Tra le principali novità del nuovo disegno di legge contro la violenza sulle donne, c’è il grande ritorno del braccialetto elettronico, che esisteva già in passato. Introdotto con la riforma del codice rosso, sarebbe dovuto servire per sorvegliare le persone colpite da divieto di avvicinamento e indagate o imputate per stalking, maltrattamenti, lesioni gravi, tentato omicidio.

Il problema è che quel deterrente non è mai stato a disposizione dell’autorità giudiziaria e dunque non è mai stato possibile utilizzarlo. Dunque a che cosa servirebbe ora?

Ebbene, il Governo italiano assicura che non ci sarà alcun problema pratico, ribadendo come l’uso di questi dispositivi di controllo a distanza non sarà più subordinato alla clausola della verifica della loro disponibilità.

Sarebbe pertanto ora superato, il problema della carenza che ne limitava l’utilizzo.

Nello specifico coloro che saranno accusati di violenza di genere saranno controllati a distanza con l’uso del braccialetto elettronico, e per loro si potranno anche aprire le porte del carcere, qualora dovessero violare la restrizione rompendo o danneggiando il mezzo elettronico. Questo varrà in tutti i casi in cui il pm disporrà l’uso del sistema di controllo a distanza: non solo in caso di arresti domiciliari, ma anche di fronte alla disposizione dell’allontanamento dalla casa famigliare o al divieto di avvicinamento alla persona offesa. Proprio in occasione di queste due precauzioni (allontanamento e divieto avvicinamento), potrà essere applicato il braccialetto elettronico di fronte al quale, se non ci dovesse essere il consenso dell’indagato, il pm potrebbe chiedere al giudice misure restrittive ancora più dure, come i domiciliari o addirittura il carcere.

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