Un bambino di appena otto mesi sarebbe stato riconsegnato ai genitori con lividi e graffi sul volto dopo una giornata trascorsa in un asilo nido della provincia di Monza e Brianza. Il padre, che chiameremo Giuseppe, sostiene di aver ricevuto dalle educatrici spiegazioni che fin dall’inizio gli sarebbero sembrate poco convincenti.
La vicenda è tornata alla luce dopo l’inchiesta che ha portato all’arresto della titolare della struttura e di una giovane educatrice, indagate per maltrattamenti. A quel punto il genitore ha deciso di rivolgersi alla Polizia e vuole capire se quanto accaduto al figlio possa essere collegato alle condotte oggetto dell’indagine.
Il bambino riconsegnato con lividi
Il padre ha raccontato di essere andato a prendere il figlio prima del previsto, trovandolo con graffi e lividi nella zona degli occhi e del naso.
Secondo il suo racconto, quando ha chiesto spiegazioni alla struttura, gli sarebbe stato riferito che il bambino era caduto da un gioco nel quale si sarebbe infilato, nonostante non fosse adatto alla sua età.
Una spiegazione che, secondo il genitore, non avrebbe chiarito le lesioni riscontrate sul piccolo. L’uomo ha quindi conservato i messaggi scambiati con la direttrice e ora vuole ricostruire con precisione quanto accaduto.
La decisione di rivolgersi alla Polizia
Dopo aver appreso dell’inchiesta sull’asilo e degli elementi raccolti dagli investigatori, il padre ha deciso di rivolgersi alla Squadra Mobile.
Tra le sue richieste c’è anche quella di poter verificare, nell’ambito degli accertamenti dell’autorità giudiziaria, le immagini delle telecamere presenti nella struttura.
L’inchiesta ha infatti documentato, secondo quanto contestato dagli investigatori, presunte carenze nell’accudimento dei bambini, modalità inadeguate nella somministrazione di cibo e bevande e comportamenti ritenuti degradanti e coercitivi.
Il bambino frequentava il nido da pochi mesi
Il piccolo avrebbe iniziato a frequentare la struttura il 27 aprile. I genitori, entrambi lavoratori, avevano scelto quel nido anche perché era tra quelli con disponibilità di posti più vicino alla loro abitazione.
Il padre ha inoltre raccontato di aver pagato circa 430 euro al mese per la frequenza a mezza giornata e di aver notato alcune criticità anche sotto il profilo delle condizioni della struttura.
Ora il genitore vuole soprattutto una risposta: capire cosa sia realmente accaduto quel giorno al figlio e se i lividi riportati dal bambino possano avere una spiegazione diversa da quella ricevuta inizialmente.
Le verifiche dovranno essere effettuate dagli investigatori e dall’autorità giudiziaria. Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari e per le persone coinvolte vale il principio della presunzione di non colpevolezza fino a eventuale sentenza definitiva.
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