Sette anni fa è sopravvissuta a un’aggressione brutale che avrebbe potuto costarle la vita. Oggi Francesca Rizzello torna a raccontare il suo dramma, mentre cresce la preoccupazione per la possibile scarcerazione del fratello che nel 2019 tentò di ucciderla con numerose coltellate.
“Mio fratello ha finito di scontare la pena, prima in carcere e poi in Rems, e a giorni potrebbe tornare libero. Io sono terrorizzata”, ha dichiarato la donna in un’intervista al Corriere della Sera.
L’aggressione del 2019
Il 23 aprile 2019 Francesca venne colpita con un coltello da cucina ben 19 volte tra testa, collo, schiena e braccia. Ferite gravissime che la portarono a un arresto cardiaco, al coma e a settimane di ricovero in terapia intensiva.
“Pensavano che fossi morta. Sono andata in arresto cardiaco, poi in coma e per tre settimane in rianimazione”, ha raccontato.
La donna porta ancora oggi sul corpo e nella memoria i segni di quella terribile aggressione.
Una lunga storia di disagio psichiatrico
Secondo il racconto della sorella, l’uomo soffrirebbe di gravi disturbi psichiatrici, tra cui schizofrenia, bipolarismo e disturbo psicotico paranoide.
La famiglia avrebbe più volte chiesto aiuto ai servizi sanitari segnalando comportamenti sempre più preoccupanti e minacce esplicite.
“Diceva che voleva ammazzare tutti e finire sui giornali”, ricorda Francesca, spiegando come nei giorni precedenti all’aggressione la situazione fosse diventata particolarmente critica.
“Mi colpiva e rideva”
Il ricordo di quel giorno è ancora vivido.
“Appena entrata mi ha dato le prime coltellate alla testa. Mi colpiva e rideva. Sembrava felice”, racconta la donna.
Dopo l’aggressione, l’uomo si sarebbe presentato spontaneamente dai carabinieri dichiarando di aver ucciso la sorella.
Tra paura e affetto
Nonostante quanto accaduto, Francesca non nasconde il conflitto emotivo che vive da anni.
“Ho ancora paura di mio fratello, ma gli voglio bene e non posso abbandonarlo”, afferma.
La donna sottolinea come il problema riguardi molte famiglie che convivono con situazioni di grave disagio psichiatrico e lamenta la carenza di strutture adeguate per l’assistenza continua.
Il timore per il futuro
L’ipotesi di un ritorno dell’uomo in famiglia riapre ferite mai rimarginate.
“Siamo terrorizzati. Persone come mio fratello hanno bisogno di assistenza continua. Le famiglie da sole non ce la fanno”, conclude Francesca, lanciando un appello affinché il tema della salute mentale venga affrontato con maggiore attenzione e con strumenti adeguati di supporto e prevenzione.