Coronavirus

La foto della speranza. Neonato strappa la mascherina al medico che lo ha fatto nascere

Pubblicato il 19 Ott 2020 alle 6:00am

Un bimbo che cerca di strappare al medico che lo ha fatto nascere la mascherina che ha sul volto. E la frase “vogliamo tutti un segno del fatto che presto toglieremo le mascherine”. Questa l’immagine postata da un ginecologo di Dubai, il dottor Samer Cheaib, che in poco tempo è divenuta virale sul web, al punto che è stata definita l’immagine simbolo di quest’anno che ha portato con sé tante cose negative per tutti quanti noi. Il mondo intero.

Il dottor Cheaib,rispondendo, ha commentato con queste parole questa immagine, dicendo: “si tratta di un neonato con una visione”. Parlando della fotografia ha detto a GulfNews: “Questo bambino era il secondo di una coppia di gemelli il cui parto è avvenuto un paio di settimane fa. Il padre, felice, mi stava fotografando mentre tenevo in braccio i bambini. Il secondo ha tentato di strapparmi la mascherina e il papà ha sentito il bisogno di catturare questo momento. C’era positività nella foto e penso che faccia sorridere le persone che la vedono. La positività e il sorriso lavoreranno per aumentare l’immunità delle persone e aiutare a combattere questa pandemia”. Un’altra foto simbolo della pandemia è invece del mese di marzo, italiana.

Un neonato sdraiato sulla pancia nella sua culla, con un pannolino su cui è stato disegnato un arcobaleno sotto la scritta ‘andrà tutto bene!’, all’ Ospedale Niguarda di Milano, accompagnata dal post ” “Più forte di tutto c’è la vita!”.

Foto dal web

Covid-19, aumenta numero contagi. Non esclusi dei mini lockdown

Pubblicato il 16 Ott 2020 alle 6:00am

“Si assiste a un’accelerazione nell’evoluzione dell’epidemia, ormai entrata in una fase acuta con aumento progressivo nel numero dei casi” e con “evidenze di criticità nei servizi territoriali ed aumenti nel tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva e area medica che rischiano, in alcune Regioni/PA, di raggiungere i valori critici nel prossimo mese”. A rivelarlo è il monitoraggio settimanale condotto dal ministero della Salute-Iss. In 18 Regioni il valore dell’indice di trasmissibilità Rt è sopra l′1. Il valore più alto si registra in Valle d’Aosta (1.53), dopo il Piemonte (1.39) e la Provincia autonoma di Bolzano (1.32). Tre le Regioni con Rt pari a 1 o sotto 1. La Basilicata invece registra 1, la Calabria lo 0.94, il Molise lo 0.83. (altro…)

Nuovo Dpcm, Conte: bar chiusi alle 21 e feste a casa (con mascherina) max 6 persone. Ipotesi lezioni da remoto alle superiori

Pubblicato il 12 Ott 2020 alle 8:29pm

Con il nuovo Dpcm del governo Conte per contrastare l’emergenza sanitaria da coronavirus, sono raccomandate le mascherine anche in casa non conviventi, feste a domicilio con un massimo 6 persone (ma anche questa è solo una raccomandazione), stop poi agli sport amatoriali di contatto e stop anche alle gite scolastiche.

Per i locali che non fanno servizio al tavolo chiusura anticipata alle 21.

Le mascherine all’aperto e in casa

«Nel Dpcm andremo a inserire la previsione delle mascherine all’aperto che abbiamo già messo in termini generali nel decreto legge. Mentre però è vincolante la norma sulle mascherine all’aperto, inseriremo una forte raccomandazione sulle mascherine all’interno delle abitazioni private in presenze di persone non conviventi. Non riteniamo di introdurre una norma vincolante ma vogliamo dare il messaggio che se si ricevono persone non conviventi anche in casa bisogna usare la mascherina», ha spiegato Conte nell’incontro con le Regioni e i Comuni.

Feste in casa, massimo sei persone

Stop alle feste private, con una «forte raccomandazione» a limitare anche quelle in casa, se partecipano più di sei persone. Il presidente del Consiglio avrebbe spiegato, a quanto si apprende, che sul punto è prevista una riflessione che è ancora in atto. Alcuni tra i ministri continuano infatti a spingere perché venga introdotto un divieto vero e proprio, anche in casa.

Locali, chiusura alle 21

La proposta del governo è di chiudere i locali senza servizio al tavolo e vietare il consumo di cibo e bevande all’aperto dalle 21, in modo tale da poter così evitare anche gli assembramenti. prevista, pertanto, la chiusura di pub, locali e ristoranti con servizio al tavolo a mezzanotte. Alcuni governatori, però, non sarebbero convinti su questa linea di contrasto al coronavirus.

Matrimoni, limite di 30 persone

Per quanto riguarda invece le cerimonie – matrimoni, comunioni, cresime e funerali – restano in vigore le regole dei protocolli già approvati ma viene messo un limite massimo di 30 persone per gli eventuali ricevimenti successivi.

Gli sport amatoriali di contatto

Confermata anche l’ipotesi di sospendere gli sport di contatto, come ad esempio calcetto o basket, a livello amatoriale, contentiti invece a livello dilettantistico, per le società che abbiano adottato protocolli per limitare i contagi. La ratio, viene spiegato, è non penalizzare chi per la ripresa dell’attività ha fatto investimenti e adottato protocolli, a partire dalle diverse federazioni sportive.

Ipotesi lezioni a distanza

Lezioni a distanza alle superiori, per alleggerire la pressione sui trasporti. È la proposta avanzata dal presidente dell’Emilia Romagna e presidente delle Regioni Stefano Bonaccini, nel corso della riunione con il governo. La proposta di tenere le lezioni in videoconferenza per gli alunni più grandi sarebbe stata condivisa dai presidenti di Regione e non è detto che il governo prenda una decisione anche oggi. Ma «il tema esiste», spiega un ministro. Tra le misure proposte dal governo a Regioni e Comuni c’è quella di impedire le gite scolastiche, attività didattiche fuori sede e gemellaggi.

Ieri il ministro della Salute Roberto Speranza commentando a “Che tempo che fa” il nuovo editto che emanerà il premier Giuseppe Conte, si è voluto soffermare sulla stretta alle feste, anche a quelle private: “Io ho proposto che vengano vietate tutte le feste, che in questo momento possono essere evitate. Andare a scuola è una cosa fondamentale, andare a lavoro è fondamentale”. “Quando c’è una norma, questa va rispettata e gli italiani hanno dimostrato di non aver bisogno di un carabinieri o di un poliziotto a controllarli personalmente. Ma è chiaro che aumenteremo i controlli, ci saranno le segnalazioni”.

In pratica, Speranza si è appellato pubblicamente agli italiani chiedendogli di fare i delatori, gli spioni. E così da oggi, da domani e fino a non si sa quando, il vostro vicino o, magari, qualcuno a cui state sui cosiddetti…, potrebbe chiamare la polizia o i carabinieri perché secondo lui nella vostra casa c’è più movimento del solito. E, di conseguenza, spetterà alla discrezionalità del carabiniere o del poliziotto che avrà il compito di bussare alla vostra porta decidere se effettivamente in casa c’è una festa o meno e quindi comminarvi una bella multa. Tutti sappiamo che nessuna autorità può entrare in casa senza un mandato, e proprio per questo viene in mente un’altra normativa che in questo caso assume contorni decisamente inquietanti: la flagranza di reato. Se secondo le forze dell’ordine in casa vostra c’è una festa, in quanto colti in flagrante, gli agenti potrebbero fare irruzione in casa vostra anche senza un mandato.

Quale sarà il criterio per stabilire cosa è una festa e cosa no?

Photo Credit orizzontescuola.it

Asma e coronavirus, cosa c’è da sapere

Pubblicato il 03 Ott 2020 alle 6:00am

Dal 12 al 16 ottobre torna la quarta edizione di ASMA ZERO WEEK, la campagna di sensibilizzazione sull’asma che offrirà ai 3 milioni di pazienti la possibilità di effettuare una visita di controllo gratuita e ricevere informazioni utili alla gestione della malattia. Per ricevere la consulenza gratuita presso uno dei 40 Centri aderenti è necessario chiamare il Numero Verde 800 62 89 89 dal lunedì al venerdì (esclusi giorni festivi), dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 18.00. Promossa da FederASMA e ALLERGIE Odv – Federazione Italiana Pazienti, con il patrocinio della Società Italiana di Allergologia, Asma ed Immunologia Clinica (SIAAIC) e della Società Italiana di Pneumologia (SIP/IRS), e in partnership con AstraZeneca, l’iniziativa intende sensibilizzare i pazienti sull’importanza della prevenzione degli attacchi d’asma attraverso l’adozione di corrette strategie terapeutiche e informare l’opinione pubblica circa i possibili campanelli d’allarme e i rischi connessi alla loro sottovalutazione.

Sono circa 300 milioni le persone nel mondo chiamate a convivere con l’asma, 1 ogni 20. In Europa circa 30 milioni di bambini e adulti di età inferiore ai 45 anni soffrono di questa impattante malattia infiammatoria cronica delle vie aeree1. Dispnea, sensazione di costrizione toracica, tosse e broncospasmo sono i sintomi principali che richiedono l’attenzione dello specialista.

“Nonostante le ben note e significative difficoltà legate all’emergenza sanitaria in corso – dichiara Laura Mastrorillo, Presidente FederASMA e ALLERGIE Odv – abbiamo fortemente voluto rilanciare questa importante iniziativa giunta ormai alla sua quarta edizione. Mentre continuiamo ad adottare le precauzioni per limitare il contagio COVID-19, non dobbiamo dimenticare che la prevenzione e la cura dell’asma restano fondamentali per i pazienti, e FederASMA rimane sempre in prima linea al loro fianco. Come Associazione di riferimento nel nostro Paese, sentiamo infatti il dovere di far sì che tutte le persone che ne necessitino, ricevano e assumano una terapia di controllo adeguata e vengano monitorate periodicamente. Una corretta gestione della malattia, infatti, si traduce sia in miglioramento della qualità di vita dei pazienti sia in riduzione di morbosità, mortalità e costi del Sistema Sanitario Nazionale”.

Ed è proprio nel corso della pandemia da SARS-CoV-2 che molto si è discusso su come l’infezione possa impattare nelle persone con asma. Dati interessanti arrivano dal Severe Asthma Network Italy che ha evidenziato come le persone con asma grave non siano ad alto rischio di contrarre l’infezione da SARS-CoV-2 e di andare incontro a complicanze severe da COVID-19. Su 1.504 pazienti, i casi di malattia confermata o altamente sospetta sono risultati 26, pari a un’incidenza dell’1,73%. Anche il tasso di mortalità è risultato piuttosto basso: 7,7% contro il 14,5% della popolazione generale italiana2. Alla base di questi incoraggianti risultati vi è la possibilità che l’impiego di corticosteroidi inalatori possa prevenire o mitigare lo sviluppo delle infezioni da coronavirus.

La crisi economica per il Covid contrae la spesa globale smartphone, -7,9% nel 2020

Pubblicato il 23 Set 2020 alle 6:04am

La crisi economica da coronavirus contrae la spesa mondiale dei telefoni cellulari. Nel 2020, infatti, è previsto un calo del 7,9%, e 422,4 miliardi di dollari a fronte dei 458,5 miliardi del 2019. Lo prevedono gli analisti di Idc, secondo cui gli utenti opteranno per modelli più economici. (altro…)

Coronavirus creato in laboratorio a Wuhan: la denuncia arriva da una virologa cinese

Pubblicato il 16 Set 2020 alle 6:00am

“Il Coronavirus è stato creato dall’uomo in un laboratorio a Wuhan”. A dirlo è Li-Meng Yan, virologa cinese, dipendente della Hong Kong School of Public Health, durante una puntata di Loose Women, un talk show britannico molto seguito, trasmesso dal canale Itv. (altro…)

Fibrosi cistica, pazienti a rischio Covid-19, il ruolo della telemedicina e delle novità terapeutiche

Pubblicato il 10 Set 2020 alle 6:13am

Proprio nell’anno della pandemia, si è celebrata l’8 settembre scorso, in tutto il mondo, la Giornata della Fibrosi Cistica, malattia genetica ereditaria che colpisce gli apparati respiratorio e digestivo. In Italia sono circa 6mila le persone con questa patologia e si stima che ogni 2.500-3.000 dei bambini nati nel nostro Paese, 1 sia affetto da fibrosi cistica (200 nuovi casi all’anno), come confermano gli ultimi dati diffusi dal Registro Italiano Fibrosi Cistica (RIFC).

I pazienti affetti da fibrosi cistica, oltre ad affrontare le difficoltà legate alla loro condizione, hanno dovuto fronteggiare, quindi, un nemico ancora più grande, invisibile, la pandemia di Covid-19. Una battaglia non facile poiché il coronavirus attacca proprio le vie respiratorie. Da qui la necessità di fare un punto sulla malattia, ma anche sulle nuove cure e sul ruolo fondamentale che ha svolto la telemedicina. Così è nata la conferenza stampa organizzata da LIFC – Lega Italiana Fibrosi Cistica, in collaborazione con Osservatorio Malattie Rare, che si è svolta oggi online e intitolata “La Giornata Mondiale della Fibrosi Cistica nell’anno della pandemia. LIFC celebra con uno sguardo al rischio Covid ed uno alle ultime novità terapeutiche”, con il contributo non condizionato di Mylan e con il patrocinio di SIFC – Società Italiana per lo Studio della Fibrosi Cistica, sono state toccate diverse tematiche. Tra le principali, quella, dell’emergenza epidemiologica: secondo il cui ultimo report del RIFC nel periodo febbraio – luglio 2020 sono 21 i pazienti con fibrosi cistica risultati positivi all’infezione da SARS-CoV-2. Un numero non eccessivamente elevato frutto di due fattori: l’attenzione sempre alta dei malati (e dei caregiver) abituati a proteggersi; il ricorso alla telemedicina che ha ridotto al minimo gli spostamenti. Infatti, molti Centri di Cura di Fibrosi Cistica che durante il lockdown si sono trasformati in Centri Covid si sono serviti sia del telemonitoraggio che del supporto territoriale per la terapia domiciliare.

Riguardo alle novità terapeutiche, altro tema discusso nel corso dell’incontro online, è emerso il bisogno di puntare sempre di più sul fronte digestivo e sui farmaci a base di enzimi pancreatici, indispensabili nei casi di grave insufficienza pancreatica come avviene nelle persone affette da fibrosi cistica. Un risultato questo che può essere ottenuto semplicemente grazie anche alla sinergia tra istituzioni, aziende farmaceutiche e pazienti. “La fibrosi cistica è una malattia che compromette seriamente la qualità di vita di chi ne è affetto – a ricordarlo Gianna Puppo Fornaro, presidente della Lega Italiana Fibrosi Cistica, LIFC, nel suo intervento online – Oggi ci troviamo di fronte a una trasformazione importante della malattia: i nuovi farmaci che agiscono sul difetto di base, le terapie personalizzate e una popolazione di pazienti adulti in crescita ci impongono nuove sfide. Per questo dobbiamo parlare ancora di più di fibrosi cistica, di risposte alle persone e alla rete di assistenza e impegnarci ancora più a fondo per migliorare la qualità di vita di chi nasce con questa malattia cronica e degenerativa. La piena realizzazione professionale e familiare, l’empowerment del paziente e la riduzione del peso delle cure sono priorità sulle quali continuiamo a lavorare come Associazione di Pazienti. Resta però l’urgenza, sul versante istituzionale, di adeguare i livelli di assistenza alle necessità di una popolazione adulta e di uniformare l’accesso alle cure su scala nazionale soprattutto se si guarda ai trapianti”.

L’evento è stato, inoltre, l’occasione per presentare Martina, il nuovo peluche-mascotte di LIFC realizzato da Trudi, simbolo di ripartenza e di appartenenza per tutte le persone affette da fibrosi cistica e i cui ricavi della vendita andranno a finanziare i progetti promossi da LIFC. Il simpatico pennuto sarà disponibile già dalla fine del prossimo ottobre.

Alla conferenza stampa hanno partecipato anche la Sen. Paola Binetti, Presidente Intergruppo Parlamentare Malattie Rare, Federico Cresta, Medico Pediatra Centro FC Liguria, Serena Quattrucci, Consulente Scientifico LIFC, Antonio Guarini, Vicepresidente LIFC e Ilaria Ciancaleoni Bartoli, Direttore Osservatorio Malattie Rare.

Coronavirus, aumentata carica virale nei tamponi

Pubblicato il 22 Ago 2020 alle 6:00am

Nei tamponi prelevati in questi ultimi giorni è aumentata la carica virale, ossia il numero delle copie di materiale genetico del nuovo coronavirus presenti in un millilitro di materiale biologico in esame. Il fenomeno potrebbe essere la spia dell’emergere di nuove infezioni, e una possibile nuova ondata che sta provocando numerosi focolai e che, intercettata sul nascere, potrebbe essere ancora controllata. (altro…)

Coronavirus, Cina approva il primo vaccino, già in fase 3

Pubblicato il 18 Ago 2020 alle 6:00am

La Cina ha dato il via libera a un possibile vaccino anti Covid-19: l’Ad5-nCoV, sviluppato da CanSino Biologics con l’Istituto di biotecnologia dell’Accademia delle scienze mediche militari.

La China National Intellectual Property Administration, citata dal network statale Cctv, dice che dopo l’approvazione, ricevuta l’11 agosto scorso ma resa nota solo in questi giorni, «l’ulteriore conferma dell’efficacia e sicurezza» del prodotto messo a punto, è un passaggio formale per l’eventuale attivazione. È la seconda registrazione ufficiale di un vaccino anti Covid-19 dopo quello russo che ha sollevato nei giorni scorsi qualche perplessità (essendo stato registrato solo dopo la Fase 2).

Il vaccino cinese era in Fase 3 (quella che valuta l’efficacia su migliaia di persone). Utilizza un adenovirus del comune raffreddore (Adenovirus tipo 5, Ad5-nCoV) per introdurre l’informazione genetica del nuovo coronavirus nelle cellule umane, con istruzioni per produrre solo alcune delle sue proteine e generare così, anche una risposta immunitaria senza il rischio di soffrire di patologia. È stato sviluppato in collaborazione con l’Accademia militare delle scienze a seguito di un vaccino contro il virus Ebola che è stato concesso in licenza provvisoria nel 2017.

Gli infermieri dimenticati, tra turni massacranti e stipendi bassi

Pubblicato il 16 Ago 2020 alle 6:00am

Tanta gloria al momento del bisogno, ma poi appena la pandemia è incominciata a calare, ecco allora che anche l’attenzione, verso la categoria degli infermieri incominciata a calare.

Gli “eroi delle corsie” hanno ottenuto un bonus una tantum, con una cifra che è variata su base regionale. Ai più fortunati sono arrivati un migliaio di euro aggiuntivi. Meglio di niente, certo. Ma non c’è stato un intervento strutturale sia da un punto di vista economico che sotto il profilo del rafforzamento degli organici, salvo un ritocco introdotto dal decreto Rilancio. Tanto che all’appello, secondo le stime degli esperti aggiornate con potrebbero mancare in totale 76mila infermieri nei prossimi mesi. Un punto di partenza non proprio incoraggiante in caso di seconda ondata di epidemia.

Già oggi, secondo le stime della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi), servirebbero 53.860 infermieri in tutta Italia per garantire un rapporto equilibrato con i pazienti.

A questa carenza si è aggiunto il sovraccarico di lavoro determinato dalla pandemia da Coronavirus, con le conseguenze che noi tutti sappiamo.