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Il Dna che si trova impacchettato nel nucleo delle cellule non sarebbe così inaccessibile come si pensava prima, fino alla recente ricerca scientifica che spiega, che nei punti considerati finora ‘spenti’ perché troppo ripiegati su loro stessi, ci sono geni in parte attivi, grazie a un meccanismo che funziona più come una manopola del volume che come un interruttore.

La scoperta è stata pubblicata sulla rivista scientifica Nature, e abbatte una teoria consolidata da decenni, aprendo a nuove teorie sulla causa di malattie, tumori e invecchiamento.

Il risultato, è stato ottenuto grazie a un nuovo strumento basato sull‘Intelligenza Artificiale, si deve al gruppo di ricerca coordinato da Vijay Ramani dei Gladstone Institutes di San Francisco e da Hani Goodarzi dell’Università della California a San Francisco.