Antonino Saggio

Crollo viadotto Genova: architetto Saggio difende Morandi: “Carichi 4 volte superiori sul ponte, memoria infangata”

Pubblicato il 21 Ago 2018 alle 7:07am

Incominciano ad arrivare le prime valutazioni sul ponte Morandi di Genova collassato il 14 agosto scorso che ha fatto oltre 40 morti e feriti, quasi 700 sfollati.

Antonino Saggio, architetto e urbanista che insegna Progettazione Architettonica e Urbana all’università La Sapienza di Roma analizza la vicenda del crollo del viadotto dell’A1 sul Polcevera e dice «È vergognoso e inaccettabile che di fronte a questa tragedia si tanti di infangare la memoria di Morandi, che è stato un progettista di primissimo ordine».

«Il viadotto Morandi è un’opera progettata e collaudata per sopportare carichi almeno 3-4 volte inferiori a quelli che sosteneva: all’epoca della costruzione, era impensabile uno sviluppo del traffico su gomma come quello che poi si è avuto». Inoltre «nonostante il Politecnico di Milano avesse consigliato di predisporre sensori per controllare in tempo reale i movimenti della struttura, inviando i dati a una centrale in grado di valutarli, quest’intervento non è mai stato fatto». «Quando fu realizzato – osserva Saggio – il viadotto fu considerato un grandissimo successo tecnologico e progettuale. E voglio ricordare che l’uso del cemento armato e del cemento precompresso ed il brevetto Morandi permisero a un paese come l’Italia di costruire utilizzando molto meno acciaio, che aveva prezzi proibitivi. Qualunque struttura è soggetta a rottura, dipende dal carico che ci si mette sopra, in questo caso un carico che rimbalza creando continue sollecitazioni dinamiche». «Gli stralli – aggiunge Saggio – sono la parte più debole del ponte Morandi, tanto che negli anni ’90 alcuni furono ‘fasciatì e rinforzati e nel 2017 erano stati appaltati nuovi interventi: se fossero stati fatti, forse non saremmo qui a piangere questa tragedia». Una tragedia che «probabilmente si deve proprio al distacco di uno strallo a seguito del quale la struttura è collassata».