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Malnutrizione, arrivano le capsule con importanti additivi alimentari

Pubblicato il 21 Nov 2019 alle 8:48am

Sono due milioni i bambini che muoiono nel mondo a causa di malattie legate alla carenza di vitamine e sali minerali. Deficit alla base di ritardi nella crescita, cecità e patologie che rendono difficile anche funzioni quotidiane, come il lavorare, perpetuando il ciclo della povertà alle generazioni successive.

Fortificare gli alimenti, cioè arricchire con micronutrienti come iodio, ferro e acido folico i cibi che si tengono in dispensa, è una delle strategie più usate per combattere la malnutrizione. Ma è un approccio non sempre efficace: le aggiunte nutrizionali possono alterare colore e sapore del cibo, e luce, alte temperature e umidità rischiano di degradare queste sostanze prima ancora che vengano ingerite.

Un gruppo di ricerca del MIT è riuscito invece ad incapsulare una decina di nutrienti essenziali in un polimero biocompatibile (cioè non tossico per i tessuti viventi) che non si degrada in cottura o nella conservazione degli alimenti. Se il rivestimento, descritto su Science Translational Medicine, si rivelasse efficace anche con un test scientifico condotto su larga scala, potrebbe contribuire alla lotta contro la malnutrizione.

Nei primi test condotti sui topi, le capsule di polimero si sono aperte nello stomaco e hanno consegnato il loro prezioso carico di nutrienti preziosi all’interno dell’intestino, perché fosse così interamente assorbito. Quindi, con la collaborazione del Politecnico Federale di Zurigo, è stata la volta poi dei test condotti anche sull’uomo.

Le microcapsule a base di solfato di ferro sono state inserite nel sale da aggiungere al porridge di mais, alimento molto consumato nei Paesi in via di Sviluppo.

In un esperimento condotto su ragazze anemiche, bisognose di ferro, l’assorbimento della sostanza è risultato essere in quantitativo molto inferiore rispetto alle aspettative riposte: il polimero stava ritardando troppo il rilascio del ferro, impedendo così l’assorbimento nella parte superiore dell’intestino. Diminuendo la quantità di BMC, l’assorbimento è tornato nei limiti ottimali. Secondo gli scienziati, queste microparticelle potrebbero migliorare in modo esponenziale l’assunzione orale di integratori indispensabili per la salute umana soprattutto nei paesi in via di sviluppo.

Addio a gastro e colonscopia: sono in arrivo le capsule con ‘batteri intelligenti’

Pubblicato il 28 Mag 2018 alle 7:21am

Uno nuovo strumento tecnologico e avveniristico, molto presto ‘manderà in pensione’ esami fastidiosi che tutti odiano di fare come la gastro e colonscopia. Gli scienziati della Mit’s School of Engineering infatti hanno creato un sensore da inghiottire come una pillola, dotato di batteri geneticamente modificati, in grado di diagnosticare sanguinamento nello stomaco e altri problemi gastrointestinali. Questo approccio all’insegna di ‘batteri su chip’ combina i sensori prodotti a partire da cellule viventi con un’elettronica a bassissima potenza, che converte la risposta batterica in un segnale wireless leggibile da uno smartphone.

“Combinando sensori biologici ingegnerizzati con l’elettronica wireless a bassa potenza, siamo in grado di rilevare i segnali biologici nel corpo, quasi in tempo reale, aprendo la strada a nuove capacità diagnostiche”, afferma Timothy Lu, associato di ingegneria elettronica al Mit. Nel nuovo studio Usa, pubblicato su ‘Science’, i ricercatori hanno creato dei sensori che rispondono a un componente del sangue, dimostrando come sperimentato sui maiali.

Ma non solo. Questi ricercatori hanno anche progettato sensori in grado di reagire una molecola marker dell’infiammazione. Nell’ultimo decennio, i biologi hanno compiuto grandi progressi sull’ingegnerizzazione dei batteri per ‘rilevare’ inquinanti ambientali o marcatori di malattie. Questi batteri possono essere progettati per produrre dei segnali quando intercettano lo stimolo chiave, ma di solito è richiesta un’attrezzatura specializzata nel misurare la risposta.

Per rendere i batteri ‘diagnostici’ più utili in vista di future applicazioni mediche, il team del Mit ha deciso di combinarli con un chip elettronico in grado di tradurre la risposta batterica in un segnale wireless.