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Gravidanza: quando fare il test

Pubblicato il 11 Ott 2018 alle 6:24am

Dopo quanti giorni si può fare il test di gravidanza? Il test di gravidanza dovrebbe essere eseguito almeno una settimana dopo dalla presunta data in cui le mestruazioni sarebbero dovute arrivare. Se avete un ciclo regolare, un ritardo di una settimana, potrebbe essere un sintomo di gravidanza, ma non è certo al 100%. La cosa si complica se avete invece un ciclo irregolare.

Il momento migliore per effettuare il test dovrebbe essere la mattina appena alzate, a digiuno, con la prima urina perché contiene una maggiore concentrazione dell’ormone beta hCG, ormone cosiddetto della gravidanza. La sintesi della gonadotropina corionica umana o ormone beta hcg inizia nel momento in cui si verifica l’annidamento dell’ovulo fecondato nell’utero, vale a dire una settimana circa dopo il concepimento (per questo motivo, occorre qualche giorno affinché sia dosabile). La funzione del beta-HCG è quella di provvedere al mantenimento della gravidanza, favorendo un ambiente ormonale e tissutale adatto allo sviluppo dell’embrione.

Una volta iniziata la produzione di tale ormone, la sua concentrazione raddoppia ogni due giorni. Il beta-HCG presenta un picco 60-70 giorni dopo la fecondazione, quindi diminuisce per rimanere a un livello minimo per il restante tempo della gestazione. Questo significa che potrebbe essere eseguita la sua rilevazione ancor prima che la donna possa verificare un ritardo delle mestruazioni. Appena viene secreto, l’ormone entra nella circolazione sanguigna e viene eliminato con le urine. Per questo motivo, la conferma della gravidanza può derivare sia dall’analisi di un campione ematico, sia da quella delle urine effettuato a casa propria.

L’ormone beta HCG presente nell’urina raggiunge il suo livello massimo tra la settima e dodicesima settimana di gravidanza.

Alcuni test sono in grado di calcolare la presenza di questo ormone già dopo due settimane dal concepimento, ma in alcuni casi, se c’è stato un ritardo nell’ovulazione, il risultato del test potrebbe essere anche negativo.

Quali sono i principali test gravidanza disponibili in commercio? ClearBlue Plus, Pic Personal test, Unifamily, My Test, per citarne alcuni.

Il test di gravidanza fai da te, impone di leggere attentamente le istruzioni sul suo corretto utilizzo. E’ infatti importante, che la striscia farmaceutica o il test digitale sia inserito sotto il flusso di urina della potenziale madre per verificare dopo pochi minuti la formazione di un colore (e la presenza o l’assenza di gravidanza). Il test di gravidanza in laboratorio, invece, prevede solo di recarsi in un laboratorio specializzato per il prelievo del sangue e nell’attendere in giornata o al massimo nel giorno seguente, i risultati del test (con conferma o meno dello stato di gravidanza).

Setticemia, testato test rapido che analizza singola goccia di sangue

Pubblicato il 23 Mar 2018 alle 8:25am

Molto presto, basterà una singola goccia di sangue per diagnosticare la setticemia, pericolosa reazione immunitaria dovuta a una grave infezione che colpisce tutto l’organismo umano. Descritto sulla rivista Nature Biomedical Engineeringl, il test sarebbe economico ed affidabile, in quanto dare la risposta in pochissime ore. (altro…)

Diagnosi di laboratorio, presto si potrà fare a casa propria

Pubblicato il 20 Nov 2017 alle 6:54am

Un gruppo di ricercatori dell’Isasi-Cnr hanno realizzato un microscopio olografico integrato su una sorta di vetrino in grado di fornire immagini 3D da cui si ricavano conseguentemente, i dati quantitativi di elementi biologici. (altro…)

Azienda sarda trova tossine nel latte, bloccati 30mila litri

Pubblicato il 06 Set 2016 alle 11:07am

La 3A di Arborea facendo delle analisi di laboratorio ha bloccato subito una grossa partita da 30mila litri di latte contaminato da tossine.

A dare la notizia di quanto accaduto la Nuova Sardegna. “Niente produzione, né messa in commercio, ci siamo accorti dagli esami che c’era qualcosa che non andava. I nostri parametri sono più restrittivi anche rispetto a quelli di legge, non abbiamo preso quel latte”. A spiegarlo all’Adnkronos è il Direttore Generale della 3A, Francesco Casula.

“Abbiamo lavorato con la Asl per risolvere la problematica, che si genera quando un mangime o una parte di esso, ha problemi legati alla presenza di muffe, le micotossine, che nell’alimento zootecnico diventano aflatossine”.

Si potrebbe trattare, spiega, ancora l’esperto, di un problema, legato alla conservazione della farina di mais.

“Noi raccogliamo il latte da oltre 240 allevatori, abbiamo rilevato il problema in una decina di questi e individuato il lotto coinvolto, non abbiamo perciò raccolto il latte e gli allevatori l’hanno distrutto. Adesso hanno cambiato l’alimentazione, sostituendo il mangime, e questo permetterà al massimo in 72 ore di fare in modo che i limiti tornino al di sotto di quelli previsti dal nostro sistema di autocontrollo che, sottolineo, è di altissima qualità: è ancora più rigido rispetto a quello normativo”.