demenza

Alzheimer, piccole dosi di litio per fermarlo

Pubblicato il 01 Feb 2020 alle 6:33am

Da Canada arriva un nuovo studio fatto in laboratorio che rivela che il litio potrebbe aiutare a curare la malattia di Alzheimer. La nuova ricerca infatti, confermerebbe tale ipotesi. In quanto, gli esperti in questione, hanno dimostrato che una microdose di questo componente chimico potrebbe riuscire a fermare la progressione dell’Alzheimer.

Inoltre, la vera novità è che lo riuscirebbe a fare anche negli stadi avanzati della malattia neurodegenerativa.

Già una precedente ricerca, risalente al 2017 aveva dimostrato che l’assunzione di litio può aiutare a prevenire la demenza senile e non soltanto. La ricerca aveva scoperto che le persone che bevevano acqua con alte concentrazioni di litio avevano un rischio inferiore del 17% di sviluppare la demenza, rispetto alle persone che invece ne bevevano con poco litio.

I medici prescrivono il litio per trattare e prevenire episodi maniacali in persone che sono affette da disturbo bipolare, ma anche per altri disturbi, quali, ad esempio, di natura:

– compulsiva, – schizofrenica, – depressiva, – o in alcune malattie psichiatriche che colpiscono i bambini.

Come si assume e quali sono gli effetti collaterali? Il litio diventa efficace dopo un periodo che va da una a tre settimane dopo la prima assunzione. Può compromettere la capacità di guidare e quella di manovrare macchinari pericolosi. Bisogna tenerne conto.

Ha effetti collaterali che vanno dall’irrequietezza, alla perdita dell’appetito, passando per la perdita dei capelli, all’aumento e la diminuzione dell’appetito, o mal di stomaco, poca sete, fino ad arrivare a dei piccoli movimenti delle mani difficili da controllare e secchezza delle fauci. Interagisce anche con diversi farmaci, e per tale motivo bisogna sempre informare il medico o lo specialista che se si sta seguendo una terapia anche a base di fitofarmaci, ossia farmaci che contengono principi attivi delle piante.

Il Dipartimento di Farmacologia dell’Università McGill del Quebec in Canada ha voluto capire se microdosi di litio avessero gli stessi effetti anche negli stadi avanzati della malattia. I risultati sono stati molto incoraggianti e pubblicati sulla rivista scientifica Journal of Alzheimer’s Disease.

I sonniferi fanno bene o fanno male?

Pubblicato il 27 Dic 2019 alle 6:04am

I sonniferi per regolare il sonno fanno bene o fanno male? (altro…)

Leggere e scrivere per proteggere il cervello dalla demenza

Pubblicato il 17 Nov 2019 alle 7:13am

Secondo un recente studio condotto da Jennifer Manly, della Columbia University Vagelos College of Physicians and Surgeons a New York pubblicato sulla rivista Neurology, che ha coinvolto quasi 1000 individui di età media di 77 anni, tra cui 237 analfabeti, leggere e scrivere aiuta a proteggere il cervello dalla demenza. (altro…)

Pressione, se valori non sono normali cresce il rischio di demenza

Pubblicato il 20 Ago 2019 alle 9:39am

Valori anomali della pressione arteriosa durante la mezza età può causare un aumento di possibilità di sviluppare la demenza senile. Proprio per questo motivo, mantenere una pressione sanguigna sana per tutta la vita può essere un modo efficace per aiutare a ridurre il rischio di perdere parte della funzionalità cerebrale. (altro…)

Peperoncino, uno studio afferma che spappoli il cervello

Pubblicato il 29 Lug 2019 alle 7:01am

Da uno studio condotto da Zumin Shi, associato presso il College of Health Sciences dell’Università del Qatar, che ha analizzato 4.582 adulti cinesi di età pari o superiore a 55 anni tra il 1991 e il 2006, si apprende che un declino cognitivo più rapido avviene in coloro che hanno costantemente mangiato più di 50 grammi al giorno di peperoncino.

Ming Li, uno degli autori dello studio e docente all’Università dell’Australia meridionale, spiega, pertanto che: “Il consumo di peperoncino era risultato benefico per il peso corporeo e la pressione sanguigna nei nostri studi precedenti. Tuttavia, in questo studio, abbiamo riscontrato effetti negativi sulla cognizione tra gli adulti più anziani”. Il pericolo-demenza secondo il noto ricercatore, deriverebbe dalla capsaicina, componente attivo che, secondo quanto emerso anche da studi passati, sembra che acceleri il metabolismo, la perdita di grasso e inibisca i disturbi vascolari.

Secondo i ricercatori, infatti, tutte quelle persone che presentano un peso corporeo nella norma possono essere più sensibili nel mangiare peperoncino rispetto alle persone in sovrappeso, quindi la loro memoria e il loro peso subiscono un impatto maggiore. In tutto il mondo, sottolineano gli autori dello studio, ci sono circa 50 milioni di persone colpite da demenza.

Usare computer previene deficit memoria negli anziani

Pubblicato il 17 Lug 2019 alle 7:59am

L’uso del pc previene e contrastare ritardi di memoria, parola di esperti. A dirlo un nuovissimo studio apparso su Neurology.

Questa attività funzionerebbe da stimolo per il cervello e contrasterebbe il rischio di disfunzioni cerebrali, in particolare quelle legate alla memoria, e lievi decadimenti cognitivi. Oltre all’utilizzo del computer, altre attività stimolanti simili sarebbero il gioco, l’artigianato e la partecipazione ad attività sociali.

Il deterioramento cognitivo lieve è una condizione che può sopraggiungere con l’avanzare dell’età ma che non è collegata alla demenza. Si tratta, di una patologia più lieve che prevede che le persone impieghino più tempo o abbiano più difficoltà nel comprendere le informazioni che acquisiscono, ad esempio attraverso una discussione o un testo scritto.

Alcuni studi precedenti hanno dimostrato che ci sono collegamenti tra il deterioramento cognitivo lieve e lo stato di demenza: il primo potrebbe essere un sintomo precursore della seconda patologia.

Come afferma Yonas E. Geda, ricercatore della Mayo Clinic di Scottsdale, in Arizona, uno degli autori dello studio, ad oggi non esistono farmaci per trattare il deterioramento cognitivo lieve e quindi è molto importante eseguire azioni di prevenzione e in generale tenere attivo e stimolato il cervello.

Per questo, dopo aver analizzato i dati di 2000 persone con età compresa tra i 78 anni che non presentavano il deficit all’inizio dello studio, i ricercatori sono arrivati alla conclusione che utilizzare il computer in età avanzata poteva essere associato ad un rischio inferiore del 30% di contrarre deficit cognitivi lievi.

Altre attività, come le attività sociali, ad esempio, frequentare gli amici, giocare (anche ad un semplice cruciverba), potevano essere associati a rischio inferiore di sviluppare lievi deterioramenti cognitivi.

Un’altra attività associata ad un il rischio inferiore di ben il 42% era quello di tipo artigianale o manuale.

Alzheimer, vasi del collo una spia per una diagnosi precoce

Pubblicato il 03 Giu 2019 alle 10:00am

La pulsatilità dei vasi del collo, sia di tipo arterioso o venoso, è un vero e proprio allarme per individuare con anni di anticipo le persone a rischio di malattie cognitive come nel caso della demenza senile e dell’Alzheimer. Se ne è parlato a lungo in occasione del IX Convegno dell’Isnvd (International Society Neurovascular Desease – www.isnvd.org) che si è tenuto in questi giorni a Ferrara, presieduto da Paolo Zamboni, professore di Chirurgia Vascolare all’Università locale. Tra gli argomenti trattati, il ruolo sempre maggiore delle vene extracraniche nella funzione cerebrale, e quindi nelle malattie neurodegenerative come ad esempio la sclerosi multipla; l’ictus (i cui esami sono sempre più raffinati consentano di predire la possibilità di recupero dei pazienti); il contributo dell’angioplastica dilatativa venosa delle giugulari nella terapia della Sindrome di Menière. (altro…)

Linee guida Oms per prevenire la demenza

Pubblicato il 17 Mag 2019 alle 10:00am

L’Oms ha appena pubblicato le prime linee guida con le indicazioni per prevenire l’insorgenza delle demenze, che secondo gli esperti costano l’1,1% del Pil globale.

Le persone possono ridurre il rischio di demenza con l’esercizio regolare, affermano le linee guida degli esperti, evitando di fumare e di bere alcol, tenendo sotto controllo peso, pressione, colesterolo e glicemia, mentre non ci sono sufficienti evidenze che evidenziano come l’utilizzo di supplementi, come quelli di vitamine B ed E, possano avere un effetto benefico. “Nei prossimi 30 anni il numero di persone con demenza potrebbe triplicare – afferma il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus -. Dobbiamo fare tutto il possibile per ridurre il rischio. Le evidenze scientifiche raccolte da queste linee guida confermano ciò che sospettavamo da qualche tempo, cioè che ciò che è buono per il cuore è buono anche per il cervello”.

Oggi si stima che ogni anno nel mondo ci siano 10 milioni di nuove diagnosi di demenza, con il numero totale che raggiungerà i 152 milioni nel 2050. Alla riduzione dei fattori di rischio, sottolinea l’Organizzazione Mondiale della sanità, devono poi seguire anche altri azioni, come il rafforzamento della raccolta dei dati agli interventi su diagnosi, trattamenti e assistenza al supporto delle persone con la malattia a una maggiore ricerca e innovazione sul tema. La malattia è uno dei principali fattori di disabilità negli anziani, e il suo costo per la società potrebbe crescere fino a duemila miliardi di dollari l’anno nel 2030.

Alzheimer, una scoperta rivoluzionaria. Presto un vaccino per prevenire il 50-80% dei casi

Pubblicato il 20 Dic 2018 alle 7:22am

Un team di ricerca dell’Università del Texas Sudoccidentale è riuscito per la prima volta in assoluto nella storia a neutralizzare gli effetti negativi di uno dei fattori genetici responsabili dell’arrivo dell’Alzheimer, l’alipoproteina E4. Una molecola che sarebbe in grado di favorire l’accumulo delle placche di beta amiloide nelle cellule e determinare la neurodegenerazione. (altro…)

Bere vino nelle giuste quantità allontana il rischio di demenza

Pubblicato il 11 Ago 2018 alle 9:28am

Bere vino fa bene alla salute, parola di esperti. Ma, naturalmente, nelle giuste quantità. In particolare si è osservato che sei pinte di birra o sette bicchieri di vino alla settimana allontanerebbero il rischio di demenza.

A sostenerlo un recente studio pubblicato sul British Medical Journal, ripreso dalla Bbc Online, dal quale emerge come i bevitori moderati siano a minor rischio demenza rispetto a coloro che sono bevitori più frequenti e non bevitori.

I ricercatori, sostengono, che questo risultato dice molto, ma può essere dovuto al fatto che i “bevitori moderati” tendono a condurre anche una vita in generale più salutare, che molto spesso li porta a mangiare in modo sano, corretto e bilanciato, evitando anche di assumere troppe quantità di cibo e di fumare.

Inoltre, lo studio prende in esame persone che hanno bevuto durante una determinato range di tempo, e quindi alcuni soggetti potrebbero essere stati già in cattive condizioni di salute.

Tuttavia, diversi studi precedenti sostengono che un bicchiere di vino al giorno non faccia male a nessuno.