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Tumori, donne si ammalano di più

Pubblicato il 09 Ott 2020 alle 6:00am

Le donne si ammalano di tumore di più, rispetto agli uomini +3,4% e rispetto all’anno prima. A dirlo, I numeri del cancro, volume ricco di dati e indicazioni frutto della collaborazione tra i massimi esperti italiani oncologici ed epidemiologici (Aiom – Associazione Italiana di Oncologia Medica, Aortim – Associazione Italiana Registri Tumori, Siapec-Iap – Società Italiana di Anatomia Patologica e di Citologia Diagnostica, Fondazione Aiom, Passi – Progressi delle Aziende Sanitarie per la salute in Italia e PASSI d’Argento), presentato all’Istituto Superiore di Sanità.

L’incremento nelle diagnosi di tumore al polmone, fa, però, allarmare gli oncologi. Si osserva infatti che le over 70 hanno l’abitudine di fumare, che a partire dagli anni Settanta si è sempre più diffusa nella popolazione femminile. Sono 377 mila le nuove diagnosi di cancro previste quest’anno in Italia, 195 mila negli uomini e 182.000 nelle donne. Il tumore più frequentemente diagnosticato, in quest’anno, dicono i ricercatori, sarà il carcinoma della mammella, seguito dal colon-retto, polmone, prostata e vescica.

Epilessia, 65mln di malati nel mondo, 500mila solo in Italia

Pubblicato il 13 Feb 2020 alle 7:44am

I malati di epilessia, nel mondo, sono 65 milioni, di cui circa 500 mila solo in Italia, dove ogni anno si diagnosticano 36 mila nuovi casi: 20-25 mila con crisi isolate e 12-18 mila con crisi sintomatiche acute. Di questi, 90 mila sono bambini fino a 15 anni.

Le cause di questa patologia neurologica possono essere diverse e nel 30% dei casi la malattia è farmacoresistente.

Questa la fotografia stilata in occasione della Giornata mondiale dell’epilessia che si è celebrata lo scorso 10 febbraio. Il convegno si è concentrato anche sull’attività fisica.

Però se da una parte, avere una vita sociale con l’epilessia, dall’altro, la ricerca scientifica offre nuove opportunità molto positive: come ad esempio una innovativa terapia anti-neuroinfiammatoria (un ultra-microcomposito composto da palmitoiletanolamide e luteolina) che promette, a seconda dei casi, di ritardare la comparsa della crisi epilettica o di supportare l’azione della terapia farmacologica tradizionale con la possibilità, per il futuro, di ridurre il dosaggio dei farmaci antiepilettici e quindi dei suoi effetti collaterali. “È stato dimostrato che la neuroinfiammazione ha un ruolo importante nella genesi e nella progressione dell’epilessia. Si accompagna, inoltre, ad un elevato grado di stress ossidativo localizzato, in grado di favorire la comparsa dell’attacco epilettico”, spiega Livio Luongo, docente associato di farmacologia all’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli di Napoli.

Influenza: superato già il primo milione di casi in Italia

Pubblicato il 05 Gen 2020 alle 7:05am

Sono circa 225.000 gli italiani che hanno passato la settimana di Natale a letto a causa dell’influenza, mentre il totale dei casi da ottobre a oggi supera il milione e mezzo di casi, soprattutto se si parla di bambini sotto i 5 anni. Nell’ultima settimana di dicembre “lieve calo” dei casi dovuto alla chiusura delle scuole per le festività. A darne notizia il bollettino di sorveglianza epidemiologica Influnet dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss). La Provincia Autonoma di Trento, Marche e Campania sono state le Regioni più colpite.

Come riporta il bollettino Influnet, il numero totale dei casi di influenza dall’inizio della sorveglianza è stato 1.587.000. Nella settimana dal 23 al 29 dicembre, l’incidenza totale è stata pari a 3,7 casi per mille assistiti, e tra i bambini al di sotto dei cinque anni ha raggiunto 10 casi per mille. Di pari passo, vanno anche i contagi. Crescono i casi più gravi, ovvero caratterizzati da complicanze respiratorie che hanno reso necessario il ricovero in terapia intensiva.

Secondo il bollettino FluNews Italia, sempre a cura dell’Iss, fino al 22 dicembre scorso, se ne contavano 8 casi, quasi tutti con condizioni di rischio come obesità, malattie cardiovascolari e diabete. Di questi, 3 morti.

Altri i casi registrati nel ponte del 1° dell’anno. Di cui ad oggi non si conoscono ancora i numeri precisi.

Balbuzie, in aumento i casi. Ma come superare questo problema?

Pubblicato il 26 Ott 2019 alle 6:25am

La balbuzie non è altro che, un disordine del ritmo della parola nel quale il soggetto sa di preciso cosa intende dire, ma nello stesso modo non è in grado di dirlo. È un insieme di alterazioni del ritmo e della fluidità dell’espressione verbale. Nella stragrande maggioranza dei casi è vissuto con grande disagio psicologico da chi ne soffre. Soprattutto se si fa un certo tipo di lavoro.

I casi di balbuzie in Italia sono aumentati dell’8% negli ultimi dieci anni. La notizia arriva dal primo convegno italiano sui disturbi della fluenza verbale, in corso dal 25-26 ottobre a Calenzano alle porte di Firenze con il patrocinio della Federazione Logopedisti Italiani (FLI), del Dipartimento di Scienze Chirurgiche dell’Università di Torino e della Sapienza Università di Roma.

C’è, però, anche una bellissima notizia. Tre casi su 4 possono recuperare la fluidità nel linguaggio. Come? Se la balbuzie è affrontata agli esordi prima dei sette anni. Quando invece, si arriva all’adolescenza è molto più complicato. Si può migliorare ma non completamente come invece capita per i bambini. Nell’adulto è ancora più difficile, per la prolungata esposizione a questo disturbo del linguaggio.

In Italia questo disturbo, colpisce il 17% dei bambini. Interessa di più gli uomini, rispetto alle donne con un rapporto di 4:1.

I giovani i più numerosi: due ragazzi contro una ragazza.

L’approccio terapeutico prevede il lavoro tra un logoterapeuta e uno psicologo. La terapia in media dura dai sei ai 12 mesi. La balbuzie spesso sparisce da sola soprattutto quando si manifesta prima dell’età della scuola elementare. Se questo disturbo invece, del linguaggio dura più di un anno, occorre rivolgersi subito a uno specialista. Chi soffre di balbuzie spesso ha problemi legati all’autostima che possono incidere anche in modo significativo sulla qualità della loro vita.

Italia, nazione europea più colpita dal tetano

Pubblicato il 07 Lug 2019 alle 11:26am

L’Italia è la capitale europea del tetano: è quanto emerge da ultimo rapporto European center for disease prevention and control. Stando al quale, degli 82 casi registrati nel corso del 2017, ben 33 hanno riguardato pazienti italiani. Più in generale, dal 2013 a oggi l’Ecdc ha censito 552 casi in tutta Europa, dei quali ben 231 solo in Italia.

Negli ultimi anni la nostra nazione ha registrato il maggior numero di casi. Il rapporto dell’Ecdc sottolinea come a essere colpiti siano stati in prevalenza anziani. Il 70% degli episodi registrati nel 2017 ha riguardato persone over 65.

Il vaccino somministrato in età pediatrica non garantisce infatti una protezione perenne da questa malattia non contagiosa. Come ricorda il ministero della Salute, è opportuno effettuare dei richiami ogni 10 anni. Per quanto l’Italia abbia ancora dei problemi a vaccinare i bambini entro i 24 mesi, come dimostrano i dati raccolti nell’inchiesta Vaccini d’Italia.

La mappa inserita nel rapporto, mostra le coperture vaccinali a 24 mesi al 31 dicembre 2018. I territori colorati di rosso sono quelli nei quali non è stato raggiunto l’obiettivo di copertura del 95%. Basse coperture che si traducono anche in casi di tetano pedriatico: ben tre nell’ultimo anno, il più recente è quello riguardante una bambina di 10 anni tuttora ricoverata a Verona.

I dati che arrivano dall’Ecdc dicono che il nostro Paese, oltre a migliorare la copertura in età pediatrica, deve però impegnarsi anche nella sensibilizzazione degli adulti ed anziani affinché effettuino i richiami previsti.