cervello

Forza muscolare collegata alla salute del cervello, lo dice uno studio

Pubblicato il 03 Ott 2019 alle 6:56am

La forza con cui non afferriamo gli oggetti, facciamo sport, potrebbe essere collegata alla salute del cervello. A dirlo un gruppo di ricerca della North Dakota State University, negli Stati Uniti, pubblicato sul Journal of Alzheimer’s Disease, che conferma il legame che esisterebbe tra salute del corpo e della mente a dimostrazione come misurare la forza della presa possa aiutare a individuare i deficit di memoria e apprendimento collegati all’avanzare dell’età.

I ricercatori della North Dakota State University, hanno esaminato, infatti, 13.828 partecipanti con almeno 50 anni, seguendoli per 8 anni per valutare capacità cognitiva attraverso test tradizionali basati su valutazione attenzione, memoria, linguaggio, orientamento. Dai risultati è emerso poi che man mano che si riduceva la forza di impugnatura aumentava la probabilità di declino cognitivo e soprattutto di declino cognitivo grave.

Questi risultati, dicono i ricercatori, confermano che “rimanere fisicamente attivi influisce sulla salute cognitiva” e che potenziare la muscolatura potrebbe avere effetti sul cervello”, ha spiegato la principale autrice dello studio, la gerontologa Sheria Robinson-Lane. Inoltre, dimostrano anche che “interventi mirati a prevenire o ritardare il declino cognitivo dovrebbero anche prevedere la misurazione della forza dell’impugnatura come strumento di valutazione”.

Internet può modificare il cervello rendendoci più distratti

Pubblicato il 10 Giu 2019 alle 6:50am

Nell’era di internet abbiamo tutti un po’ di difficoltà a concentrarci. In quanto distratti da una serie di notifiche, di messaggi e curiosità che ci arrivano. Sembra infatti, un po’ un cliché, ma un conto sono le chiacchiere da bar, un conto sono le evidenze scientifiche. A tal proposito è stato appena pubblicato su World Psychiatry uno studio che fa il punto della situazione e ci fa molto riflettere sull’argomento. A realizzarlo è un team internazionale che coinvolge diversi istituti di ricerca (Western Sydney University, Harvard University, Kings College, Oxford University e University of Manchester).

Gli autori hanno messo insieme i risultati di diverse ricerche nell’ambito della psicologia, psichiatria e neuroimaging. E in effetti è emerso che la letteratura scientifica pare suggerire che internet possa essere la causa di alterazioni acute e prolungate in specifiche aree cognitive. Ciò influenzerebbe la nostra attenzione, i nostri processi legati alla memoria e le interazioni sociali. L’articolo fa una serie di valutazioni, come ad esempio quelli che sono gli effetti neuroplastici dell’esposizione ad internet. Perché ci sono, e non è una cosa da poco.

“I risultati chiave di questo report sono che gli alti livelli di utilizzo di internet potrebbero in effetti avere un impatto su molte funzioni del cervello”, spiega Joseph Firth, autore principale dello studio. Aggiungendo anche che “Per esempio, il flusso illimitato di richieste e notifiche da internet ci incoraggia a mantenere costantemente un’attenzione divisa. A sua volta può ridurre la nostra capacità di mantenere la concentrazione su un singolo compito”.

“La premessa è che la nostra interazione con l’ambiente esterno è in grado di esercitare un effetto sulla struttura e la funzione del nostro cervello (neuroplasticità). E quindi sulle nostre capacità e il nostro comportamento. Che dal cervello dipendono”, spiega a Wired Giovanna Zoccoli, professoressa di fisiologia al dipartimento di scienze biomediche e neuromotorie dell’Università di Bologna.

Obesità, le possibili ripercussioni a livello cerebrale

Pubblicato il 28 Apr 2019 alle 8:26am

L’obesità può avere ripercussioni anche a livello cerebrale. Livelli più elevati di grasso corporeo sarebbero essere associati a differenze sostanziali ricercabili nella forma e nella struttura del cervello, compresi volumi più piccoli di materia grigia. A rivelarlo uno studio condotto dal Leiden University Medical Center, in Olanda, pubblicato sulla rivista scientifica Radiology.

Precedenti ricerche avevano già collegato l’obesità a un aumentato rischio di declino cognitivo e di demenza, suggerendo che la malattia può causare cambiamenti al cervello. Per saperne di più, gli scienziati hanno analizzato i risultati di ‘imaging’ cerebrale di oltre 12.000 partecipanti allo studio di Biobank nel Regno Unito. Con sofisticate tecniche di risonanza magnetica hanno fornito informazioni sia sulla materia grigia ricca di neuroni sia sulla sostanza bianca, spesso indicata come il cablaggio del cervello.

Resuscitato cervello di maiale morto. L’esperimento aiuterà a cancellare danni da ictus

Pubblicato il 20 Apr 2019 alle 6:11am

L’equipe di scienziati dell’Università di Yale, coordinato dal professor Nenad Sestan, è riuscito a restituire vita al cervello di 32 maiali morti da diverse ore. Una tecnica questa, che stando a quanto pubblicato sulle pagine della rivista scientifica Nature, ha permesso ai ricercatori di ripristinare la circolazione sanguigna, le funzioni cellulari, fino a formare delle sinapsi. Primi autori sono Zvonimir Vrselja e Stefano G. Daniele. Al progetto ha collaborato anche l’italiana Francesca Talpo, che lavora fra Yale e l’Università di Pavia.

La giovane ricercatrice ha notato anche una debolissima attività elettrica legata alle cellule: l’elettroencefalogramma resta piatto e non si può parlare di alcun risveglio della coscienza.

La scoperta, è comunque importantissima, perché rievoca gli esperimenti del dottor Victor Frankenstein, descritti da Mary Shelley, che sfida le ipotesi sulla tempistica e la natura irreversibile della fine di alcune funzioni cerebrali dopo la morte. Danni causati dall’ictus.

Declino memoria bloccato con impulsi elettrici

Pubblicato il 12 Apr 2019 alle 8:12am

Gli organi del nostro corpo, come del resto anche il cervello non è esente da invecchiamento. Si tratta però di un processo che porta alla costante degenerazione delle connessioni interneuronali con conseguente perdita di capacità cognitive prima tra tutte la memoria. Questo processo è un passo obbligato nella vita umana. ma sembra però che gli scienziati abbiano trovato un’interruttore per invertire tale processo sfruttando la plasticità neuronale, capacità unica dei neuroni che consente l’adattamento, tramite la creazione di nuove connessioni e il riarrangiamento di quelle già presenti, a determinati stimoli.

Il Dott. Reinhart, neuroscienziato dell’Università di Boston, spiega che il lavoro si è incentrato su una parte della cognizione chiamato memoria di lavoro, fondamentale per un’ampia varietà di compiti, come ad esempio il riconoscimento dei volti, l’eseguire operazioni aritmetiche e navigare in un nuovo ambiente.

La memoria di lavoro è particolarmente sensibile ad invecchiamento e il suo deterioramento è causato da una desincronizzazione elettrica nelle due regioni temporali e frontali che ne causa il declino progressivo poiché ne riduce le capacità di interscambio di informazioni danneggiando le connessioni a distanza tra i neuroni della sostanza grigia.

Gli scienziati hanno allora deciso di fare un confronto tra 42 persone di età compresa tra i 20 e 29 anni e altre 42 persone con età compresa tra 60 e 76 anni. Il gruppo più vecchio era più lento e meno accurato nei test, perciò l’equipe ha deciso di sottoporli a stimolazione elettrica non invasiva mirando a sincronizzare le aree del cervello, ciò ha prodotto un notevole miglioramento delle prestazioni cognitive nel gruppo più anziano dei soggetti, con un risultato maggiormente positivo nei soggetti con la più critica situazione di partenza.

“Stiamo vedendo i più grandi miglioramenti nelle persone con i maggiori deficit al basale e questo è sicuramente un ottimo auspicio per il lavoro clinico nei pazienti con disturbi cognitivi“, ha dichiarato infine Reinhart.

Placche di Alzheimer distrutte con luci e suoni

Pubblicato il 17 Mar 2019 alle 7:07am

Grazie all’aiuto di luce e suoni sono state distrutte le placche responsabili dell’Alzheimer. Il risultato, registrato nei topi, è stato dichiarato molto importante in quanto nel cervello degli animali sono state osservate nuovamente le funzioni cognitive in precedenza perdute con l’aiuto di luce e suoni e distrutte le placche responsabili dell’Alzheimer.

I ricercatori, coordinati da Li-Huei Tsai, del Massachusetts Institute of Technology (Mit), visti i risultati ottenuti, puntano ora a sperimentare anche sull’uomo. Lo studio in questione è stato pubblicato sulla rivista scientifica Cell.

L’Alzheimer è una malattia caratterizzata dall’accumulo nel cervello della proteina beta-amiloide in grado di bloccare la trasmissione dei segnali elettrici tra le cellule. E, giacché questi segnali sono coinvolti anche nella produzione delle onde cerebrali, la malattia riduce la generazione di queste onde e in particolare di quelle coinvolte nelle funzioni cerebrali come ad esempio attenzione, percezione e memoria.

Nell’esperimento condotto dagli scienziati, la stimolazione visiva e uditiva ha indotto il cervello dei topi a ricreare le onde cerebrali in precedenza perse a causa della malattia e questo ha avuto l’effetto di rimuovere la placca in ampie aree del cervello, comprese quelle cruciali per funzioni cognitive come ad esempio, apprendimento e memoria. Un risultato basato su due ricerche precedenti condotte dallo stesso gruppo. In cui nella prima era stato dimostrato che una luce lampeggiante 40 volte al secondo, fatta osservare ai topi con Alzheimer, aveva ripristinato alcune delle onde cerebrali perse, rimuovendo parte delle placche; mentre nella seconda era stato testato l’effetto della stimolazione uditiva sulle capacità cognitive dei topi. Gli animali erano stati stimolati con suoni e dopo il trattamento avevano anche affrontato meglio il percorso di un labirinto che richiedeva di ricordare alcuni punti chiave.

Settimana Mondiale del Cervello, conosci il neurologo. Ecco cosa fare per tutelarlo al meglio

Pubblicato il 06 Mar 2019 alle 2:11pm

Una sinfonia, quella rappresentata dai più comuni e frequenti gesti quotidiani, diretta da un maestro d’orchestra d’eccezione: il cervello. Affascinante e misterioso, l’organo più prezioso del corpo umano coordina, infatti, in modo armonico le funzioni di tutto l’organismo. Per questo, proteggerlo risulta di fondamentale importanza. “Proteggi il tuo cervello” è il claim che quest’anno la Società Italiana di Neurologia (SIN) lancia in occasione della Settimana Mondiale del Cervello dall’11 al 17 marzo in oltre 80 Paesi del mondo. Obiettivo è quello di aumentare la consapevolezza e sottolineare l’importanza della prevenzione nella lotta alle malattie neurologiche, che solo in Italia colpiscono circa 5 milioni di persone.

Dalla Malattia di Alzheimer a quella di Parkinson, dall’Ictus cerebrale alla Sclerosi Multipla, dall’epilessia fino ad arrivare all’emicrania e ai disturbi del sonno. Sono questi alcuni dei disturbi neurologici che, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, colpiscono ben 1 miliardo di persone nel mondo. Oltre 47 milioni i casi di demenza e una stima di circa 7.7 milioni di nuovi malati ogni anno. Tra le demenze, la forma più comune è l’Alzheimer con cui sono chiamati a convivere 40 milioni di persone nel mondo. Sono circa 6 milioni, invece, le persone che ogni anno muoiono a causa di un Ictus cerebrale e 33 milioni i sopravvissuti con esiti più o meno invalidanti. Quanto alla Sclerosi Multipla (SM), circa 2.5 milioni le persone che convivono con le sue manifestazioni, mentre sono 6 milioni quelle affette dalla Malattia di Parkinson. Infine l’emicrania cronica che colpisce nel mondo 1 persona su 10 ed è ritenuta seconda causa di disabilità per il forte impatto che ha su chi ne è affetto.

Adottare uno stile di vita sano è il primo passo per prendersi cura del proprio cervello, ma la prevenzione passa anche attraverso un consulto dello specialista di riferimento. Il neurologo, l’unico in grado di comprendere lo straordinario ingranaggio del sistema nervoso, e protagonista indiscusso dello spot “Conosci il Neurologo, Proteggi il Tuo Cervello” che la SIN ha voluto realizzare e diffondere proprio oggi in occasione del lancio della Settimana Mondiale del Cervello. Lo spot verrà trasmesso sulle principali reti nazionali dalla RAI a LA7, da Sky a Mediaset.

“La SIN ha fortemente voluto realizzare e diffondere questo spot per promuovere la figura dell’unico specialista che conosce a fondo il cervello e il suo funzionamento – ha commentato il Prof. Gianluigi Mancardi, Presidente SIN – Spesso, infatti, il paziente ha una paura ingiustificata di rivolgersi al neurologo, rinviando il consulto medico anche laddove necessario. Iniziative come la Settimana Mondiale del Cervello sono importanti occasioni per ricordare, in Italia e nel mondo, l’importanza della prevenzione nel contrastare l’insorgenza di patologie neurologiche. Proteggere il nostro cervello significa sia modificare errate abitudini che spesso ci vedono protagonisti, sia non sottovalutare sintomi e manifestazione che possono far sospettare un disturbo neurologico e che richiedono il parere del neurologo. Disturbi della memoria, del linguaggio, ma anche del sonno, possono infatti essere la spia di importanti disordini neurologici. La diagnosi precoce rappresenta una potente arma a nostra disposizione: solo riconoscendo tempestivamente un disturbo, infatti, è possibile mettere in atto quell’intervento terapeutico volto a limitare quanto più possibile importanti conseguenze”.

Alla conferenza stampa che si è tenuta questa mattina al Palazzo Bovera hanno partecipato il Prof. Mario Zappia, Segretario SIN, Professore Ordinario di Neurologia presso l’Università di Catania e Direttore della Clinica Neurologica dell’A.O.U “Policlinico Vittorio Emanuele” di Catania, il Prof. Giuseppe Plazzi, Centro per lo Studio e la Cura dei Disturbi del Sonno dell’Università di Bologna, il Prof. Carlo Ferrarese, Direttore Scientifico del Centro di Neuroscienze dell’Università di Milano-Bicocca e Direttore della Clinica Neurologica presso l’Ospedale San Gerardo di Monza, il Prof. Danilo Toni, Associato in Neurologia, Direttore Unità di Trattamento Neurovascolare e Neurologia d’Urgenza Policlinico Umberto I di Roma, il Prof. Antonio Toscano, Professore Ordinario di Neurologia, Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università di Messina, il Prof. Roberto Eleopra, Vicepresidente SIN e UOC Neurologia 1 – Parkinson e Disordini del Movimento, Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta Milano, il Prof. Gianluigi Mancardi, Presidente della SIN, Clinica Neurologica Università di Genova.

Nel corso della settimana di prevenzione del cervello sono previsti incontri divulgativi e convegni scientifici, attività per gli studenti delle scuole secondarie e open day presso le cliniche neurologiche: numerose iniziative gratuite che si svolgeranno in tutto il territorio nazionale e avranno come protagonista il nostro organo più complesso, il cervello, che ci permette di pensare, ricordare, muovere, sentire, parlare, vedere, dormire e organizzare tutte le nostre numerose attività.

Cervello, è possibile risvegliarlo quando invecchia

Pubblicato il 04 Mar 2019 alle 6:13am

Un nuovo studio rivela che è possibile risvegliare il cervello che sta invecchiando, lasciando cadere in una sorta di letargo le sue cellule staminali. E’ un segnale tipico delle infiammazioni che addormentano le sue cellule più vitali, rivela lo studio apparso sulla rivista scientifica Cell, condotto sui topi nel Centro di ricerca tedesco sul cervello (Dkfz) di Heidelberg e che ha scoperto che è sufficiente disattivare quel segnale per far sì che le cellule staminali tornino ad attivarsi come una volta. (altro…)

Studio europeo “Imagen”, bastano pochi spinelli per alterare il cervello dei ragazzi

Pubblicato il 16 Gen 2019 alle 7:13am

Bastano pochi spinelli per alterare la struttura del cervello nei ragazzi. E’ quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Journal of Neuroscience dai ricercatori dell’Università del Vermont, negli Usa. Un anomalo incremento del volume della corteccia cerebrale, in corrispondenza di aree legate alle emozioni e alla memoria, è stato osservato per la prima volta in quattordicenni che avevano consumato cannabis occasionale.

Il risultato ottenuto dai ricercatori ora apre a nuovi interrogativi sulla legalizzazione della sostanza a scopo ricreativo. “A quanto pare basterebbe consumare solo uno o due spinelli per modificare i volumi della materia grigia in questi giovani adolescenti”, ha sottolineato lo psichiatra Hugh Garavan.

I ricercatori hanno infatti analizzato i dati relativi allo sviluppo cerebrale e salute mentale di adolescenti di Gran Bretagna, Irlanda, Francia e Germania nell’ambito del progetto europeo “Imagen”. Lo studio in questione ha incluso 46 quattordicenni che avevano fatto uso di cannabis appena una o due volte in totale.

Dall’osservazione fatta gli specialisti si sono rilevati aumenti anomali di alcune aree della materia grigia che erano risultati essere sensibili ai cannabinoidi: le alterazioni più significative sono state riscontrate nell’amigdala (legata alla paura e altri processi emotivi) e nell’ippocampo (legato alla memoria e alle abilita’ spaziali).

La ricerca continua ora, in quanto, resta ancora da capire quali siano la portata e il significato di queste alterazioni strutturali.

Sei mesi di sport ringiovaniscono cervello di 9 anni

Pubblicato il 23 Dic 2018 alle 6:00am

Lo sport fa bene alla salute e porta innumerevoli benefici al fisico e alla mente. Due recenti studi scientifici ne sono una conferma. La prima ricerca pubblicata su Neurology, rivela che svolgere attività fisica aerobica (camminata, corsa, bicicletta) in modo regolare per tre volte alla settimana per sei mesi di seguito può ringiovanire il cervello di nove anni, migliorando così anche le funzioni cognitive in chi ha lievi deficit. Una seconda ricerca, pubblicata sul British Journal of Sports Medicine, basata sulla revisione di dati relativi a 40 mila pazienti, suggerisce poi che lo sport potrebbe essere efficace anche come i farmaci per combattere la pressione alta.

Nella prima indagine, condotta da James Blumenthal, della Duke University Medical Center a Durham, sono stati coinvolti 160 partecipanti di età media sui 65 anni e tutti con lievi deficit cognitivi (problemi di memoria e di organizzazione mentale, capacità decisionale) e sedentari. I volontari hanno diviso il campione in 4 gruppi, il primo doveva svolgere 45 minuti di sport (10 di riscaldamento e 35 su un tapis roulant correndo o camminando) per tre volte a settimana, il secondo la dieta contro l’ipertensione (DASH) che è un’alimentazione ricca di fibre, legumi, frutta secca, frutta e verdura e povera di sale e carne; il terzo doveva seguire entrambe le “prescrizioni” e l’ultimo nessuna. Tutti i partecipanti sono stati valutati prima e dopo l’intervento con test cognitivi ad hoc.

A sei mesi dall’intervento, chi aveva praticato sport e chi aveva sia praticato sport che seguito la dieta, avevano dimostrato un miglioramento considerevole nelle loro «funzioni esecutive» (capacità di riflettere, decidere, organizzare, portare a termine un compito), comparabile a nove anni di invecchiamento in meno. In particolare se il campione partiva da un cervello con un’età stimata di 93 anni, 28 anni in più della loro vera età anagrafica a causa dei deficit cognitivi, dopo sei mesi i partecipanti che hanno sia fatto sport sia seguito la dieta DASH hanno mostrato di avere funzioni esecutive pari a quelle di un 84enne. Nessun miglioramento è stato riscontrato negli altri due gruppi, segno che la dieta da sola non è sufficiente a sortire cambiamenti significativi; ma per confermare questo dato, concludono gli esperti, lo studio va ripetuto su un più ampio campione di individui.