Salvare la vita ai malati oncologici proteggendo il cuore. E’ questo l’obiettivo principale che si è posto un gruppo di scienziati clinici con un progetto avviato a Trieste e i cui primi esperimenti preliminari, sembrano essere molto “promettenti”.

Chemio e radioterapia rappresentano la prima scelta di trattamento per tanti pazienti. Ma molto spesso il loro utilizzo è limitato dal rischio di complicanze cardiovascolari e scompenso cardiaco. Alcuni tra i più utilizzati agenti chemioterapici sono di fatto gravati da effetti avversi a livello cardiaco, persistenti e irreversibili, che impediscono talvolta di portare a termine il trattamento antineoplastico.

Nel laboratorio di Medicina molecolare dell’Icgeb sotto la direzione di Mauro Giacca è stato sviluppato un nuovo metodo di screening per identificare direttamente in vivo nuove molecole cardioprotettive utilizzando vettori virali adenoassociati (AAV).

Questo screening – informa una nota – ha portato a identificare 3 geni, Chrdl1, Fam3b e Fam3c, efficaci nel proteggere il cuore. Con il contributo dei ricercatori della Struttura Complessa di Cardiologia di Trieste, diretta da Gianfranco Sinagra, è stato ipotizzato che queste molecole possano essere efficaci anche in un modello di danno da antracicline, mediato da processi apoptotici e fibrotici.

Obiettivi del progetto, supportato da Fincantieri con il Dipartimento Cardiotoracovascolare dell’Azienda sanitaria universitaria Giuliano isontina e Dipartimento di Scienze mediche dell’Università di Trieste, la validazione delle osservazioni preliminari, lo studio dei meccanismi molecolari di cardioprotezione e lo studio dell’efficacia di questi fattori in vari modelli di cardiotossicità da chemioterapici.

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