marzo 17th, 2020

Coronavirus, il farmaco di Napoli, può evitare l’intubazione se assunto in via preventiva

Pubblicato il 17 Mar 2020 alle 12:22pm

Il farmaco utilizzato a Napoli, contro il coronavirus sembra essere il più promettente in assoluto a livello nazionale o forse anche internazionale.

Buone notizie arriva a distanza di giorni dal trattamento. Anche se il farmaco sembra agire bene nel giro di 24/48h dalla sua somministrazione.

Sono 11 i pazienti trattati all’ospedale partenopeo, positivi al test del Covid-19, con il farmaco anti-artrite, il tocilizumab, su cui si concentrano le speranze di tutti gli altri anche.

Di questi, 7 erano intubati, mentre ad altri 3 malati il farmaco è stato somministrato a pazienti non intubati. E l’andamento della terapia sembra far capire che, se usato tempestivamente, il farmaco potrebbe evitare l’intubazione in terapia intensiva.

A rivelarlo, in un’intervista alla Verità, il dottore Paolo Ascierto, direttore dell’Unità di oncologia dell’Istituto tumori Irccs Fondazione Pascale di Napoli. Infatti, spiega l’esperto, dei 7 pazienti intubati che sono stati trattati con il farmaco, “tre hanno avuto un miglioramento, di cui uno importante: la tac ha mostrato un’ importante riduzione della polmonite e potrebbe essere presto estubato. Degli altri quattro, tre sono stabili, mentre purtroppo uno è morto dopo poche ore dalla somministrazione del farmaco”. Tra i malati non intubati, invece, due “sabato hanno avuto miglioramenti importanti: uno ha anche tolto l’ ossigeno, l’altro è stazionario e ripete il trattamento”.

I casi mostrano che “un trattamento fatto prima evita, praticamente, al paziente di andare in terapia intensiva”. E, secondo Ascierto, “tutte le informazioni che abbiamo dagli altri centri vanno in questa direzione. I pazienti in terapia subintensiva sono quelli che potrebbero avere vantaggi maggiori ed evitare l’intensiva”. Era già la teoria portata avanti dai cinesi, che ora sembra confermarsi con i dati italiani, che arrivano attualmente da 600 pazienti trattati con tocilizumab su tutto il territorio nazionale: “Tra i dati molto interessanti- spiega l’esperto- ci sono quelli di Fano-Pesaro, ove su 11 pazienti trattati otto hanno avuto un miglioramento. All’ospedale di Padova Sud, su sei pazienti trattati, i primi dati di due mostrano un miglioramento importante dopo 24 ore”.

L’idea della somministrazione del farmaco contro l’artrite è arrivata “quando abbiamo fatto un brain storming in Istituto”: a quel punto, i medici che lavorano con Ascierto hanno “contattato i nostri colleghi cinesi, dato che c’è una partnership tra l’ istituto e la Cina. Ci hanno detto che era un’ottima idea: l’avevano usato su 21 pazienti e 20 di loro avevano avuto miglioramenti in 24-48 ore. Questo è stato lo studio che ci ha aperto la strada. Poche ore dopo eravamo all’ azienda dei Colli per decidere sui primi due pazienti da trattare”.

La sperimentazione non è ancora partita, ma l’esperto assicura che inizierà a giorni, “grazie a un protocollo già presentato ad Aifa”. Nel frattempo, però, continua la somministrazione “off label, cioè fuori indicazione, visto i risultati promettenti che abbiamo avuto”. Il farmaco viene usato “one shot”, cioè in un solo trattamento, ripetibile al massimo una seconda volta dopo 12 ore e basta.

Se i dati relativi al farmaco contro l’artrite venissero confermati, dimostrandone l’efficacia contro il coronavirus, la battaglia al Covid-19 si potrebbe spostare dalle terapie intensive, già allo stremo per la presenza dei numerosi pazienti. La Roche che lo produce lo mette a disposizione di tutti gli ospedali italiani.

Sesta malattia, come si cura

Pubblicato il 17 Mar 2020 alle 8:11am

Si chiama Sesta malattia, o esantema critico, esantema subitum, febbre dei tre giorni, roseola o roseola infantum. (altro…)

Coronavirus, l’Olanda pronta a sperimentare il farmaco che lo neutralizza

Pubblicato il 17 Mar 2020 alle 6:59am

Una speranza di cura arriva anche dall’Olanda per il coronavirus. Sembrerebbe essere pronto il primo farmaco specializzato per aggredirlo. E’ un anticorpo monoclonale, specializzato nel riconoscere la proteina, che il virus utilizza per aggredire le cellule respiratorie umane. La ricerca stata pubblicata sul sito BioRxiv dal gruppo dell’Università olandese di Utrecht guidato da Chunyan Wang. I ricercatori hanno detto alla Bbc che saranno necessari mesi prima che il farmaco sia disponibile perché dovrà essere sperimentato per avere le risposte su sicurezza ed efficacia.

Legandosi alla proteina “spike”, che si trova sulla superficie del coronavirus Sars-CoV-2, l’anticorpo monoclonale le impedisce di agganciare le cellule e in questo modo rende impossibile al virus di penetrare al loro interno per replicarsi. Per questo motivo i ricercatori sono convinti che l’anticorpo ha delle potenzialità importanti “per il trattamento e la prevenzione della Covid-19”.

Al momento gli unici farmaci utilizzati sono stati sintetizzati per curare altre malattie, ad esempio l’antireumatico come il farmaco utilizzato a Napoli che da’ effetti incoraggianti in 24/48H e quelli anti-Aids. Si è lavorato intanto su più fronti, dalla possibilità di utilizzare il plasma delle persone guarite all’uso sperimentale di farmaci nati per altre malattie, come nel caso dell’Italia.

Calli dei piedi: per la scienza, utili

Pubblicato il 17 Mar 2020 alle 6:48am

I piedi sono le aree del corpo più colpite dai calli. Di solito si cerca di toglierli, o da soli o con l’aiuto di una estetista, pedicurista. Ora però uno studio recente, condotto dall’Università di Harvard sostiene che i calli in realtà sono molto utili. Questi ispessimenti sarebbero in grado di proteggere la pianta del piede senza comprometterne sensibilità e andatura. Lo studio in questione è stato pubblicato su Nature.

I calli, in pratica, secondo la ricerca in oggetto, garantirebbero una maggiore aderenza e protezione anche su terreni disconnessi. Si formano sui piedi di chi è solito camminare scalzo. Al contrario le scarpe con suola ammortizzata riducono la sensibilità e alterano la forza trasmessa dai piedi alle articolazioni.

In molti hanno sostenuto nel tempo che i calli riducessero la sensibilità tattile del piede. L’esame in questione ha invece dimostrato che lo spessore del callo non altera affatto la sensibilità dei nervi sulla pianta dei piedi. Di conseguenza le calzature con hanno suole più sottili, rigide e non ammortizzate potrebbero essere le migliori per le articolazioni, a differenza di quello che si sostiene da molte parti.

I ricercatori su sono basati su quattro modelli, 31 persone (10 uomini e 21 donne) che soffrono di osteoartrite alle ginocchia, rilevando a sorpresa, che le migliori performance erano proprio quelle di scarpe da ginnastica e infradito. Questo perché sono anche il tipo di calzature che più si avvicinano al piede nudo, il miglior modo di camminare senza sforzare le ginocchia. Basse, senza tacco e flessibili, al contrario degli altri due modelli esaminati.