Il contenitore utilizzato per il trasporto del cuore destinato al piccolo Domenico era “di plastica, non sigillato“, “simile a quelli che si usavano una volta per andare in spiaggia, in campagna o a un campeggio“. A darne notizia è il quotidiano Il Mattino. Nel box, portato a spalla – come “quelli che ancora oggi maneggiano i venditori di bibite all’esterno degli stadi” -era stato messo del ghiaccio secco, che si stabilizza a -80 gradi (anziché -4 gradi, come il ghiaccio tradizionale). Un elemento questo che, secondo gli inquirenti, ha di fatto danneggiato le fibre del muscolo cardiaco, così da renderlo inutilizzabile.
Inoltre, sempre secondo quanto scrive il quotidiano napoletano, emerso dalle indagini, l’équipe del Monaldi di Napoli si sarebbe recata a Bolzano con un box del genere e “non con un contenitore hi-tech” che sarebbe stato “inutilmente acquistato” dal nosocomio per un valore complessivo di 7mila euro.
Poi, alcuni sanitari dell’ospedale San Maurizio di Bolzano sarebbero stati loro a “fornire il ghiaccio secco“. Nello specifico, secondo gli inquirenti, la decisione sarebbe arrivata da due infermiere, quando all’équipe napoletana “cominciava ad assottigliarsi la fornitura refrigerante per affrontare il viaggio di ritorno” all’ospedale Monaldi. Entrambe sono finite nel mirino della Procura, che ha peraltro conferito l’incarico a un perito per copiare i contenuti dei cellulari dei sette medici indagati: il focus è sulle comunicazioni via chat effettuate nei giorni del trapianto.
Infine, nelle scorse ore, la mamma del piccolo Domenico, si sarebbe recata anche negli uffici della Procura – insieme al suo legale, l’avvocato Francesco Petruzzi – per depositare la registrazione audio di una conversazione avuta con il cardiochirurgo Guido Oppido, che il 23 dicembre scorso ha impiantato il cuore danneggiato al piccolo Domenico. Il file è stato messo a disposizione del sostituto procuratore Giuseppe Tittaferrante, titolare del fascicolo per omicidio colposo in concorso.