Spread the love

Dopo anni di battaglie giudiziarie, il caso dell’omicidio di Yara Gambirasio torna al centro dell’attenzione. Massimo Bossetti, tramite i suoi legali, ha presentato una richiesta per poter effettuare nuovi accertamenti tecnico-scientifici sui reperti e sui campioni biologici ancora disponibili.

Il muratore di Mapello, oggi 55enne, condannato all’ergastolo per l’omicidio della tredicenne di Brembate di Sopra, ha sempre sostenuto la propria innocenza. La richiesta è stata depositata alla Corte d’Assise di Bergamo dopo una lunga fase di ricorsi e controricorsi che ha visto la difesa ottenere la possibilità di visionare i reperti che hanno avuto un ruolo centrale nella condanna, senza però poterli analizzare direttamente.

La richiesta della difesa

Gli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini hanno spiegato che la richiesta rappresenta il proseguimento di un percorso iniziato negli anni scorsi.

“Giungiamo alla fine di un braccio di ferro di sei anni: prima ci era stato concesso solo di vedere i reperti, ora la Cassazione ci consente di analizzarli”, hanno dichiarato i legali.

Al centro dell’istanza ci sarebbero i materiali raccolti durante l’inchiesta, tra cui gli indumenti indossati da Yara al momento del ritrovamento: leggings, scarpe, felpa, giubbotto e slip, oltre ai dati relativi ai profili genetici acquisiti durante le indagini.

La difesa punta in particolare sulle immagini ad alta definizione realizzate dal Ris di Parma e sui documenti tecnici relativi alle analisi genetiche effettuate nel corso dell’indagine.

“Elementi di rilevante interesse investigativo”

Secondo il team difensivo, l’esame del nuovo materiale avrebbe fatto emergere elementi ritenuti meritevoli di ulteriori approfondimenti.

In una nota gli avvocati hanno spiegato che l’iniziativa rappresenterebbe “il naturale sviluppo del percorso processuale delineato dalla Corte di Cassazione”, permettendo ai consulenti della difesa di effettuare verifiche tecniche che in passato non erano state concretamente possibili.

La richiesta ora dovrà essere valutata dalla Corte d’Assise di Bergamo, che dovrà stabilire se concedere o meno il via libera alle nuove analisi.

Un caso che continua a dividere

Yara Gambirasio scomparve nel novembre 2010 e il suo corpo venne ritrovato tre mesi dopo in un campo a Chignolo d’Isola. Le indagini portarono all’identificazione di Bossetti attraverso il Dna, elemento centrale dell’impianto accusatorio.

La condanna definitiva all’ergastolo è arrivata nel 2018, ma Bossetti ha continuato a proclamarsi innocente e la sua difesa ha più volte chiesto nuovi approfondimenti sui reperti.

I legali precisano che l’istanza presentata non rappresenta ancora una richiesta formale di revisione della sentenza, ma un passaggio che potrebbe aprire la strada a ulteriori iniziative giudiziarie qualora emergessero nuovi elementi.

La decisione della Corte di Bergamo sarà quindi un passaggio importante in una vicenda che, a distanza di anni, continua a suscitare attenzione e interrogativi.