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Sedentarietà: il 14,6% delle morti in Italia è dovuta proprio ad essa

Pubblicato il 15 Nov 2018 alle 11:56am

Alla sedentarietà vengono attribuite il 14,6% delle morti in Italia, ovvero pari a circa 88.200 casi all’anno, e una spesa in termini di costi diretti sanitari di 1,6 miliardi di euro annui per le quattro patologie più imputabili ad essa (tumore della mammella e del colon-retto, diabete di tipo 2, coronaropatia). Un aumento dei livelli di attività fisica e l’adozione di stili di vita salutari determinerebbero invece un risparmio per il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) pari a oltre 2 miliardi e 300 mila euro in termini di prestazioni specialistiche e diagnostiche ambulatoriali, trattamenti ospedalieri e terapie farmacologiche evitate.

Sono questi alcuni dei numeri riportati nel Rapporto Istisan “Movimento, sport e salute: l’importanza delle politiche di promozione dell’attività fisica e le ricadute sulla collettività”, realizzato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), dal Ministero della Salute e dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) e presentato nei oggi in un convegno all’ISS dedicato all’argomento.

Solo un italiano su due tra gli adulti raggiunge i livelli raccomandati di attività fisica e un bambino su quattro dedica al massimo un giorno a settimana (almeno un’ora) allo svolgimento di giochi di movimento. Inoltre, circa un italiano su tre pratica sport nel tempo libero, anche se tale pratica interessa maggiormente i giovani.

Per questo motivo sottolinea Walter Ricciardi, Presidente dell’ISS “La promozione dell’attività fisica è sicuramente importante a livello del singolo, ma anche e soprattutto in una visione societaria con il coinvolgimento di diversi settori (educazione, trasporti, ambiente, politiche fiscali, media, industria, autorità locali), affinché l’attività fisica possa diventare direttamente integrata nella quotidianità di ognuno e affinché il singolo individuo possa farsi promotore della propria salute adottando uno stile di vita attivo”.

Anche i dati raccolti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sostengono che nel mondo un adulto su quattro non è sufficientemente attivo e l’80% degli adolescenti non raggiunge i livelli di attività fisica consigliati.

Milano: mostra spettacolo “CHAGALL. Sogno di una notte d’estate” – Museo della Permanente fino al 28 gennaio 2018

Pubblicato il 15 Ott 2017 alle 10:49am

Il 14 ottobre 2017 è stata inaugurata al Museo della Permanente di Milano la mostra spettacolo “CHAGALL. Sogno di una notte d’estate”, dedicata al grande maestro bielorusso, aperta al pubblico fino al 28 gennaio 2018. (altro…)

Telefonia, roaming a costo zero dall’estero, si rischia il rinvio di un anno

Pubblicato il 03 Apr 2017 alle 5:43am

E’ prevista una possibile deroga di un anno per l’introduzione del roaming a costo zero che dovrebbe scattare dal 15 giugno 2017.

In base alle linee guida del Berec, in vista dello stop ai costi aggiuntivi della telefonia mobile per gli utenti che si trovano all’estero, gli operatori di tlc possono chiedere la deroga ai regolatori nazionali non più tardi del 15 maggio.

Eventuali deroghe saranno valide per 12 mesi, dopo di che l’operatore potrebbe sempre fare richiesta alle autorità per estendere il periodo. L’importo della maggiorazione autorizzato sarà commisurato ai costi di roaming dell’operatore.

Previste, però, delle deroghe anche al roaming a costo zero: per esempio se l’utente sta abusando della linea o stesse ricorrendo al roaming per un periodo superiore ai 4 mesi, tali costi aggiuntivi, secondo le linee guida, non potranno comunque superare le tariffe wholesale regolamentate in uso nell’Ue.

“Diffideremo l’Agcom a non accogliere alcuna richiesta delle compagnie telefoniche tesa a tenere in piedi il più a lungo possibile i costi aggiuntivi legati al roaming”, afferma il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, commentando le linee guida pubblicate dall’autorità europea dei regolatori. Secondo l’associazione in difesa dei consumatori “non esiste alcun giustificato motivo per concedere deroghe agli operatori italiani”.

Sanità, Agenas: “negli ospedali più amministrativi che medici”

Pubblicato il 19 Ott 2015 alle 6:03am

L’Agenzia per i servizi sanitari regionali ha analizzato i bilanci degli ospedali di ben 14 regioni, tranne quelli del Veneto e dell’Emilia Romagna. Rilevando differenze sostanziali tra costi amministrativi e sanitari.

Le strutture con i deficit di bilancio più consistenti sono 29 totalizzando una perdita di 915 milioni di euro. Di questi nove grandi ospedali si trovano tutti nel Lazio, quattro in Toscana, quattro in Piemonte e Calabria, due in Liguria, uno nelle Marche, uno in Sardegna e uno in Campania.

Gli ospedali più virtuosi sono quelli centro meridionali, facendo eccezione per la Calabria e la Sardegna dove si registrano rispettivamente una perdita di 40,537 milioni di euro e di 55,790 milioni di euro.

Ma il deficit più cospicuo è stato riscontrato negli ospedali del Lazio, che da soli mettono insieme una perdita di 707 milioni di euro.

L’Agenzia ha inoltre messo a confronto quattro ospedali. Il San Camillo di Roma con una perdita di 158 milioni di euro, gli Ospedali Riuniti di Ancona che hanno chiuso in leggero attivo e altre due strutture che hanno un numero di posti letto simili, circa mille, ma il personale addetto nel primo caso è di 4.148 unità, nel secondo di 3.461, facendo emergere che nell’ospedale laziale sono il doppio della media gli amministrativi e le spese correnti sostenute nel corso dell’ultimo esercizio, 80 milioni di euro, mentre in quello di Ancona 45 milioni di euro.

Secondo l’Agenas la causa principale di questa differenza è Roma dove la maggior parte dei contratti per i servizi ospedalieri sono stati stipulati senza gare d’appalto. Inoltre, gli ospedali di Cosenza e il Cannizzaro di Catania, hanno rispettivamente, il primo un deficit di 8,5 milioni di euro, mentre il secondo se la passa un tantino meglio.

Anche in questo caso il numero di dipendenti ‘amministrativi’ è nettamente superiore rispetto a quello catanese.

La conclusione è dunque quella che nei nostri ospedali se da un lato mancano infermieri e medici, dall’altro abbondano gli ‘amministrativi’ e la tendenza è quella di esagerare con le spese correnti, specie quando queste sono affidate a terzi senza fare gare d’appalto.

Il governo vuole porre rimedio a queste ‘incongruenze’ mettendo nella legge di stabilità la condizione per i direttori generali dei nosocomi, di presentare un piano di rientro in tre anni, successivamente monitorato dallo stesso ministero della Salute e se il risanamento non si dovesse verificare fare in modo che decadano.

Concerto Rolling Stones, oltre 70mila fan in delirio, sindaco di Roma risponde alle polemiche sui costi

Pubblicato il 23 Giu 2014 alle 12:06pm

I Rolling Stones hanno stregato Roma con il loro mega concerto che si è tenuto ieri sera al Circo Massimo. (altro…)