maggio 21st, 2020

Milano, reimpiantato dito a bimba di 18 mesi all’ASST Gaetano Pini-CTO

Pubblicato il 21 Mag 2020 alle 5:08pm

L’equipe di Chirurgia della Mano e Microchirurgia Ricostruttiva dell’ASST Gaetano Pini-CTO, diretta dal dott. Pierluigi Tos ha reimpiantato il dito di una bambina di 18 mesi, rimasta ferita durante un gioco in casa con il fratello maggiore. L’operazione, particolarmente complessa perché eseguita su segmenti di tessuto millimetrici data la tenera età della paziente, è avvenuta con successo e la piccola può considerarsi guarita.

L’incidente si è verificato in casa, a Bergamo, a metà aprile, nel pieno della pandemia: un pezzo di vetro ha quasi del tutto amputato il dito medio della piccola intenta a giocare con suo fratello maggiore. Le prime cure sono state prestate dall’ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo che, dopo aver eseguito il tampone, risultato negativo, ha trasferito la piccola all’ASST Gaetano Pini-CTO che Regione Lombardia ha identificato come HUB dedicato all’Ortopedia Traumatologica dove sono eseguiti molti degli interventi di chirurgia della mano urgenti su pazienti provenienti dall’intera regione.

“Il dito medio della mano sinistra – racconta il dott. Tos – appariva subamputato alla base, attaccato per una porzione dorsale. Abbiamo portato d’urgenza la piccola in sala operatoria, dove attraverso l’impiego del Microscopio operatorio abbiamo rivascolarizzato il dito, ripristinando la continuità delle piccole arterie che in un soggetto così piccolo sono meno di metà di un millimetro di diametro. L’intervento, molto delicato il cui esito non è affatto scontato, non è routinario in un bambino di questa età. Nei giorni scorsi ho visitato la piccola paziente che possiamo considerare guarita”.

L’operazione è avvenuta grazie all’impiego della tecnica Microchirurgica che prevede l’uso del microscopio operatorio in grado di ingrandire fino a 40 volte una struttura anatomica, come spiega il dott. Tos, esperto riconosciuto a livello internazionale di questo tipo di tecnica chirurgica: “Le suture sono più sottili di un capello e permettono di connettere vasi e nervi estremamente piccoli e per questo è una tecnica utile sia per la Chirurgia della Mano ma anche per la ricostruzione degli arti”.

L’equipe del dott. Tos, collabora attivamente anche con i reparti di Ortopedia e Traumatologia, di Oncologia e della Mielolesione. Da anni, l’ASST Gaetano Pini-CTO è centro di insegnamento della tecnica microchirurgica con corsi base annuali teorico-pratici tenuti dai migliori specialisti italiani che affiancano l’equipe del dott. Tos.

Cestino in vimini: la borsa ribelle che fa tendenza

Pubblicato il 21 Mag 2020 alle 7:58am

Fanno capolino ormai da un bel po’ sui “social”, spuntano tra le foto delle star e fashion blogger, e sulle maggiori riviste di moda, sembrano dei banali cestini di frutta e verdura ma in realtà sono delle autentiche borse un po’ “borderline”, fuori da gli schemi e anticonformiste!

Fatte di vimini, paglia o rafia sono le nuove protagoniste degli accessori moda 2020, hanno diverse forme squadrate, a secchiello, a pochette o ispirate ai canestrini di una volta. Molte vengono decorate con frange, scritte e varie applicazioni. Impossibile che passino inosservate, hanno uno stile tutto loro e basta portarle con sé in ogni occasione per rendere il look “very chic”!

All’apparenza sembrano provenire da un mercato ortofrutticolo qualunque ma non è così queste borse “porta tutto” hanno una storia, un’affascinate storia che risale alla Parigi degli anni 60′ e 70′.

Sono gli anni di Je t’aime…moi non plus, gli anni della bellissima Jane Birkin un’icona di stile fresco ma soprattutto libero, Jane era una di quelle ragazze anticonvenzionali che brillava di luce propria e che con quella sua luce è stata musa della moda in quelli anni così vivi ma anche così contestati. Fu lei tra le prime a gironzolare per le vie di Parigi con questa borsa inusuale che però riusciva contenere tutto. In ogni occasione era con lei, di giorno con un jeans e una maglietta oppure di sera accanto ad un abito di paillettes, una ribelle contro quelle borse così serie!

Oggi è un “must have” e ci sono modelli per tutte le tasche, le grandi firme ne hanno reinterpretato dei modelli come quella di Hermes, ma le troviamo anche a prezzi più convenienti online e nei negozi. In realtà basta addentrarsi in qualche mercatino per trovarla a pochi euro e originale! Perché la particolarità di questa borsa unica nel suo genere e diversa dalle altre è che trova la sua forza nella sua semplicità e soprattutto in chi la porta con sé!

Oh oui, je t’aime!

di Francesca Curri

Dopo la quarantena, alla riscoperta dei Giardini meravigliosi che abbiamo in Italia

Pubblicato il 21 Mag 2020 alle 7:29am

Dal 4 maggio sono aperti al pubblico i più bei giardini di Italia. Luoghi meravigliosi, eden protetti dove poter restare in contatto con la natura dopo una prolungata e sofferente quarantena da Coronavirus.

Grandi Giardini Italiani, un network che annovera nel proprio circuito alcune proprietà verdi tra le più belle del paese. Tra questi il Parco Pallavicino (Verbania) Giardini Botanici di Villa Taranto (Verbania), Reggia di Venaria Reale (Torino), l’Oasi Zegna (Biella), Villa Olmo (Como), Giardini di Villa Melzi d’Eril (Como), il Vittoriale degli Italiani (Brescia), Parco Comunale Angelo e Lina Nocivelli (Brescia) Villa Cipressi (Lecco), Villa Durazzo Pallavicini (Genova) Parco Storico Villa Serra (Genova), Villa Durazzo (Genova), Parco delle Terme di Levico in Trentino Alto Adige, Giardino Giusti (Verona), Castello di San Pelagio (Padova), Giardino Monumentale di Valsanbizio (Padova), Villa Trissino Marzotto (Vicenza), Giardino Giusti (Verona), Labirinto della Masone (Parma), Villa Imperiale (Pesaro), Palazzo Colonna (Roma), Castello Ruspoli (Viterbo), Fondazione Nicola Del Roscio (Latina), Sacro Bosco di Bomarzo (Viterbo), Le Stanze in fiore di Canalicchio (Catania), Fondazione La Verde La Malfa (Catania).

I giardini sono veri e propri musei da ammirare all’aria aperta, ricchi di storia, tesori artistici e architettonici da conoscere e visitare in sicurezza e tranquillità anche con i propri bambini.

Una terapia anti-stress, dopo il chiuso casalingo, e una rigenerazione naturale per mente e spirito. Un contatto per immergersi nelle bellezze della natura.

Aumento delle crisi epilettiche, disturbi del sonno e sintomi depressivi durante il lockdown delle persone

Pubblicato il 21 Mag 2020 alle 6:47am

In questi mesi di epidemia da Covid -19, esperti hanno rilevato un netto peggioramento delle crisi epilettiche in circa il 20% dei casi, disturbi del sonno nel 46,9% e sintomi depressivi nel 19%. A fotografare tale situazione, la Fondazione Lega Italiana Contro l’Epilessia, su un campione di quasi 1.000 persone (50% con epilessia, 50% non affette da epilessia). Obiettivo della ricerca, verificare lo stato di salute e benessere dei pazienti durante la pandemia di Covid-19.

Durante il periodo di lockdown, e a causa del forzato periodo di isolamento, circa il 40% delle persone affetta da epilessia ha manifestato sintomi, mentre in 2 pazienti su 10 si è verificato un aumento del numero delle crisi. Un problema, quest’ultimo, maggiormente riscontrato nelle persone in poli-farmacoterapia e con scarsa qualità del sonno.

A dirlo è il Prof. Oriano Mecarelli, Dipartimento di Neuroscienze Umane presso La Sapienza di Roma e Presidente LICE.

Nonostante la quasi totalità dei pazienti (il 93%) abbia continuato regolarmente le terapie anche durante il lockdown, ben il 37% del campione ha riferito problemi nella gestione della propria malattia e difficoltà nel follow-up e nell’assistenza medico-sanitaria. Dall’indagine, infatti, emerge che il 38% delle persone affette da epilessia ha riferito di avere in programma un controllo neurologico che cadeva nel periodo di lockdown, ma che nella maggioranza dei casi (96%) non è stato possibile ricevere. La difficoltà di accesso ai farmaci e la necessità di incrementare la terapia sono state le altre due problematiche principali incontrate dai pazienti durante il lockdown.

“Il sondaggio ha confermato la presenza di diverse criticità. Per questo motivo – aggiunge il Dott. Giovanni Assenza, Consigliere MacroArea LICE Lazio-Abruzzo e Coordinatore del Centro per la Diagnosi e Cura dell’Epilessia del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico – si rende necessaria la messa a punto di servizi di telemedicina per garantire un adeguato follow-up dei pazienti, in particolare in questo momento di pandemia. Durante il periodo di lockdown, però, la tecnologia è andata in soccorso ai pazienti. Tra le persone che necessitavano di contattare il neurologo curante, il 71% ha avuto successo: il 43% attraverso sms o WhatsApp, il 25% tramite e-mail e il 31% via telefono. Da questi dati, quindi, si intuisce come lo sviluppo e il potenziamento della telemedicina sia assolutamente necessario. Grazie agli strumenti tecnologici oggi disponibili, infatti, sarebbe possibile assistere a 360° le persone con epilessia, anche in momenti difficili per il Sistema Sanitario come questo.”