delitto

Pistoia, marocchina di 28 anni morta carbonizzata, fermato l’amico che ha confessato

Pubblicato il 08 Ott 2016 alle 10:53am

È un pachistano di anni 28, ed ospite insieme a un’altra ottantina di persone, nell’hotel che accoglie richiedenti asilo, il fermato per l’omicidio di una marocchina di 28 anni, morta nell’incendio della sua abitazione a Sammommè. (altro…)

Catania, donna trovata sgozzata in casa: preso lʼex fidanzato della figlia che ha confessato

Pubblicato il 31 Lug 2016 alle 9:51am

Una donna di 55 anni, Marina Zuccarello, è stata trovata sgozzata nella sua casa di villeggiatura a Madonna degli Ammalati, frazione di Misterbianco (Catania). Il cadavere è stato trovato dal marito, che era uscito di casa per comprare giornale e sigarette.

Si è costituito a Cosenza l’ex fidanzato di una delle due figlie della vittima, Agostino Siciliano, un 28enne di Taranto, che dopo il delitto si è dato prima alla fuga ma ha poi confessato, di aver commesso l’omicidio, perché la vittima intralciava l’unione tra lui e la figlia.

Cuneo, uomo di 55 anni ucciso a coltellate: fermato il figliastro

Pubblicato il 03 Apr 2016 alle 11:02am

Un uomo è stato ucciso a coltellate nella sua abitazione di Guarene, nel Cuneese. Si tratterebbe di Valerio Sottero, 55 anni. A dare l’allarme la compagna dell’uomo, che rientrando a casa lo ha trovato riverso a terra. (altro…)

Omicidio Elena Ceste, giudice: “Delitto premeditato, marito tradito da un errore”

Pubblicato il 04 Feb 2016 alle 12:28pm

“Pur avendo agito con straordinaria freddezza” Michele Buoninconti avrebbe secondo il giudice di primo grado commesso “un unico errore”.

Il vigile del fuoco di Angri, residente con la famiglia a Costigliole d’Asti condannato a 30 anni per l’omicidio della moglie Elena Ceste, secondo quanto riportato nelle motivazioni della sentenza emessa dal giudice Roberto Amerio, avrebbe effettuato chiamate al numero di telefono della moglie il 24 gennaio del 2014, giorno del delitto, evidentemente, per sincerarsi dove fosse caduto il telefono, che aveva smarrito sul luogo del delitto.

Sì, perché, l’analisi delle celle telefoniche dimostrerebbe infatti che l’apparecchio si trovava proprio “nell’area del ritrovamento del corpo di Elena in un orario compatibile con il successivo sviluppo dei fatti”.

Michele avrebbe dunque ideato con calma il delitto, nell’autunno del 2013 perché “esasperato” dal timore che la donna cercasse altro, un altro uomo, e di “evadere” dalla routine familiare.

Il 21 gennaio, dunque, dopo aver scorto i messaggi inviati dalla donna ad un amico, avrebbe deciso di entrare in azione.

Il corpo senza vita di Elena fu scoperto il 18 ottobre 2014 in un rio a due km dalla casa dove i coniugi e i loro figli vivevano.

Ma la “certezza scientifica” del modo in cui Michele abbia ucciso Elena non si è avuta, si ipotizza, però, un possibile “strangolamento”

Lidia Macchi, un arresto a trent’anni dall’omicidio, è l’ex compagno di liceo

Pubblicato il 15 Gen 2016 alle 10:58am

A distanza di 30 anni, un uomo, Stefano Binda, è stato arrestato per l’omicidio di Lidia Macchi, la studentessa trovata morta in un bosco in provincia di Varese il 7 gennaio del 1987.

L’arresto è stato eseguito dalla Squadra Mobile di Varese su disposizione del gip di Varese e su richiesta del sostituto pg di Milano, Carmen Manfredda.

L’uomo in stato di fermo è un ex compagno di liceo di Lidia. La quale è stata con 29 coltellate. Era andata a trovare una amica ricoverata all’ospedale a Cittiglio (Varese) e non aveva più fatto ritorno a casa.

Alla data della sua scomparsa, genitori, amici, compagni di Cl e forze dell’ordine l’avevano cercata fino al ritrovamento del suo cadavere, due giorni dopo, in un bosco.

Lidia Macchi, aveva vent’anni ed era una studentessa di legge alla Statale di Milano, nonché capo guida scout nella sua parrocchia di Varese.

L’uomo arrestato per il suo omicidio sarebbe colui che il 9 gennaio dell’87, giorno dei funerali della ragazza, avrebbe inviato una lettera anonima a casa della famiglia Macchi intitolata ‘In morte di un’amica’ che conteneva riferimenti impliciti e inquietanti sulla scena del delitto e sull’uccisione della ragazza.

L’uomo arrestato è ora accusato di omicidio volontario aggravato. L’inchiesta sulla morte della ragazza era stata riaperta nel 2013 dal sostituto procuratore generale di Milano, Carmen Manfredda, che aveva assunto le indagini prima coordinate dalla Procura di Varese.

Nell’ambito della nuova inchiesta il sostituto pg aveva anche archiviato la posizione di un religioso che conosceva all’epoca la ragazza e che era rimasto sempre formalmente sospettato, prima dell’archiviazione del caso.

Inoltre, l’inchiesta milanese aveva portato anche ad indagare su Giuseppe Piccolomo, già condannato all’ergastolo per il delitto ‘delle mani mozzate’. Una perizia sui reperti ritrovati sul corpo e sull’auto di Lidia Macchi, avrebbero però portato gli inquirenti a ritenere che Piccolomo sia del tutto estraneo all’omicidio delkla ragazza.

Negli ultimi giorni è arrivata la svolta nell’inchiesta, attraverso una serie di testimonianza e riscontri calligrafici, che hanno portato all’arresto di Binda questa mattina.

Grazie anche all’aiuto di Quarto Grado, da Gianluigi Nuzzi. Nel 2014 fu ricostruito il delitto di Lidia e fu mandata in onda anche la lettera giunta alla famiglia Macchi. La calligrafia di queste missive era stata riconosciuta da una telespettatrice. E questa testimonianza è stata fondamentale per la risoluzione del caso.

“Perché io, perché tu, perché le stelle sono così belle… In una notte di gelo la morte urla, grida d’orrore e un corpo offeso, velo di tempio strappato, giace… Consummatum est…Non è colpa mia, è la morte che ha voluto la sua vita. Io l’amavo, perdonatemi”.

Questo il testo della missiva, riportata dal quotidiano Il Giorno. In fondo alla lettera un disegno simile a un’ostia. Il latino e l’ostia sono stati probabilmente gli elementi che hanno fatto entrare in scena Don Antonio Contestabile, poi scagionato del tutto.

Delitto Elena Ceste, condanna di 30 anni al marito Michele Buoninconti

Pubblicato il 04 Nov 2015 alle 7:05pm

E’ stato condannato a trent’anni di reclusione Michele Buoninconti, marito di Elena Ceste, la donna trovata morta lo scorso ottobre 2014 in un canale di Asti.

L’uomo si era sempre dichiarato innocente, come ribadito anche oggi in aula al tribunale della città piemontese, nell’udienza che si è conclusa con la sua condanna.

Il giudice ha stabilito inoltre un risarcimento alla famiglia della vittima, e assegnato un risarcimento di 300mila euro per ciascuno dei quattro figli, di 180mila euro per i genitori e la sorella, e di 50mila euro per il cognato.

La famiglia della vittima “è contenta per la sentenza, ma ha la delusione nel cuore perché la figlia è morta per mano di Michele”. Riferiscono gli avvocati Deborah Abate Zaro e Carlo Tabbia, che aggiungono anche “I genitori di Elena, Lucia e Franco, sono provati hanno pianto sia per la figlia che per i quattro nipoti”.

Coniugi uccisi a Brescia in pizzeria, arrestati i due assassini

Pubblicato il 17 Ago 2015 alle 2:34pm

Sono stati fermati nel pomeriggio gli assassini di Francesco Seramondi e di sua moglie Giovanna Ferrari, uccisi martedì scorso nella loro pizzeria “Da Frank” a Brescia. (altro…)

Orrore in California, madre e compagno violentano e uccidono bimba di 3 anni, e la mettono nel freezer

Pubblicato il 06 Feb 2014 alle 10:29am

Sara Krueger, di 23 anni, è stata arrestata insieme al compagno Ryan Scott Warner, di 26 anni, alla stazione ferroviaria Bay Area Rapid Transit a El Cerrito del Norte, a circa 50 chilometri dalla loro casa di Napa, in California in quanto responsabile del delitto della figlioletta di 3 anni. La donna ha prima violentato e poi ucciso insieme al fidanzato la piccola Kayleigh Slusher per poi nascondere il suo corpicino nel congelatore. (altro…)

Roma: morte Simona Riso, sopralluogo del pm nell’appartamento della ragazza

Pubblicato il 05 Nov 2013 alle 6:47am

La pista che gli investigatori stanno seguendo relativamente alla morte di Simona Riso, la giovane ventottenne che lo scorso 30 ottobre dopo essere stata soccorsa sotto casa è deceduta all’ospedale San Giovanni per fratture multiple e tentato stupro, è quella dell’omicidio volontario da parte di ignoti.

L’inchiesta è nelle mani del procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani e del pubblico ministero Attilio Pisani. A tal fine il magistrato per acquisire ulteriori elementi, farà un sopralluogo sul luogo dell’aggressione, dove la giovane è stata trovata in gravissime condizioni ovvero l’appartamento e il cortile dove è stata ritrovata.

La ragazza abitava con tre persone, tra le quali anche suo cugino. Persone che insieme ai vicini, dovranno essere ascoltati nelle prossime ore. Gli investigatori dovranno stabilire anche con che modalità è avvenuto l’omicidio e quale possa essere stato il possibile movente, nella speranza di arrivare al colpevole magari recuperando filmati delle telecamere a circuito chiuso della zona.

Castel Volturno: ritrovati i resti di due donne in una villa, fermato il marito

Pubblicato il 14 Nov 2012 alle 10:48am

La Polizia di Caserta ha fermato per omicidio volontario ed occultamento di cadavere Domenico Belmonte, di 72 anni, marito di Elisabetta Grande e padre di Maria Belmonte, scomparse nel 2004. (altro…)