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In occasione della Giornata mondiale contro l’Aids che si celebra oggi primo dicembre, emergono i numeri dell’ultimo bollettino del Centro operativo Aids dell’Istituto superiore di sanità (Iss), che nel 2024 ha registrato 2.379 nuove diagnosi di Hiv (4 per 100mila residenti), un dato lievemente inferiore ai 2.507 casi dell’anno precedente.

Un dato sostanzialmente stabile, ma che spinge a una riflessione visti gli strumenti sia terapeutici che preventivi di cui oggi si dispone.

“Rispetto allo scorso anno ci sono 128 casi in meno, ma questa sostanziale stabilità non deve illudere – ha spiegato Cristina Mussini, vicepresidente della Società italiana malattie infettive e tropicali (Simit). L’avere a disposizione la Profilassi Pre-Esposizione (PrEP) e il cosiddetto ‘treatment as prevention’, ossia l’uso dei farmaci antiretrovirali come strumento per ridurre il rischio di trasmissione dell’Hiv, dovrebbero condurre verso una diminuzione più marcata. Invece il virus continua a circolare soprattutto tra i giovani, mentre fatichiamo a far emergere il sommerso. Serve una comunicazione mirata e la formazione nelle fasce d’età più a rischio, con un coinvolgimento di tutti gli attori che possano offrire un contributo sull’educazione sessuale e affettiva”.

La trasmissione dell’Hiv nel 2024 è avvenuta principalmente per via sessuale: il 46% dei nuovi casi riguarda eterosessuali, mentre il 41,6% riguarda uomini che fanno sesso con uomini. Preoccupa poi, la quota di giovani: circa il 20% delle nuove diagnosi che riguarda persone sotto i 29 anni, segno che il virus continua a circolare.

Ancora troppo elevate le diagnosi tardive, che costituiscono il 60%, con l’83,6% delle nuove diagnosi di Aids che riguarda persone che hanno scoperto la sieropositività solo nei sei mesi precedenti.

Sul piano terapeutico, poi, i risultati sembrano essere incoraggianti: oltre il 95% delle persone in terapia antiretrovirale raggiunge la soppressione virale, trasformando l’HIV in una condizione cronica controllabile e non trasmissibile (U=U): il trattamento diventa efficace come forma di prevenzione (treatment as prevention). Ma resta un 5% che non riesce a sopprimere la viremia, spesso per problemi di aderenza, un limite che i farmaci a lunga durata, i cosiddetti ‘long acting’, possono contribuire a superare con un’iniezione ogni due mesi.