della Salute per il coronavirus. L’Organizzazione di Ginevra lo ha dichiarato ammettendo un’evidenza che era sotto gli occhi di tutti ormai da diversi giorni: i contagi sono diffusi in ogni continente a eccezione dell’Antartide.

I paesi colpiti 114 su un totale di 193, soprattutto nell’emisfero nord. Da dicembre 2019, il coronavirus ha causato oltre 118 mila contagi e 4.200 vittime. Ora l’Oms avrà la facoltà di emanare direttive e inviare équipe nelle nazioni più colpite (nel rispetto della sovranità), come ha già fatto in Cina, Italia e Iran. Potrà anche prendere nuove misure per fronteggiare il diffondersi ulteriormente della pandemia, attraverso l’invio ai paesi più colpiti di presidi sanitari, come ad esempio le mascherine.

A convincere l’Oms è stata la curva crescente non più in un numero limitato di paesi (Cina fino a qualche giorno fa, poi Italia, Iran e Corea del Sud), e intera Europa e America che – tra dichiarazioni al limite dell’irresponsabile del presidente Donald Trump e difficoltà tecniche nel distribuire ed effettuare i test – non sembra preparata ad affrontare un’eventuale ondata di contagi. “Ci sono Paesi che non stanno facendo abbastanza per arginare l’epidemia” aveva già avvertito una settimana fa Ghebreyesus. La dichiarazione di pandemia oggi servirà all’Oms anche per avere voce in capitolo verso i Paesi “inadempienti”: fra loro Stati Uniti.

Coronavirus, il farmaco della speranza arriva da Napoli. Funziona in 24/48H permettendo di estubare i malati

Pubblicato il 11 Mar 2020 alle 11:59am

Si chiama Tocilizumab, è un farmaco che in genere viene somministrato per trattare l’artrite reumatoide, contrastare gli effetti collaterali di alcuni farmaci immunoterapici. Questo farmaco dà però, qualche speranza anche nella lotta al coronavirus. A darne notizia, dopo averlo utilizzato su alcuni pazienti, gli ospedali Pascale e Cotugno di Napoli. (altro…)

Il metodo che ritarda la menopausa

Pubblicato il 11 Mar 2020 alle 8:36am

Esiste un metodo per ritardare la menopausa e si chiama sistema Fishel. Il professor Simon Fishel, uno dei pionieri della fecondazione in vitro, è il creatore di questo sistema. Il medico sostiene che questo procedimento aumenti le possibilità di avere un figlio in tarda età, oltre a contrastare gli effetti sulla salute che si hanno durante la menopausa, come l’aumento del rischio cardiovascolare e la demineralizzazione delle ossa che può portare all’osteoporosi.

Ma come funziona? Il metodo per ritardare la menopausa prevede l’asportazione chirurgica di una piccola porzione di una ovaia. Successivamente viene diviso in piccole striscioline e congelato. Dopodiché possono essere innestate all’interno del corpo, in genere vicino alle tube di Falloppio se vuole avere un figlio o sotto le ascelle se si vuole rallentare lo sviluppo della menopausa. Secondo il professor Fishel prima ci si sottopone a questa procedura, e più importanti saranno i benefici, perché ci saranno più ovuli e l’ovaio conterrà più ormoni.

Anche se il trattamento per ritardare la menopausa è ancora sperimentale, è già stato utilizzato con successo per aiutare le donne che rischiano di perdere la funzione ovarica dopo le cure contro il cancro.

Il problema sorge poi, quando delle donne sane decidono di sottoporsi a un intervento chirurgico di cui non avrebbero alcun bisogno nella speranza di preservare la propria fertilità con lo scopo di ritardare la menopausa.

Esistono delle terapie per alleviare i sintomi della menopausa, anche se non tutte le donne lo sanno o vogliono ricorrervi. La terapia più usata è quella ormonale sostitutiva, che risolve la maggior parte dei sintomi, soprattutto le vampate di calore e la sudorazione notturna, anche se non è raccomandabile a tutte le donne. Ma non si tratta di ritardare la menopausa, ma di un sistema per vivere questa fase della vita in modo più sereno. Oppure:

– mangiare in modo sano e bilanciato, stando attente al calcio che è necessario per rinforzare le ossa e proteggere il cuore; – fare attività fisica regolare e moderata, per tenere sotto controllo ansia e stress e per difendersi dalle malattie cardiovascolari; – smettere di fumare; – limitare il consumo di alcolici per ridurre le vampate di calore.

Quali sono i principali sintomi della menopausa? I sintomi della menopausa possono cambiare da donna a donna. I principali però sono:

– vampate di calore, – sudorazioni improvvise, – tachicardia, – insonnia, – repentini cambiamenti d’umore, – ansia, – depressione, – modificazioni della libido, – difficoltà alla concentrazione.

Successivamente si può sviluppare anche l’osteoporosi e l’aumento del rischio cardio vascolare. Vi è inoltre una ridistribuzione del grasso corporeo, con modificazioni dell’aspetto fisico e una tendenza all’aumento del peso ponderale.

Coronavirus, quali sono i sintomi e come comportarsi

Pubblicato il 11 Mar 2020 alle 7:14am

Con il decreto firmato dal premier Conte nella serata del 9 marzo 2020, vengono estese le restrizioni previste per le zone arancioni a tutto il territorio nazionale fino al prossimo 3 aprile. Gli spostamenti sono vietati se non per comprovate necessità di lavoro o di salute ed è fondamentale seguire le raccomandazioni dei medici e dello stesso Conte: stare a casa per evitare di contagiarsi e contagiare gli altri. Anche per riconoscere subito i primi sintomi della malattia e riuscire a seguire l’iter necessario come indicato da un vademecum rilasciato dall’Istituto Superiore di Sanità.

Si tratta di 8 punti nati per rispondere alle domande che in molti si chiedono in queste ore: come riconoscere i sintomi del coronavirus, cosa fare in caso di febbre, chi chiamare e come spostarsi. Informazioni forse banali, ma che chiaramente non tutti hanno ancora ben compreso e che quindi è giusto riportare in un documento di facile comprensione. Ebbene, ve li riportiamo qui di seguito, come da vademecum stilato dall’Istituto Superiore di Sanità:

1. Quali sono i sintomi a cui devo fare attenzione?

Febbre e sintomi simil-influenzali come tosse, mal di gola, respiro corto, dolore ai muscoli, stanchezza sono segnali di una possibile infezione da nuovo coronavirus.

2. Ho febbre e/o sintomi influenzali, cosa devo fare?

Se negli ultimi 14 giorni sei stato a stretto contatto con una persona infetta da COVID-19 o sei stato in un’area a rischio oppure hai lavorato in una struttura sanitaria con pazienti COVID-19, resta in casa e chiama il medico di famiglia, il pediatra o la guardia medica.

3. Dopo quanto tempo devo chiamare il medico?

Subito. Se ritieni di essere contagiato, chiama appena avverti i sintomi di infezione respiratoria, spiegando i sintomi e i contatti a rischio.

4. Non riesco a contattare il mio medico di famiglia, cosa devo fare?

Chiama uno dei numeri di emergenza indicati sul sito www.salute.gov.it/nuovocoronavirus

5. Posso andare direttamente al pronto soccorso o dal mio medico di famiglia?

No. Se accedi al pronto soccorso o vai in un ambulatorio senza prima averlo concordato con il medico potresti contagiare altre persone.

6. Come posso proteggere i miei familiari?

Segui sempre i comportamenti di igiene personale (lavati regolarmente le mani con acqua e sapone o usa un gel a base alcolica) e mantieni pulito l’ambiente. Se pensi di essere infetto indossa una mascherina chirurgica, resta a distanza dai tuoi familiari e disinfetta spesso gli oggetti di uso comune.

7. Dove posso fare il test?

I test vengono eseguiti unicamente in laboratori del Servizio Sanitario Nazionale selezionati. Se il tuo medico ritiene che sia necessario un test ti fornirà indicazioni su come procedere.

8. Dove trovo altre informazioni attendibili?

Cinema, Coronavirus: i peggiori incassi di sempre -79%

Pubblicato il 11 Mar 2020 alle 7:03am

Il peggior incasso di sempre per il cinema italiano: solo 439.515 mila euro nel weekend appena trascorso, con un -79% rispetto al precedente già disastroso (-65%), a sua volta già drammatico sul precedente (-44%). Ed è anche l’ultimo fino a nuovo ordine visto che dall’8 marzo i cinema sono chiusi per disposizioni ministeriali a causa del contagio da coronavirus.

Dal Cinetel si confermano oltre ai dati incassi anche il record negativo storico. Al primo posto è ‘Volevo Nascondermi’, il film di Giorgio Diritti sul pittore Ligabue per il quale Elio Germano ha vinto l’Orso d’argento a Berlino: 90.532 mila euro nel weekend, con oltre 14mila presenze in 204 sale.

La ricerca della gravidanza e le terapie per la fertilità al tempo del Coronavirus

Pubblicato il 11 Mar 2020 alle 6:04am

. Il dottor Mario Mignini Renzini – professore a contratto presso la Scuola di Specializzazione in Ginecologia e Ostetricia dell’Università di Milano-Bicocca; referente medico per gli aspetti clinici dei centri Eugin in Italia e responsabile del Centro di Procreazione Medicalmente Assistita della Casa di Cura La Madonnina di Milano, parte del Gruppo San Donato – ci racconta la sua esperienza con coppie e donne in cerca di gravidanza e donne in fase di allattamento.

. Vediamo con lui i quesiti più frequenti e le evidenze scientifiche su maternità e coronavirus.

“Dottore, io e mio marito stavamo seriamente pensando ad una gravidanza. Vista la diffusione del coronavirus nel nostro Paese, non è forse meglio rimandare…?” e ancora: “Dottore, con mio marito eravamo in procinto di eseguire la fecondazione assistita, ma visto il periodo, non è meglio aspettare qualche mese?”.

Queste sono le tipiche domande che i ginecologi ricevono in questo periodo, in cui tutte le nostre azioni quotidiane e i nostri programmi vengono rivisti alla luce di una nuova presenza: il coronavirus. In particolare, le donne in procinto di ottenere una gravidanza, ma anche quelle gravide e quelle in fase di allattamento, sono seriamente preoccupate circa i possibili effetti di un’infezione da coronavirus sulla propria salute e su quella del bebè.

Donne alla ricerca di gravidanza

“Da quando si è avuta la percezione che il coronavirus non è più un problema lontano, che riguarda solo i paesi asiatici, ricevo numerose richieste di consulti da pazienti che desiderano sapere se interrompere la ricerca di una gravidanza e attendere un momento più tranquillo per riprovarci. Questo mi accade sia con pazienti fertili, che stanno quindi provando a concepire in maniera naturale, sia con pazienti infertili che stanno seguendo un percorso di procreazione medicalmente assistita (PMA)” spiega il dottor Mignini Renzini. “Innanzitutto, è importante precisare che qualsiasi sia il metodo di concepimento, i comportamenti da tenere e le precauzioni sono gli stessi. Presso la Clinica Eugin, dove eseguiamo trattamenti di fecondazione omologa ed eterologa, proviamo a confortare le coppie e raccomandiamo loro di adottare scrupolosamente le norme e misure dettate dalle Istituzioni allo scopo di prevenire il contagio. Per quel che riguarda poi l’aspetto riproduttivo, non sono presenti ad oggi evidenze circa la possibile trasmissione del virus attraverso gli ovociti o il liquido seminale. Quindi, da un punto di vista laboratoristico, l’impiego dei gameti dei coniugi o di donatore/donatrice nei trattamenti di fecondazione assistita risulta essere sicuro esattamente come alcune settimane fa, prima dell’avvento del virus”.

Donne in dolce attesa

La preoccupazione principale di tutte le pazienti in gravidanza è quella di poter trasmettere – in caso di positività – il virus al feto. Gli studi riguardanti la trasmissione verticale del virus – ossia dalla madre al feto – non sono ancora del tutto conclusi, ma sono indicativi di assenza di passaggio transplacentare del SARS-CoV-2, la sigla corretta che indica il coronavirus di cui tanto si parla. Si può pertanto al momento propendere per assenza di embriopatie legate all’infezione in corso di gravidanza. Un recentissimo studio condotto in Cina e pubblicato su The Lancet1, riporta i primi 19 casi di donne in gravidanza e neonati da madri con sintomatologia clinica da COVID-19 e sappiamo che il virus non è stato rilevato nel liquido amniotico o nel sangue neonatale prelevato da cordone ombelicale. Ne è recente conferma anche il caso del neonato di Piacenza nato negativo da madre positiva. Un ulteriore studio pubblicato da The Lancet nel Vol. 395 del 7 marzo 20203 afferma che nei due casi di infezione neonatale verificatisi in Cina – registrati 17 giorni e 36 ore dopo la nascita – vi è stato, rispettivamente, nel primo caso un contatto diretto con persone positive al coronavirus (la madre e la caposala del reparto maternità), mentre nel secondo caso un contatto diretto non può essere escluso. Al contempo, lo studio rileva che non vi è al momento evidenza di trasmissione verticale da mamma a bambino. “In ogni caso, le donne in gravidanza sono considerate una popolazione suscettibile di infezioni respiratorie virali, anche per quanto riguarda la semplice influenza stagionale. Per questa ragione il consiglio, sia per loro sia per le persone che vivono a loro stretto contatto, è quello di seguire il più scrupolosamente possibile il Decalogo Coronavirus emanato dal Ministero della Salute e le norme dettate dal buonsenso: lavandosi e disinfettandosi spesso le mani, evitando il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute, evitando viaggi, a meno che non sia strettamente necessario, evitando di frequentare luoghi affollati. Anche in questo caso, che la gravidanza si sia ottenuta con metodi naturali o mediante procreazione assistita, i comportamenti da tenere sono esattamente gli stessi” spiega il dottor Mignini Renzini.

Donne che allattano

Le preoccupazioni legate alla possibilità di contagio non terminano con la nascita del bambino, ma continuano durante l’allattamento. Non vi sono al momento evidenze di trasmissibilità del virus attraverso il latte materno e il virus non è stato rilevato già nel latte raccolto dopo la prima poppata – detto colostro – delle donne affette.4 Di conseguenza – date le informazioni scientifiche attualmente disponibili e il notevole ruolo protettivo del latte materno – gli specialisti ritengono che, nel caso di donna con sospetta o confermata infezione da coronavirus, se le condizioni cliniche lo consentono e nel rispetto del suo desiderio, l’allattamento possa essere avviato e mantenuto direttamente al seno o con biberon. La cosa fondamentale, durante l’allattamento, è ovviamente la protezione del neonato dal possibile contagio. Per ridurre il rischio di trasmissione al bambino, si raccomandano l’adozione delle procedure preventive come l’igiene delle mani e l’uso, durante la poppata, di dispositivi di protezione come mascherina e guanti in lattice usa e getta, secondo le raccomandazioni del Ministero della Salute. Nel caso in cui madre e bambino debbano essere temporaneamente separati, è possibile aiutare la madre a mantenere la produzione di latte attraverso tiralatte, che dovrà essere effettuata seguendo le stesse indicazioni igieniche, e la somministrazione al bambino attraverso biberon. In caso di positività al virus, sarà il curante a valutare eventuali controindicazioni all’allattamento derivanti da terapie farmacologiche in atto, sebbene al momento la terapia per i pazienti affetti da coronavirus non si basi in primis sulla prescrizione di farmaci. “Fortunatamente viviamo in un Paese dotato di un Sistema Sanitario che rappresenta un’eccellenza a livello internazionale e che ha risposto in maniera pronta, competente ed efficace a questa nuova sfida che ci si impone. Confidiamo nel fatto che a breve questo periodo di emergenza, sebbene stia richiedendo un importante sacrificio a tutti i livelli, possa diventare un lontano ricordo per i nostri pazienti”. Conclude il dottor Mario Mignini Renzini.