Italiani e adozione

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 03 Lug 2020 alle ore 6:38am

Gli italiani hanno un’opinione tutto sommato positiva dell’adozione di bambini. Tanto che la consiglierebbero, come via da prendere in considerazione, a una coppia che è impossibilitata ad averne di suoi.

A pari merito viene, come consiglio, la fecondazione omologa. In via successiva sono consigliati l’affido e la fecondazione eterologa.
L’aspetto interessante è che il consiglio di adottare arriva proprio da chi l’adozione la conosce in modo diretto, grazie ai contatti con persone e famiglie adottive.

L’adozione di bambini gode insomma di una “buona reputazione”.

A rafforzare il quadro positivo verso la scelta di adottare un bambino o una bambina, le reazioni che gli italiani hanno davanti alla comunicazione di un amico di volere intraprendere un’adozione.
Le emozioni positive (come ammirazione, gioia e comprensione) sono di gran lunga più rappresentate (tanto da superare l’80% delle risposte) rispetto a quelle negative (preoccupazione, compassione, imbarazzo).

Sono questi alcuni dei risultati di una ricerca universitaria condotta su scala nazionale, sulle adozioni di minori, promossa all’associazione Italia. Adozioni, che si occupa di cultura dell’adozione e dell’affido.

La ricerca – progettata da un gruppo di docenti universitari di ben sette atenei italiani (rilevazione dei dati a cura dell’agenzia specializzata Praxidia) – aveva come obiettivo quello di comprendere quali siano gli atteggiamenti della popolazione italiana nei
confronti dell’adozione di bambini e delle famiglie con figli adottivi e il ruolo giocato dai media.

La ricerca è stata resa possibile grazie ai contributi di Fondazione Cattolica Assicurazione, Fondazione Cariplo e Banca di Credito Cooperativo di Milano.

Da qui è emerso che “Più del 71% del campione conosce l’adozione, conosce delle famiglie adottive e le ammira”, spiega Ivana Lazzarini, presidente di ItaliaAdozioni. “L’esperienza diretta è la fonte principale di informazione e di conoscenza dell’adozione, anche se la percentuale di adozioni (nella propria famiglia o tra parenti) nel campione è bassa e in linea con la percentuale di persone adottate nella popolazione italiana (inferiore al 10%)”.

I docenti universitari coinvolti nel progetto di ricerca sono Lavinia Barone (Università degli Studi di Pavia), Maurizio Corte (Università di Verona), Davide Dragone (Università di Bologna), Cinzia Novara (Università di Palermo), Chiara Oldani (Università degli Studi della Tuscia), Venanzio Raspa (Università di Urbino) e Rosa Regina Rosnati e Laura Ferrari (Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano).

Secondo la maggioranza degli italiani, quelli adottivi sono considerati genitori a tutti gli effetti, persone altruiste e benestanti, pur mosse dal bisogno di riempire un vuoto.

L’Italia è dal 2008 il primo paese in Europa e il secondo al mondo (dopo gli Stati Uniti), per numero di adozioni di minori: dal 2000 al 2018 sono 50.152 i bambini accolti dalle famiglie italiane. Dal 2012 si è registrato un calo – iniziatosi ancor prima a livello mondiale – che non ha risparmiato neppure il nostro Paese.

La maggior parte degli italiani considera i bambini adottivi come gli altri figli, ma anche coraggiosi e allo stesso tempo fragili. Un quadro che sfugge a visioni stereotipate in cui è tutto roseo o critico, descrivendo così la complessità e ricchezza di sfumature
che caratterizza lo scenario adottivo.

Unica nota grigia riguarda i temi della ‘nazionalità italiana’: se per il nostro ordinamento giuridico è chiaro che “gli adottati nati in un altro paese sono cittadini italiani a tutti gli effetti”, lo è meno per gli intervistati, che nel 60% dei casi ritiene che la maggior parte delle persone non sia concorde con tale affermazione. Conforta sapere che tale posizione va comunque scemando al crescere dell’età degli intervistati e in corrispondenza di un titolo di studio superiore. Come dire che maturità e cultura rappresentano buoni antidoti per posizioni meno accoglienti verso l’adozione di bambini.