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Secondo  i dati diffusi dall’Istat, nel 2023 il 68,5% dei ragazzi di età compresa tra gli 11 e i 19enni ha dichiarato di essere rimasto vittima di almeno un comportamento offensivo non rispettoso e/o violento, online e/o offline, nei 12 mesi precedenti.

Il 21% ha dichiarato, invece,  di essere stato vittima di bullismo, cioè di aver subito questi comportamenti in maniera continuativa.

Ma il report dell’Istat “Bullismo cyberbullismo nei rapporti tra ragazzi”, presentato a Palazzo Chigi alla presenza dei ministri della Famiglia e dell’Istruzione, Eugenia Roccella e Giuseppe Valditara, del presidente dell’Istat, Francesco Maria Chelli, e della direttrice del Dipartimento per le Statistiche sociali e demografiche, Cristina Freguja.

 “Si torna alla famiglia, all’emergenza educativa e non è un caso, secondo me, che nel Sud ci sia un po’ meno la tendenza al bullismo, perché probabilmente ancora resistono le reti parentali e questo interviene su vari fronti”, ha spiegato il ministro per la Famiglia.

 “La rete parentale è anche una rete educativa, è una comunità educante – ha spiegato ancora – per esempio, il ragazzo, il giovane si trova a confronto non soltanto col gruppo dei pari esterno, che quindi non ha una tendenza alla protezione, ma col gruppo dei pari interno, cioè all’interno della rete parentale, quindi con i fratelli, i maggiori, i cugini che sono in grado di essere il primo momento di confronto senza però quella durezza che c’è quando si esce nel mare aperto dei rapporti e poi anche proprio come protezione”. 

Il ministro Roccella ha poi anche ribadito che “la rete parentale è educante ma è anche protettiva” ed è quello che si è “perso nel corso degli ultimi decenni e che dobbiamo in qualche modo ricostruire attraverso invece un welfare di prossimità”. “L’impostazione che abbiamo dato ai nostri interventi è di non sottrarre competenze alla famiglia – ha concluso – . C’è una tendenza a spostare tutto sulla scuola, invece è fondamentale un’alleanza scuola famiglia, non un trasferimento di competenze esclusivamente alla scuola, lasciando la famiglia sguarnita anche di responsabilità Il 26,8% dei ragazzi stranieri ha subito comportamenti offensivi”.

ph credit pixabay