anticorpi

Studio cinese su Covid-19: tutti i malati sviluppano gli anticorpi

Pubblicato il 04 Mag 2020 alle 6:00am

I malati da Covid-19 sviluppano sempre anticorpi protettivi al virus. La conferma arriva da uno studio condotto dalla Chongqing Medical University, pubblicato sulla rivista Nature Medicine, che ha rilevato come nel 100% dei casi, i pazienti analizzati (285) presentano anticorpi IgG, cioè quelli prodotti durante la prima infezione e che proteggono a lungo termine. Ciò significa che il test sierologico può essere utile per diagnosticare i pazienti sospetti, risultati negativi al tampone, e identificare quelli asintomatici.

Finora non era stato ancora chiaro… se la risposta degli anticorpi al virus SarsCov2 durasse nel tempo e se il test sierologico potesse essere utile. In questa ricerca, guidata da Ai-Long Huang, si è visto che tutti i 285 pazienti studiati avevano sviluppato gli anticorpi specifici per il virus dopo circa 17-19 giorni dalla comparsa dei sintomi, mentre quelli con gli anticorpi IgM (quelli cioè che si attivano subito quando l’organismo entra in contatto con una nuova infezione, dando una protezione di breve durata) erano il 94,1%, dopo 20-22 giorni dall’inizio dei sintomi. Nelle prime 3 settimane dalla comparsa dei sintomi, c’è stato dunque un aumento di entrambi i tipi di anticorpi, anche se quelli IgM hanno mostrato un lieve calo nella terza settimana. Non sono stati invece trovati legami tra le caratteristiche cliniche di ogni paziente e il diverso livello di anticorpi.

Lo studio ha dimostrato inoltre l’utilità del test sierologico come metodo di sorveglianza su un gruppo di 164 contatti stretti dei pazienti positivi al Covid-19. Di queste persone, 16 erano risultate positive al tampone, di cui tre asintomatiche. Le altre 148 erano negative al tampone e non avevano sintomi. L’esame sierologico per gli anticorpi è stato fatto 30 giorni dopo l’esposizione al virus. Sedici persone positive al tampone avevano tutte gli anticorpi, mentre 7 dei 148 negativi al tampone avevano gli anticorpi specifici per il virus: ciò significa che il 4,3% dei contatti stretti era sfuggito al tampone. Inoltre, 10 dei 164 contatti stretti di chi aveva gli anticorpi, era asintomatico.

Coronavirus: ricercatori della Corea del Sud scoperto anticorpi che lo neutralizzano

Pubblicato il 06 Mar 2020 alle 7:23pm

Un team di ricercatori Korea Chemical Technology Research Institute, della Corea del Sud è riuscito ad individuare gli anticorpi che sarebbero in grado di neutralizzare il virus Sars-Cov-2.

La Corea del Sud è uno dei paesi più colpiti dall’epidemia di Coronavirus, con oltre 6.000 casi e 42 morti, al momento.

Nel suo studio, pubblicato su bioRxiv, il team d scienziati parla del coronavirus 2019 (COVID-19), concentrandosi su specifici anticorpi in grado di fermare il diffondersi del virus.

“L’anticorpo neutralizzante, che si lega al capside virale in modo da inibire l’ingresso cellulare del virus e il rivestimento del genoma, è la difesa specifica contro gli invasori virali”

Gli scienziati, sono andati lla ricerca di anticorpi in grado di “combattere” e neutralizzare l’attività del virus nella cellula. Ed effettivamente il risultato è stato a tutti gli effetti positivo: gli anticorpi sono stati rilevati sulla base di studi anticorpali sul virus SARS (sindrome respiratoria acuta grave) e MERS (sindrome respiratoria mediorientale) e, secondo gli esperti, potrebbero essere utilizzati in futuro dagli operatori sanitari per curare il Coronavirus.

I ricercatori hanno rilevato somiglianze tra i virus SARS e COVID-19 attraverso l’analisi del genoma di quest’ultimo.

La scoperta di anticorpi che neutralizzano l’nCoV è un buon segnale, dicono i ricercatori, perché apre la strada alla formulazione di vaccini e farmaci per prevenire e curare il virus che sta terrorizzando il mondo intero.

Si tratta di due anticorpi neutralizzanti la SARS e un anticorpo neutralizzante la MERS che possono combinarsi con la proteina Spike del COVID-19. La Spike è una proteina utilizzata dal Coronavirus per infiltrarsi nelle cellule.

Come hanno spiegato, se ai pazienti vengono iniettati antigeni attraverso vaccini che usano anticorpi che neutralizzano la SARS e la MERS, il corpo umano, grazie alla risposta immunitaria, può formare anticorpi e neutralizzare i patogeni.

Kim Bum Tae, a capo dello studio sulla sintesi CEVI, così chiamata, ha dichiarato: “Metteremo in campo tutte le nostre capacità di ricerca sul modo di affrontare il Covid-19“.

Inoltre, il team ha ottenuto l’RNA del nCoV coltivando virus da persone infette in Corea e realizzando che il Covid-19 in Corea sarebbe più facile da rilevare rispetto ad altri paesi.

Influenza, quella che si contrae dipende molto dall’anno di nascita

Pubblicato il 13 Nov 2016 alle 8:09am

L’influenza che si contrae potrebbe dipendere, almeno in parte, dall’anno di nascita. A svelarlo è uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Science.

Le persone sviluppano una diversa immunità a seconda del primo ceppo virale che le colpisce. Nel corso degli anni si è rilevato che circolano ceppi differenti, ecco perchè ha molta importanza anche l’anno di nascita. Perché molto dipende dalla risposta immunitaria e dal tipo di risposta a seconda dell’età.

Katelyn Gostic e il suo staff hanno notato che i bambini e i giovani tendevano a contrarre l’influenza causata dal ceppo virale H5N1, mentre gli anziani erano più colpiti dal virus H7N9.

L’H5N1 e l’H7N9 sono di gruppi distinti di ceppi virali, uno include le sigle H1, H2 e H5, l’altro le sigle H3 e H7. Il rischio di infezione sarebbe cambiato a partire dal 1968, quando è comparso il gruppo di virus rappresentato dall’H7N9.

Ecco perchè, le persone nate dopo il 1968 tendono ad avere gli antigeni contro quel ceppo, che agiscono anche contro i ceppi appartenenti allo stesso gruppo. Sono invece, più vulnerabili ai virus del gruppo rappresentato dall’H5N1.

Le persone nate prima del 1968 hanno un quadro esattamente opposto. Dal 1977 son arrivati entramlo studio le persone sviluppano una diversa immunità a seconda del primo ceppo virale che le colpisce. Nel corso degli anni circolano ceppi differenti, ecco pechè ha importanza l’anno di nascita.

Katelyn Gostic e il suo staff hanno partiti notato che i bambini e i giovani tendono a contrarre l’influenza causata dal ceppo virale H5N1, mentre gli anziani sono più colpiti dall’H7N9. L’H5N1 e l’H7N9 sono di gruppi distinti di ceppi virali, uno include le sigle H1, H2 e H5, l’altro le sigle H3 e H7. Il rischio di infezione è cambiato nel 1968, quando è comparso il gruppo di virus rappresentato dall’H7N9. Ecco perchè, le persone nate dopo il 1968 tendono ad avere gli antigeni contro quel ceppo, che agiscono anche contro i ceppi appartenenti allo stesso gruppo. Sono più vulnerabili ai virus del gruppo rappresentato dall’H5N1. Le persone nate prima del 1968 hanno un quadro esattamente contrario. Dal 1977 sono arrivati invece entrambi virus.

Ecco perchè l’anno di nascita può aiutare a prevedere, basandosi sulla struttura demografica della popolazione, la gravità di un’epidemia di influenza.

Zika: ministero invia circolare alle regioni per la prevenzione. Ricercatori europei scoprono anticorpi per neutralizzarlo

Pubblicato il 28 Giu 2016 alle 6:40am

Ad oggi sono 37 i casi di infezione del virus Zika registrati solo in Italia, tutti da importazione, provenienti dalle zone in cui il virus e’ presente, a partire dal Sudamerica. (altro…)

A bimbo ipoallergico fatto il “Lavaggio del sangue”

Pubblicato il 09 Ott 2015 alle 7:45am

Bambino di 7 anni, affetto da una gravissima forma di allergia alimentare, è stato salvato con una nuova tecnica chiamata “lavaggio del sangue” dagli anticorpi ritenuti responsabili. (altro…)

Arriva il vaccino anti-brufoli

Pubblicato il 28 Set 2011 alle 8:10am

A breve arriverà un vaccino per prevenire e combattere i brufoli e l’acne. E’ stato ideato nei laboratori Sanofi-Pasteur, in collaborazione con l’Università di San Diego. (altro…)