carenza di vitamina d

Ragazzino mangia salsicce e patatine, a 17 anni diventa cieco e sordo

Pubblicato il 05 Set 2019 alle 6:57am

I medici del Bristol Eye Hospital (Gb) hanno avuto in cura un ragazzino da quando la sua vista si era deteriorata del tutto, fino ad arrivare alla totale cecità, a causa della sua errata alimentazione. Fatta di sole salsicce e patatine. (altro…)

Vi è una correlazione tra carenza di vitamina D e creme ad alta protezione?

Pubblicato il 27 Mag 2018 alle 8:48am

La Società italiana di Medicina Estetica sostiene che ci sarebbero evidenze scientifiche che dimostrano che creme solari potrebbero schermare i raggi solari tanto da provocare una carenza di vitamina D, sebbene le creme per proteggersi dal sole sarebbero raccomandate, sempre e comunque. (altro…)

Vitamina D non solo efficace per le ossa, ma anche per la rigidità delle arterie

Pubblicato il 03 Gen 2018 alle 10:51am

Quando le pareti delle arterie sono molto rigide, il rischio di sviluppare un ictus o un infarto è molto elevato. Per questo motivo è essenziale agire tempestivamente al fine di ridurre al minimo tale probabilità. Una buona notizia, però, arriva dalla vitamina D. (altro…)

Fibromialgia e dolore cronico, come alleviarlo anche a tavola

Pubblicato il 07 Mag 2017 alle 8:45am

La fibromialgia, è una patologia muscolo scheletrica che colpisce soprattutto le donne. Si presenta come dolore cronico diffuso e tutta una serie di sintomi di non poco conto.

«Presenta, infatti, astenia, disturbi del sonno, di ansia, dell’umore e della sfera cognitiva che minano seriamente alla qualità della vita, relazionale e lavorativa delle persone», spiega il reumatologo Giannantonio Cassisi, segretario CReI. «Riguarda in prevalenza le donne e pare che solo il 20% dei pazienti che hanno dolore cronico diffuso abbiano la fibromialgia. È una malattia difficile da comprendere: bisogna conoscerla molto bene, e una cura ad oggi non è stata ancora trovata».

Il problema colpisce il 13% della popolazione, «riguarda nella stessa misura entrambi i sessi e può essere diagnosticata in base a due criteri: se si ha dolore alla parte alta e bassa e da ambo i lati del corpo per tre mesi consecutivi, oppure, secondo quelli che sono i topografici di Manchester, ossia se i pazienti indicano dei punti sui quadranti appositamente disegnati su un manichino».

Le cause possono essere diverse, «dalle malattie degenerative allo stress, passando per una carenza di vitamina D, fino ad arrivare ad una poliartrosi che perdura da parecchio tempo. Ecco perché bisogna allora stare particolarmente attenti alla diagnosi».

Una dieta scorretta, dice ancora l’esperto e colleghi, riuniti a Roma per il XX Congresso Nazionale del Collegio reumatologi Italiani (CReI) dedicato alle “Malattie senza dolore”, può determinare uno squilibrio della flora batterica intestinale finendo così per amplificare la percezione degli stimoli dolorosi. Dunque via libera alla dieta mediterranea, occhio alle intolleranze, sì all’integrazione con vitamina D: questi i primi consigli per chi soffre di fibromialgia e dolore cronico diffuso.

Infatti, secondo diverse ricerche è emerso che anche l’intestino potrebbe giocare un ruolo chiave nell’esordio della fibromialgia.

«Molti dei fibromialgici infatti presentano disturbi gastro-intestinali, come l’iperproliferazione batterica nel tenue o il colon irritabile». Il neurologo e nutrizionista Menotti Calvani dell’Università Tor Vergata di Roma, spiega «Sappiamo che molti dei recettori per neurotrasmettitori presenti nell’intestino influenzano il tono dell’umore e i centri del dolore. Sappiamo pure che l’intestino dei fibromialgici, in terapia con antidolorifici e gastroprotettori che riducono l’acidità gastrica, è più permeabile di altri. Questo vuol dire che mettono in circolo, nel corpo, più sostanze che causano dolore, come adrenalina e dopamina, per esempio».

Riequilibrare l’intestino significa dunque poter ridurre la sintomatologia della sindrome fibromialgica. Ma cosa bisogna fare? «In primis, si deve valutare se ci sono intolleranze: sappiamo che il 36% dei fibromialgici è intollerante al lattosio, mentre il 49% lo è al glutine». «Poi bisogna valutare se c’è carenza di vitamina D o un’alimentazione che non segue i principi della dieta mediterranea, con cibi poco cotti e ricchi di fibre che aiutano la corretta funzionalità intestinale».

Altro consiglio è quello di ridurre gli zuccheri, controllare la presenza o meno dell’alterazione di un gene, quello della produzione di acido folico, che grazie a una serie di meccanismi interni permette di eliminare omocisteina, anche questa causa di aumento del dolore. Da non dimenticare infine la buona abitudine di fare una costante attività fisica, che aiuta anche l’intestino a normalizzarsi.

Carenza di Vitamina D: bambini troppo tempo in casa, devono prendere il sole

Pubblicato il 12 Dic 2015 alle 8:29am

Il 60-70 per cento dei bambini e adolescenti italiani è in uno stato di ipovitaminosi D, ovvero carente di questa vitamina.

La carenza di vitamina D nella sua forma di deficit più estremo è la condizione responsabile del rachitismo carenziale, una patologia pediatrica che deforma le ossa fino a provocarne disabilità.

“La vitamina D è essenziale per la regolazione del metabolismo del calcio: fissa nelle ossa il minerale assunto dall’ambiente, ma tale processo avviene soprattutto nelle prime due decadi”, spiega Giuseppe Saggese, coordinatore scientifico del Consensus.

“La Vitamina D in età pediatrica” è il recente documento stilato con le raccomandazioni ai fini della prevenzione dell’ipovitaminosi D da 0 a 18 anni, presentato ieri dalla Società italiana di pediatria e dalla Società di pediatria preventiva e sociale, in collaborazione con la Federazione Medici Pediatri, Fimp.

“È intorno a 20 anni infatti che si raggiunge il picco di massa ossea: il valore massimo di mineralizzazione dell’osso – osserva Giuseppe Di Mauro, presidente Sipps – quindi tanto maggiore è il picco tanto minore è la probabilità di andare incontro all’osteoporosi nelle età successive della vita, soprattutto dopo la menopausa”.

Per questo motivo è importante assumere alimenti ricchi di vitamina D, praticare sport e una buona esposizione solare sia in inverno che in estate. Per questo i bambini devono uscire più spesso, stare all’aria aperta.

«Gioco e attività fisica all’aria aperta dovrebbero essere maggiormente incoraggiati soprattutto durante la bella stagione, anche perché da novembre a febbraio l’inclinazione dei raggi ultravioletti è insufficiente a favorire la produzione di vitamina D – spiega il dott. Corsello – Il consiglio è rivolto soprattutto agli adolescenti che registrano i deficit più elevati di vitamina D anche a causa di stili di vita errati, come passare molte ore chiusi in casa davanti al computer o alla tv e non fare attività fisica».