Coronavirus, “polmonite la punta dell’iceberg, in casi più gravi è anche l’esistenza di tromboembolie”

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 13 Apr 2020 alle ore 7:18am

Alberto Zangrillo, direttore delle Unità di anestesia e rianimazione generale e cardio-toraco-vascolare dell’ospedale San Raffaele di Milano tiene a precisare… “la polmonite è solo l’aspetto più evidente dei casi gravi che giungono in terapia intensiva. E’ una costante, non vi è malato che non ce l’abbia”. Però, prosegue, “nel mio istituto abbiamo eseguito Tac total body a ogni singolo paziente e quello che stiamo vedendo è una tempesta infiammatoria, che ha come target non solo il polmone ma anche tutta un’altra serie di organi e apparati. Soprattutto l’endotelio, la parte interna dei vasi”.

“Vediamo inoltre in una percentuale significativa di casi – sottolinea Zangrillo – che esiste evidenza di manifestazioni tromboemboliche che peggiorano il quadro. Non è infatti da oggi che diciamo che non ci troviamo di fronte alla classica polmonite, ma a qualcosa di più complesso e differente, molto più sistemico”.

E’ dello stesso avviso anche Luciano Gattinoni, decano dei rianimatori italiani, secondo cui Covid-19 è “una malattia sistemica che ha la massima espressione nel polmone. E colpisce prima di tutto i vasi e poi – e meno – la parte alveolare”.

Sta emergendo, prosegue Zangrillo, “che fin da oggi, ma soprattutto in futuro, dovremo individuare le persone che appartengono a categorie a rischio e quando manifestano i primi sintomi essere pronti a somministrare un’adeguata profilassi: probabilmente questa comprenderà anche farmaci antiaggreganti”, come l’enoxaparina, “oltre ai classici antivirali e antipiretici”.

“Ormai sono chiare le caratteristiche della popolazione più esposta – spiega Zangrillo – Sono in particolare gli ultra 65enni, ipertesi e sovrappeso. E’ questo un pattern classico. E dovremmo cercare di individuare e prendere in carico queste persone”.

Quanto agli anziani, “senza voler incolpare nessuno – ragiona lo specialista – c’è stato forse un difetto di coordinamento a livello territoriale. Queste persone, quando arrivano in pronto soccorso in una situazione in cui sono già allo stremo, bisogna sottoporle a terapie invasive come la ventilazione meccanica ed è indubbio che è tollerata molto più difficilmente da un soggetto anziano. Quindi, non è che si fa una scelta su chi curare, non facciamo alcuna discriminazione anagrafica. Cerchiamo di proteggere le popolazioni più fragili. Questa è una garanzia. Prendiamo in carico gli anziani a domicilio, iniziamo a capire che una corretta terapia domiciliare è fondamentale”.

Anche il virologo dell’università Statale di Milano, Pasquale Ferrante, direttore sanitario di un ospedale del capoluogo lombardo in prima linea nell’emergenza coronavirus, l’Istituto clinico Città Studi (Iccs), fa notare come Covid-19 rompa gli schemi dei tradizionali approcci terapeutici usati finora nella lotta al virus. L’esperto passa in rassegna gli approcci che vengono messi in campo a seconda del tipo di paziente che ci si trova davanti e dello stadio in cui si trova, citando “l’enoxaparina, che viene somministrata per combattere la microembolia polmonare nell’ambito del processo infiammatorio-degenerativo dei polmoni. Cerchiamo di usare il tutto ‘cum grano salis'”, assicura.