Oltre 1 milione di screening mammografici in meno eseguiti nei primi 9 mesi dell’anno 2020 rispetto all’anno precedente e oltre 600mila donne in meno esaminate. Si stima che in nove mesi siano state fatte 2800 diagnosi in meno di carcinoma mammario.

A lanciare l’allarme è la Ropi, Rete Oncologica Pazienti Italia, per la quale “nuove regole per gli screening sono assolutamente necessarie e l’esperienza Covid sta facendo scuola in ambito di prevenzione del tumore al seno mettendo in luce l’esigenza di riorganizzare le attività di prevenzione e diagnosi precoce”. In particolare, sottolinea l’associazione sanitaria, occorre personalizzare gli screening e questo richiede l’investimento in nuove tecnologie per eseguire indagini mammografiche più veloci e precise, particolarmente importanti in donne giovani in cui il seno è più denso e richiede esami più accurati, particolareggiati.

Diagnosi e terapie per il tumore del seno iniziale sono state approfondite nel nuovo Quaderno Ropi, presentato oggi 10 maggio su www.reteoncologicaropi.it. Il quaderno è già scaricabile gratuitamente. “La sintomatologia del tumore della mammella – spiega la presidente Ropi, Stefania Gori – spesso è assente o molto scarsa. La sfida è riuscire a intercettare la malattia in una fase pre-clinica anche attraverso campagne di screening. Un tumore diagnosticato al primo stadio ha, oggi, una chance di sopravvivenza a 5 anni che sfiora il 90% e per fare corretta prevenzione occorre conoscere i fattori che ne predispongono lo sviluppo (età e i maggiori picchi di incidenza in peri-menopausa e dopo i 65 anni, familiarita’, stato ormonale, stile di vita, obesità)”.

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