ansia

Cefalea tensiva, colpisce il 75% degli italiani: ecco come curarla

Pubblicato il 09 Giu 2017 alle 7:00am

Il 75 per cento degli italiani è affetto da cefalea tensiva. (altro…)

Fame nervosa, come riconoscerla e placarla

Pubblicato il 09 Mag 2017 alle 10:23am

Stress e ansia legati a periodi di studio intenso, lavoro, ecc possono causare l’insorgenza della fame nervosa. Una voglia irrefrenabile di mangiare continuamente e di tutto, soprattutto schifezze. (altro…)

Dipendenza da smartphone, a rischio più le donne

Pubblicato il 15 Apr 2017 alle 10:42am

Come il computer ed Internet, anche lo smartphone rappresenta uno strumento tecnologico sempre più diffuso ed utilizzato, ed anche verso tale mezzo di comunicazione che si può sviluppare una vera e propria patologia e forma di dipendenza. Secondo uno studio recente condotto da ricercatori americani della Binghamton University – State University di New York, sono le donne le più esposte.

Una dipendenza che può essere simbiotica, al punto da portare, nonostante un’iniziale sensazione di benessere, a sintomi come la depressione, l’isolamento sociale, la timidezza, l’impulsività e la bassa autostima.

Lo studio, pubblicato su Information Systems Journal, ha preso in esame 182 studenti del college, chiedendo loro di riportare le abitudini giornaliere sull’utilizzo dello smartphone.

Ebbene, sulla base delle loro risposte i partecipanti sono stati collocati in diversi gruppi: riflessivi, regolari, altamente coinvolti, fanatici e dipendenti. Dai risultati è emerso poi che il 7% era ‘dipendente’, il 12% ‘fanatico’ ed entrambi i gruppi presentavano problemi sociali e sul posto di lavoro, a causa di un bisogno compulsivo di dare sempre una ‘sbirciatina’ al telefono.

Nel complesso questi utenti hanno mostravano depressione, isolamento e ansia sociale, timidezza, impulsività e bassa autostima.

Le donne sono apparse più suscettibili a sviluppare dipendenza.

I possibili sintomi da dipendenza da smartphone:

1. Affrettarsi a rispondere: non appena arriva un nuovo messaggio sentendosi ansiosi.

2. La sindrome del cellulare fantasma: sentire le vibrazioni del cellulare quando quest’ultimo non sta suonando.

3. Paura di rimanere poco informati: avere il terrore di perdere le ultimissime novità di amici e parenti.

4. Non socializzare con amici e parenti: se seduti a tavola invece di fare conversazione con chi vi sta difronte continuate a controllare il vostro iphone estraniandovi completamente.

5. Ansia da lontananza: difficoltà di concentrazione quando rimanete lontani dal cellulare.

6. Scarso rendimento: calo nella resa sia a scuola che sul lavoro dal momento che continuate a interrompervi per guardare l’iphone.

Yogurt, un alleato naturale contro la depressione

Pubblicato il 12 Mar 2017 alle 8:06am

Lo yogurt può essere un vero e proprio farmaco contro la depressione. A rivelarlo uno studio condotto dai ricercatori della Università della Virginia School of Medicine, sui probiotici contenuti nell’alimento che possono combattere il ‘male oscuro’ che affligge sempre più persone nel mondo.

I risultati dello studio, pubblicato su Scientific Reports e condotto su modello animale, hanno evidenziato che i probiotici come il Lactobacillus presenti nello yogurt (che sono dei batteri ‘amici’) sono riusciti a modificare il microbioma (la flora intestinale) dei topi invertendo il comportamento depressivo, proprio come se avessero assunto a tutti gli effetti un farmaco.

Per questo motivo, i ricercatori sono convinti che anche sull’uomo possa essere lo stesso.

«La grande speranza per questo tipo di ricerca è che non dobbiamo perdere tempo con farmaci complessi ed effetti collaterali quando possiamo giocare con il microbioma – ha dichiarato il dottor Alban Gaultier, del Center for Brain Immunology and Glia alla VU – Una magia, questa, che si può fare semplicemente cambiando la propria dieta, per modificare i batteri che si assumono, e stabilizzare la propria salute, e il proprio umore».

Infatti, sono sempre più numerosi gli studi che evidenziano come il microbioma intestinale svolga un ruolo significativo nella salute mentale. Un precedente studio condotto del 2014, ha rivelato che i probiotici oltre a favorire la crescita e il numero di batteri ‘buoni’ nell’intestino, riducono anche i livelli di ansia e stress negli adulti.

Malattie dello stomaco e della pelle in bambini e adolescenti, possibili conseguenze di disturbi mentali

Pubblicato il 29 Nov 2016 alle 8:49am

Secondo quanto emerge da uno studio realizzato su circa 6500 americani, dai 13 ai 18 anni, i psicologi dell’Università di Basilea in Svizzera e quelli dell’Università Bochum di Ruhr in Germania sostengono che le malattie dello stomaco in bambini e adolescenti, possano essere causate dalla depressione, così come quelle della pelle potrebbero essere la conseguenza di un disturbo d’ansia generalizzato. (altro…)

Depressione, come riconoscerla e curarla. I 10 consigli degli esperti

Pubblicato il 13 Nov 2016 alle 6:47am

Depressione, ansia e attacchi di panico saranno i mali principali del nuovo secolo. Sempre più persone ne soffrono e ne soffriranno con il rischio di cronicizzare del tutto la situazione. A tal proposito, Claudio Mencacci, presidente della società italiana di psichiatria stila un vero e proprio decalogo con 10 regole, una guida per riconoscerla e affrontarla al meglio:

1) Abbreviare i tempi della diagnosi. Dai primi sintomi all’inizio delle terapie passano in media due anni per avere una diagnosi precisa, pertanto sono già troppi.

2) Migliorare la formazione dei medici. Non solo degli specialisti, ma anche di medici di medicina generale e di ogni altra specialità medica che potrebbero intercettare efficacemente i sintomi.

3) Informare e informarsi. Conoscere la depressione aiuta a prendere coscienza di avere un problema e pertanto avere la forza di chiedere aiuto.

4) Intercettare e prevenire lo stigma. Bisogna identificare contesti e situazioni in cui potrebbe esistere una difficoltà a parlare del proprio problema.

5) Curarsi bene. In funzione dei propri bisogni o della gravità della patologia.

6) Non interrompere mai le cure. E, soprattutto, mai ricorrere al ‘fai da te’.

7) Seguire uno stile di vita sano. Dalla corretta alimentazione alla pratica regolare di attività fisica, limitando lo stress e tutto ciò che altera la propria serenità.

8) Prestare attenzione ai segnali d’allarme. Perdita di interesse o di piacere per le cose di tutti i giorni, ma anche cali di concentrazione, attenzione e memoria di lavoro.

9) Non trascurare qualità e quantità del sonno. Diversi studi scientifici hanno dimostrato che esiste una stretta relazione fra depressione, insonnia e attivazione di fenomeni infiammatori che sono alla base della comparsa di differenti patologie tra cui diabete, ipertensione, depressione, fibromialgia.

10) Confidarsi e parlarne, informare le persone care.

Ansia, nelle donne il doppio di probabilità

Pubblicato il 08 Giu 2016 alle 6:02am

Le donne hanno il 50% di possibilità in più, rispetto agli uomini, di ammalarsi di ansia e attacchi di panico. A rivelarlo un recente studio condotto dall’università di Cambridge che fatto analizzare questo tipo di comportamento dal 1990 al 2010.

Uno studio che si sofferma su quello che è considerato uno dei disturbi psichici più diffusi, ovvero l’ansia: facendo emergere 48 casi dal 1990 al 2010 e scoprire che si tratta soprattutto di donne.

Sembrerebbe infatti che stress, preoccupazioni o stati d’agitazione siano una caratteristica tipicamente femminile, fattore che favorirebbe il doppio di possibilità, rispetto agli uomini, di soffrire di attacchi di panico, ansia, problemi dal punto di vista esistenziale.

“Il disturbo d’ansia può rendere la vita estremamente difficile. Per questo è importante capire quanto sia comune e quali siano le persone a più alto rischio” ha spiegato a tal proposito Olivia Remes, capo del team di ricerca che ha pubblicato lo studio sulla rivista scientifica Brain and Behaviour.

La ricerca condotta dall’università di Cambridge ha rivelato anche altri aspetti interessanti circa la probabilità di soffrire di attacchi d’ansia: a causa delle difficoltà economiche, dell’instabilità lavorativa e delle difficoltà sociali, infatti, anche gli under 35 presentano alte probabilità di soffrire di gravi disturbi d’ansia. Non solo l’età, ad influire ma anche la territorialità: dalla ricerca è stato scoperto infatti che le persone più a rischio sono quelle che vivono in Europa occidentale e America del nord.

Telefonino e segreti, “la paura di essere smascherati è di 9 italiani su 10”

Pubblicato il 10 Mar 2016 alle 7:49am

Nove italiani su dieci custodiscono sul proprio telefono clelulare qualche segreto, e temono di essere scoperti da familiari o amici. E otto su dieci hanno un Pin ‘personalissimo’, non scontato per evitare gli accessi non graditi. (altro…)

Un avatar per combattere la depressione

Pubblicato il 17 Feb 2016 alle 6:29am

Per uscire dal tunnel della depressione esisterebbe un efficace rimedio testato con successo dal un gruppo di ricercatori della University College di Londra. Fare in modo che il paziente si convinca di essere utile a se stesso e agli altri.

Come? Semplicemente con un avatar -una versione “virtuale” di sé.

Il test condotto su 15 persone, di cui 10 donne, avrebbe previsto per i pazienti cuffie e occhiali per proiettarsi in una realtà 3D in cui appariva un avatar simile a una propria immagine riflessa allo specchio.

Il ricercatore invitava queste persone a identificarsi, a riconoscersi nell’avatar e a iniziare l’esperimento. Come prima cosa insegnava loro a non essere critiche verso se stesse, ad accettarsi, amarsi come erano. In un secondo momento appariva un avatar bambino in lacrime.

Il soggetto doveva dire al proprio avatar come consolare quel bambino. I pazienti che sono riusciti a calmare il pianto del bambino hanno dimostrato un notevole miglioramento del proprio stato d’ansia-depressivo.

I ricercatori hanno invertito poi i ruoli del test. Nella terza fase, l’adulto si identificava nel bambino disperato. Hanno così potuto speriementare su se stessi i benefici delle parole e dei gesti di conforto dell’avatar adulto, che LORO STESSI avevano istruito. Hanno così compreso l’importanza delle frasi positive, da suggerire agli altri, e il bene che possano fare.

Hanno capito che la positività che esiste in loro deve essere usata. Si spera molto in questo test, al suo utilizzo nella ricerca della positività anche fuori dal laboratorio, nelle vicende di tutti i giorni, causa in molte situazioni di disagi psichichici e fisici.

Il ‘sesto senso’ esiste. Essere ansiosi aiuta ad affrontare il pericolo

Pubblicato il 01 Gen 2016 alle 6:49am

E’ nei momenti in cui ci sentiamo in pericolo che avvertiamo di avere in noi risorse inspiegabili per affrontare le avversità della vita e rimetterci in piedi.

Un gruppo di ricercatori francesi è riuscito a dare un’ampia spiegazione a tutto questo, alla forza che ci anima e ci spinge di fronte a un pericolo, scoprendo perché i nostri neuroni sembrano impegnarsi di più nella cattiva sorte piuttosto che in quella buona.

Ebbene, secondo gli scienziati, dipenderebbe tutto da una molla che scatta in noi quando ci troviamo davanti ad una minaccia: un ‘sesto senso’, chiamiamolo così, che abita in un’area precisa del nostro cervello e che è in grado di captare un’insidia al momento che ci serve.

In pratica, bastano 200 millisecondi affinché questa ‘antenna’ si attivi. E avere un carattere ansioso aumenta questa capacità di reagire a un determinato momento negativo o di crisi.

Queste le principali conclusioni a cui sono arrivati gli studiosi dello studio pubblicato su ‘eLife’, di Marwa El Zein dell’Inserm (Istituto francese di sanità e ricerca medica) e della Scuola Normale Superiore di Parigi.

Per la prima volta, una specifica area cerebrale viene collegata al senso del pericolo. Ma la cosa che stupisce più di tutte, secondo i ricercatori, è l’avere osservato che, mentre nelle persone ansiose il segnale di allarme viene elaborato dalla regione del cervello responsabile dell’azione, in quelle più tranquille viene processato dai circuiti deputati al riconoscimento facciale.

E così, gli scienziati d’Oltralpe tracciano anche l’identikit del viso che viene percepito come minaccioso: ha l’espressione arrabbiata, guarda dritto verso di noi.