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La mattina avrebbe dovuto presentarsi a scuola per sostenere l’esame di terza media, ma di lui non c’era traccia. Nei giorni precedenti lo aveva detto chiaramente: la scuola, per lui, non sembrava avere alcuna utilità. «Non mi serve la licenza media per spacciare», avrebbe detto il giovane, descritto come un “ragazzo di strada”.

A convincerlo, però, non sono state minacce o punizioni. È bastato un gesto di attenzione, un giro in moto e la capacità di un insegnante di entrare in relazione con lui.

La vicenda è avvenuta a Taranto, dove il professor Luigi Faraldi, vicepreside dell’istituto comprensivo Galileo Galilei e insegnante di sostegno, si è accorto dell’assenza del ragazzo proprio nel giorno dell’esame.

L’assenza e il primo intervento del professore

Faraldi ha contattato la madre del giovane, scoprendo che il ragazzo stava ancora dormendo e che non era semplice convincerlo ad alzarsi e prepararsi per andare a scuola.

Di fronte al rifiuto, il docente ha inizialmente provato anche con un avvertimento deciso, spiegando che sarebbe andato personalmente sotto casa e che, se il ragazzo non fosse arrivato, avrebbe coinvolto i carabinieri.

Ma l’approccio è presto cambiato.

Il professore e lo studente si sono incontrati a metà strada e hanno iniziato a parlare. Il ragazzo continuava a non voler affrontare l’esame, così Faraldi ha cercato una strada diversa per convincerlo.

Il giro in moto e la colazione

La proposta è stata semplice: andare insieme verso il plesso del quartiere Tamburi, ma prima fare un giro in moto e fermarsi per una colazione al bar.

Un gesto apparentemente piccolo, ma capace di cambiare l’atteggiamento del ragazzo.

L’obiettivo non era semplicemente portarlo fisicamente a scuola, ma creare un momento di fiducia e di vicinanza. Il docente ha scelto di accompagnarlo, dimostrandogli concretamente che dietro l’insegnante c’era una persona interessata al suo futuro.

Alla fine il giovane ha accettato di sostenere la prova scritta.

«Non credevo mi volesse bene davvero»

Il momento più significativo è arrivato dopo l’esame.

Terminata la prova, il ragazzo è andato alla ricerca del vicepreside e lo ha abbracciato.

«Professore, non credevo mi volesse bene davvero», gli avrebbe detto.

Parole che raccontano più di qualsiasi voto quanto possa essere importante, soprattutto per alcuni ragazzi, incontrare un adulto disposto ad ascoltarli e a credere nelle loro possibilità.

Restava ancora da affrontare la prova orale. Anche in questo caso Faraldi ha scelto di puntare sul rinforzo positivo, proponendo al ragazzo un pranzo insieme ai compagni di classe.

La proposta ha funzionato e il giovane ha affrontato anche l’ultimo passaggio del suo percorso scolastico.

Contro la dispersione scolastica serve prima di tutto fiducia

La storia mette in luce un tema particolarmente importante: quello della dispersione scolastica e della difficoltà, per alcuni adolescenti, di riconoscere nella scuola un’opportunità per il proprio futuro.

Per Faraldi, l’approccio basato esclusivamente sull’autorità non sempre è sufficiente. «L’ultimatum funziona solo con chi ha qualcosa da perdere», è il senso della sua riflessione.

Quando un ragazzo vive situazioni familiari difficili, manca di punti di riferimento o è già distante dalla scuola, la minaccia di una punizione può non produrre alcun risultato.

Può essere invece necessario costruire un rapporto, conquistare la fiducia e trovare un linguaggio capace di raggiungere il ragazzo.

«Serve dire ogni tanto: oggi non facciamo lezione, perché non mi parlate dei vostri sogni, di cosa vi passa per la testa?», ha spiegato il docente.

Educare significa anche esserci

La vicenda di Taranto ricorda che educare non significa soltanto trasmettere conoscenze, ma anche accompagnare, ascoltare e riconoscere le fragilità.

Un giro in moto, una colazione o un pranzo possono sembrare gesti semplici. Ma per un ragazzo che si sente lontano dalla scuola possono rappresentare un’occasione per comprendere di non essere solo e che qualcuno crede ancora nelle sue capacità.

È proprio attraverso questi piccoli gesti che può nascere una nuova motivazione: non soltanto per superare un esame, ma per iniziare a guardare al proprio futuro con prospettive diverse.

La storia del professor Faraldi e del suo studente è quindi anche un messaggio sulla forza della relazione educativa: a volte, per riportare un ragazzo sulla strada della scuola, prima ancora di chiedergli di aprire un libro è necessario fargli capire che qualcuno è disposto a camminare al suo fianco.