novembre 24th, 2020

Rimedi naturali depurativi per il fegato

Pubblicato il 24 Nov 2020 alle 6:12am

In questo periodo, è innanzitutto opportuno bere tanto. Un altro aspetto molto importante prevede il fatto di evitare i cibi ricchi di grassi, soprattutto saturi, quelli elaborati industrialmente e pieni di zuccheri, gli alimenti grigliati e i cibi piccanti.

Spazio dunque ad alimenti ricchi di fibre – frutta e verdura – e, evitando insaccati e formaggi. Durante la dieta depurativa per il nostro organismo e la depurazione naturale anche del nostro fegato è molto importante anche non bere alcol ed evitare di fumare (quest’ultimo è opportuno eliminarlo in generale).

A rendere ancora più efficace l’eliminazione delle tossine da parte del fegato ci pensa l’attività fisica, che dovrebbe essere praticata costantemente.

Ma per aiutarsi nel corso del processo di miglioramento dell’efficienza del fegato esistono diversi decotti. Tra questi troviamo quelli a base di tarassaco, di cardo mariano e di bardana.

Il primo, molto popolare, dato il suo sapore amaro è un portento quando si tratta di stimolare il fegato a depurarsi. Il cardo mariano contiene invece composti – dai quali si ricava la celebre silimarina – capace di proteggere le cellule del fegato dall’infiammazione.

Mentre la bardana, è un’erba secca, le cui radici sono facilmente reperibili in farmacia. Tra i suoi benefici è possibile annoverare anche la sua capacità di ridurre il colesterolo e di tenere sotto controllo i livelli di glicemia.

Allenamento gag a casa, basta una sedia

Pubblicato il 24 Nov 2020 alle 6:03am

GAG è un famoso workout che fa lavorare e scolpisce le 3 zone più ambite da tutte le donne: gambe, addominali e glutei, e in questo periodo di coronavirus, che le palestre sono chiuse, basterà una semplice sedia, anche da cucina, per allenarsi come più ci piace. (altro…)

Violenza sulle donne (25 Nov), Actionaid: Covid 19, i centri antiviolenza e le case rifugio lasciati soli

Pubblicato il 24 Nov 2020 alle 6:03am

I centri antiviolenza e le case rifugio durante la pandemia sono gli unici spazi che hanno continuato a funzionare del sistema antiviolenza, meccanismo spesso malfunzionante o addirittura inceppato. Solo l’enorme impegno messo in campo dai CAV, anche nelle situazioni più critiche come quelle lombarde, ha garantito alle donne che subiscono violenza di essere supportate. Durante il primo lockdown, quando dopo un iniziale crollo il numero delle chiamate di aiuto al 1522, tra marzo e giugno 2020 è più che raddoppiato rispetto al 2019 con 15.280 richieste (+119,6%), in Lombardia, ad esempio, c’è stata una forte riduzione dello staff nei CAV causata dal dimezzamento del numero di volontarie – generalmente di età medio-alta e quindi a rischio contagio – e dalla malattia o messa in quarantena di operatrici. In aggiunta, i Centri sono stati costretti a turni di lavoro estenuanti, come nel caso della provincia di Cremona, che ha esteso la propria reperibilità h24 con risorse umane ridotte del 50%. Questo a fronte di ritardi e della mancanza di procedure standard delle istituzioni. Dalla scarsità di mascherine e guanti (distribuiti solo in pochissimi casi dalle istituzioni locali come a Brescia) all’impossibilità di accedere ai tamponi, fino alla mancanza di spazi adeguati per isolamenti fiduciari. Nonostante la circolare inviata a marzo 2020 dal Ministero dell’Interno alle Prefetture per rendere disponibili alloggi alternativi, i centri – ad eccezione di quelli di Pavia – sono stati costretti a ricorrere a bed&breakfast o appartamenti messi a disposizione da conoscenti e privati. (altro…)