assunzione

Integratori alimentari, non allungano la vita

Pubblicato il 25 Apr 2019 alle 7:24am

La dieta, secondo quanto documentato da una ricerca pubblicata un paio di settimane fa, è un elemento chiave della prevenzione. Ma a fare la differenza è ciò che si mangia, perché i nutrienti assunti in questa maniera hanno con ogni probabilità un effetto diverso (e un’efficacia maggiore) rispetto a quelli concentrati negli integratori. Queste almeno sono solo alcune delle conclusioni emerse nel corso di un ampio studio epidemiologico apparso sulle colonne della rivista «Annals of Internal Medicine», che riprende anche altri studi degli ultimi anni: in chiave preventiva, gli integratori non sono in grado di svolgere lo stesso effetto garantito da una dieta equilibrata.

I ricercatori hanno valutato se un’adeguata o un’eccessiva assunzione di nutrienti fosse associata a una maggiore probabilità di morte prematura e se l’utilizzo degli integratori determinasse una differenza rispetto all’assunzione dei nutrienti presenti nel cibo. Dalle analisi è emerso anche che adeguati apporti di vitamina K e magnesio sono correlati a un minor rischio di morte prematura, ma soltanto se assunti tramite fonti alimentari e non con gli integratori.

Anche il consumo di vitamina A, vitamina K e zinco sostengono i ricercatori è associato anche un minor rischio di morte per malattia cardiovascolare: pure in questo caso però se le sostanze nutritive vengono assunte direttamente dagli alimenti e non dagli integratori.

Quanti a questi, un apporto eccessivo di calcio in «pillole» (più di un grammo al giorno, a fronte di una dose raccomandata di 800 milligrammi) è il risultato che può essere correlato a un più alto rischio di morte prematura per cancro (lo stesso dato non è stato riscontrato in chi assumeva quantità elevate di calcio attraverso la dieta). Lo stesso dicasi per l’assunzione di vitamina D, se assunta in eccesso da chi non soffre di una carenza (e quindi non ha necessità di assumerla sottoforma di integratore).

I caffè che non fanno male in una sola giornata

Pubblicato il 15 Dic 2018 alle 7:54am

Il Ministero della Salute basandosi sui dati raccolti dall’EFSA – Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare specifica innanzitutto un dato molto importante: ovvero che la caffeina non è contenuta soltanto nel caffè. Bensì, è presente anche nel cacao,, in alcune bacche come ad esempio il guaranà e viene aggiunta a moltissime bevande energetiche, come i soft drink, ma anche molti dolci e prodotti di pasticceria. Persino in alcuni farmaci ed integratori alimentari. Insomma, facendo un po’ di conti, quanti caffè possiamo bere nel corso di una giornata?

Occorre innanzitutto, dicono gli esperti, considerare anche se la caffeina è stata consumata anche attraverso altri alimenti. Una volta assunta, essa rimane nell’organismo per circa 4 ore (stima di media, il tempo esatto dipende da fattori fisici soggettivi).

E secondo lo studio condotto dall’EFSA, un adulto, in buona salute, può assumere fino a 200 mg di caffeina per dose. Tuttavia, già con una dose di 100 mg si possono avvertire influssi negativa sulla vita quotidiana e soprattutto sul dormire. Fino a 400 mg al giorno comunque sono facilmente sopportabili, se si è adulti e si gode di buona salute. Discorso cambia di molto, invece, se parliamo di anziani, persone con problemi di salute, donne in gravidanza e adolescenti.

A quanti caffè corrispondono dunque queste misure?

Ebbene, difficilmente un caffè espresso supera gli 80 mg di caffeina. Mentre un caffè americano, lungo e in tazza grande, può arrivare sino a 90 mg.

Cinque caffè al giorno sono anche troppi. Meglio rimanere al di sotto di tale cifra per essere sicuri di non esagerare e non avere ripercussioni negative sulla propria salute. Quindi è già al terzo o quarto espresso è bene fermarsi. Specialmente, se nel corso della giornata si assumono anche tè, cioccolato, cocacola, o bibite energetiche.

Lupini: un’arma vincente contro il diabete

Pubblicato il 30 Ago 2017 alle 9:26am

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