maggio 11th, 2020

In Italia, 9,8 milioni di donne occupate, metà sono mamme

Pubblicato il 11 Mag 2020 alle 7:45am

Su 9 milioni 872.000 di donne occupate in Italia, “circa 5,4 milioni sono mamme, e 3 milioni di loro, hanno almeno un figlio con meno di 15 anni”.

Nell’emergenza Covid-19 lo ‘smart working’ avrebbe potuto servire ad aiutarle… a conciliare lavoro, casa e figli, famiglia, soprattutto a causa della chiusura della scuola.

Circa, infatti, la metà (51,1%), svolge un impiego che potrebbe essere organizzato in modo ‘agile’. Lo dice ricerca condotta dalla Fondazione studi dei consulenti del lavoro, diffusa alla vigilia della Festa della mamma.

Le donne occupate con figli “costituiscono il 54,3%” dell’intera platea di occupati, quelle con prole di età inferiore ai 15 anni ne rappresentano, invece, il 30%.

Società Italiana di Cardiologia denuncia che la pandemia ha messo in crisi il sistema sanitario che la mortalità per infarto è triplicata

Pubblicato il 11 Mag 2020 alle 6:44am

Secondo quanto dichiara la Società Italiana di Cardiologia, la mortalità per infarto e’ triplicata nel periodo di emergenza sanitaria da Coronavirus, passando, di fatto, dal 4.1% al 13.7% a causa della mancanza di cure (la riduzione dei ricoveri e’ stata del 60%) o dei ritardi (i tempi sono aumentati del 39%), causati dalla paura del contagio.

“Se questa tendenza dovesse persistere e la rete cardiologica non sarà ripristinata, ora che è passata questa prima fase di emergenza, avremo più morti per infarto che di Covid-19”: e’ il grido d’allarme della Società Italiana di Cardiologia (SIC), lanciato dal suo presidente, Ciro Indolfi, Ordinario di Cardiologia Università Magna Graecia di Catanzaro, a seguito di uno studio nazionale in 54 ospedali che ha rilevato un forte aumento delle morti per infarto, con valori triplicati. “L’organizzazione degli Ospedali e del 118 in questa fase è stata dedicata quasi esclusivamente al Covid-19 – spiega – e molti reparti cardiologici sono stati utilizzati per i malati infettivi e per timore del contagio i pazienti ritardano l’accesso e arrivano in condizioni sempre più gravi, con complicazioni, che rendono molto meno efficaci le cure salvavita come l’angioplastica primaria. Se questa tendenza dovesse persistere e a rete cardiologica non sarà ripristinata, ora che è passata questa prima fase di emergenza, avremo più morti per infarto che di Covid-19”.

“Il calo più evidente ha riguardato gli infarti con occlusione parziale della coronaria ma è stato osservato anche in ben il 26,5% dei pazienti con una forma più grave d’infarto – afferma Salvatore De Rosa, coautore dello studio – La riduzione dei ricoveri per infarto è stata maggiore nelle donne rispetto agli uomini e non solo i pazienti con infarto si sono ricoverati meno ma quelli che lo hanno fatto si sono ricoverati più tardi” Nonostante la pandemia Covid 19 si sia concentrata nel Nord Italia, la riduzione dei ricoveri per infarto è stata registrata in modo omogeneo in tutto il Paese: Nord e Sud 52,1% e 59,3% al Centro. “Una riduzione simile a quella dei ricoveri per infarto è stata registrata anche per lo scompenso cardiaco, con un calo del 47% nel periodo Covid rispetto al precedente anno – osserva Pasquale Perrone Filardi, Presidente eletto SIC – La riduzione dei ricoveri per scompenso cardiaco è stata simile tra gli uomini e le donne. Una riduzione sostanziale dei ricoveri è stata osservata anche per la fibrillazione atriale con una diminuzione di oltre il 53 % rispetto alla settimana equivalente del 2019, così come è stata registrata una riduzione del 29,4% di ricoveri per malfunzione di pace-makers, defibrillatori impiantabili e per embolia polmonare”.

Hong Kong: risultati positivi arrivano da un tris di farmaci su pazienti non gravi

Pubblicato il 11 Mag 2020 alle 6:07am

Una terapia antivirale di due settimane con un tris di farmaci, iniziata entro una settimana dai primi sintomi, sembra essere sicura ed efficace nel ridurre la diffusione del virus rispetto al solo lopinavir-ritonavir, nei pazienti con malattia di grado lieve o moderata. A dimostrarlo un primo studio randomizzato che ha coinvolto 127 adulti (di età pari o superiore a 18 anni) di sei ospedali pubblici a Hong Kong. I primi risultati, sono stati pubblicati su The Lancet, e non includono casi gravi di Covid-19, e gli autori sottolineano la necessità di studi di fase 3 più ampi per esaminare l’efficacia di una tripla combinazione su pazienti anche critici.

Il studio in questione, suggerisce comunque che la durata della degenza ospedaliera possa essere significativamente più breve nelle persone trattate con tripla combinazione meno di 7 giorni dopo la comparsa dei sintomi, rispetto al solo lopinavir-ritonavir.