demenza

Pressione, se valori non sono normali cresce il rischio di demenza

Pubblicato il 20 Ago 2019 alle 9:39am

Valori anomali della pressione arteriosa durante la mezza età può causare un aumento di possibilità di sviluppare la demenza senile. Proprio per questo motivo, mantenere una pressione sanguigna sana per tutta la vita può essere un modo efficace per aiutare a ridurre il rischio di perdere parte della funzionalità cerebrale. (altro…)

Peperoncino, uno studio afferma che spappoli il cervello

Pubblicato il 29 Lug 2019 alle 7:01am

Da uno studio condotto da Zumin Shi, associato presso il College of Health Sciences dell’Università del Qatar, che ha analizzato 4.582 adulti cinesi di età pari o superiore a 55 anni tra il 1991 e il 2006, si apprende che un declino cognitivo più rapido avviene in coloro che hanno costantemente mangiato più di 50 grammi al giorno di peperoncino.

Ming Li, uno degli autori dello studio e docente all’Università dell’Australia meridionale, spiega, pertanto che: “Il consumo di peperoncino era risultato benefico per il peso corporeo e la pressione sanguigna nei nostri studi precedenti. Tuttavia, in questo studio, abbiamo riscontrato effetti negativi sulla cognizione tra gli adulti più anziani”. Il pericolo-demenza secondo il noto ricercatore, deriverebbe dalla capsaicina, componente attivo che, secondo quanto emerso anche da studi passati, sembra che acceleri il metabolismo, la perdita di grasso e inibisca i disturbi vascolari.

Secondo i ricercatori, infatti, tutte quelle persone che presentano un peso corporeo nella norma possono essere più sensibili nel mangiare peperoncino rispetto alle persone in sovrappeso, quindi la loro memoria e il loro peso subiscono un impatto maggiore. In tutto il mondo, sottolineano gli autori dello studio, ci sono circa 50 milioni di persone colpite da demenza.

Usare computer previene deficit memoria negli anziani

Pubblicato il 17 Lug 2019 alle 7:59am

L’uso del pc previene e contrastare ritardi di memoria, parola di esperti. A dirlo un nuovissimo studio apparso su Neurology.

Questa attività funzionerebbe da stimolo per il cervello e contrasterebbe il rischio di disfunzioni cerebrali, in particolare quelle legate alla memoria, e lievi decadimenti cognitivi. Oltre all’utilizzo del computer, altre attività stimolanti simili sarebbero il gioco, l’artigianato e la partecipazione ad attività sociali.

Il deterioramento cognitivo lieve è una condizione che può sopraggiungere con l’avanzare dell’età ma che non è collegata alla demenza. Si tratta, di una patologia più lieve che prevede che le persone impieghino più tempo o abbiano più difficoltà nel comprendere le informazioni che acquisiscono, ad esempio attraverso una discussione o un testo scritto.

Alcuni studi precedenti hanno dimostrato che ci sono collegamenti tra il deterioramento cognitivo lieve e lo stato di demenza: il primo potrebbe essere un sintomo precursore della seconda patologia.

Come afferma Yonas E. Geda, ricercatore della Mayo Clinic di Scottsdale, in Arizona, uno degli autori dello studio, ad oggi non esistono farmaci per trattare il deterioramento cognitivo lieve e quindi è molto importante eseguire azioni di prevenzione e in generale tenere attivo e stimolato il cervello.

Per questo, dopo aver analizzato i dati di 2000 persone con età compresa tra i 78 anni che non presentavano il deficit all’inizio dello studio, i ricercatori sono arrivati alla conclusione che utilizzare il computer in età avanzata poteva essere associato ad un rischio inferiore del 30% di contrarre deficit cognitivi lievi.

Altre attività, come le attività sociali, ad esempio, frequentare gli amici, giocare (anche ad un semplice cruciverba), potevano essere associati a rischio inferiore di sviluppare lievi deterioramenti cognitivi.

Un’altra attività associata ad un il rischio inferiore di ben il 42% era quello di tipo artigianale o manuale.

Alzheimer, vasi del collo una spia per una diagnosi precoce

Pubblicato il 03 Giu 2019 alle 10:00am

La pulsatilità dei vasi del collo, sia di tipo arterioso o venoso, è un vero e proprio allarme per individuare con anni di anticipo le persone a rischio di malattie cognitive come nel caso della demenza senile e dell’Alzheimer. Se ne è parlato a lungo in occasione del IX Convegno dell’Isnvd (International Society Neurovascular Desease – www.isnvd.org) che si è tenuto in questi giorni a Ferrara, presieduto da Paolo Zamboni, professore di Chirurgia Vascolare all’Università locale. Tra gli argomenti trattati, il ruolo sempre maggiore delle vene extracraniche nella funzione cerebrale, e quindi nelle malattie neurodegenerative come ad esempio la sclerosi multipla; l’ictus (i cui esami sono sempre più raffinati consentano di predire la possibilità di recupero dei pazienti); il contributo dell’angioplastica dilatativa venosa delle giugulari nella terapia della Sindrome di Menière. (altro…)

Linee guida Oms per prevenire la demenza

Pubblicato il 17 Mag 2019 alle 10:00am

L’Oms ha appena pubblicato le prime linee guida con le indicazioni per prevenire l’insorgenza delle demenze, che secondo gli esperti costano l’1,1% del Pil globale.

Le persone possono ridurre il rischio di demenza con l’esercizio regolare, affermano le linee guida degli esperti, evitando di fumare e di bere alcol, tenendo sotto controllo peso, pressione, colesterolo e glicemia, mentre non ci sono sufficienti evidenze che evidenziano come l’utilizzo di supplementi, come quelli di vitamine B ed E, possano avere un effetto benefico. “Nei prossimi 30 anni il numero di persone con demenza potrebbe triplicare – afferma il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus -. Dobbiamo fare tutto il possibile per ridurre il rischio. Le evidenze scientifiche raccolte da queste linee guida confermano ciò che sospettavamo da qualche tempo, cioè che ciò che è buono per il cuore è buono anche per il cervello”.

Oggi si stima che ogni anno nel mondo ci siano 10 milioni di nuove diagnosi di demenza, con il numero totale che raggiungerà i 152 milioni nel 2050. Alla riduzione dei fattori di rischio, sottolinea l’Organizzazione Mondiale della sanità, devono poi seguire anche altri azioni, come il rafforzamento della raccolta dei dati agli interventi su diagnosi, trattamenti e assistenza al supporto delle persone con la malattia a una maggiore ricerca e innovazione sul tema. La malattia è uno dei principali fattori di disabilità negli anziani, e il suo costo per la società potrebbe crescere fino a duemila miliardi di dollari l’anno nel 2030.

Alzheimer, una scoperta rivoluzionaria. Presto un vaccino per prevenire il 50-80% dei casi

Pubblicato il 20 Dic 2018 alle 7:22am

Un team di ricerca dell’Università del Texas Sudoccidentale è riuscito per la prima volta in assoluto nella storia a neutralizzare gli effetti negativi di uno dei fattori genetici responsabili dell’arrivo dell’Alzheimer, l’alipoproteina E4. Una molecola che sarebbe in grado di favorire l’accumulo delle placche di beta amiloide nelle cellule e determinare la neurodegenerazione. (altro…)

Bere vino nelle giuste quantità allontana il rischio di demenza

Pubblicato il 11 Ago 2018 alle 9:28am

Bere vino fa bene alla salute, parola di esperti. Ma, naturalmente, nelle giuste quantità. In particolare si è osservato che sei pinte di birra o sette bicchieri di vino alla settimana allontanerebbero il rischio di demenza.

A sostenerlo un recente studio pubblicato sul British Medical Journal, ripreso dalla Bbc Online, dal quale emerge come i bevitori moderati siano a minor rischio demenza rispetto a coloro che sono bevitori più frequenti e non bevitori.

I ricercatori, sostengono, che questo risultato dice molto, ma può essere dovuto al fatto che i “bevitori moderati” tendono a condurre anche una vita in generale più salutare, che molto spesso li porta a mangiare in modo sano, corretto e bilanciato, evitando anche di assumere troppe quantità di cibo e di fumare.

Inoltre, lo studio prende in esame persone che hanno bevuto durante una determinato range di tempo, e quindi alcuni soggetti potrebbero essere stati già in cattive condizioni di salute.

Tuttavia, diversi studi precedenti sostengono che un bicchiere di vino al giorno non faccia male a nessuno.

Diagnosi precoce demenza, possibile con test oculistico chiamato tomografia

Pubblicato il 30 Lug 2018 alle 7:26am

Dagli occhi è possibile scovare una demenza senile o precoce prima ancora che si manifesti. Con un semplice esame non invasivo, già in uso clinico per molte indicazioni oculistiche, chiamato tomografia ottica (OCT).

Questa la promessa che arriva da uno studio condotto da Paul Foster, della University College London, Institute of Ophthalmology, pubblicato sulla rivista Jama Neurology, che mostra che la retina, in particolare lo strato retinico più profondo – ossia lo strato di fibre nervose retiniche – risulta assottigliata in individui che manifestano défaillance mnemoniche e cognitive (deficit di memoria, tempi di reazione più lunghi, difficoltà di ragionamento).

Nella sperimentazione sono state coinvolte 32 mila persone di età compresa tra i 40-69 anni che sono state sottoposte a un normale OCT e poi ad test di memoria e cognitivi all’inizio dello studio, per tre anni a seguire.

L’OCT è un esame semplice e non invasivo, che fotografa la retina. Molto in uso oggi nella diagnosi della maculopatia.

Gli oftalmologi londinesi hanno visto che persone con strato retinico più sottile sono più a rischio di piccoli deficit mentali e di memoria e che nel giro di tre anni dalla prima osservazione risultano il doppio più a rischio di presentare un calo cognitivo.

Studi futuri dimostrano che questi individui con retina più sottile sono effettivamente più a rischio di ammalarsi di demenza, l’OCT, potrebbe servire dunque ad effettuare una serie di test utili per la diagnosi precoce della malattia.

Calabria: Cicala, primo borgo amico delle persone con demenza

Pubblicato il 21 Mag 2018 alle 6:17am

In Calabria, Cicala, borgo ai piedi della Sila, in provincia di Catanzaro è diventato il primo borgo ‘amico’ delle persone con demenza. (altro…)

Alzheimer, verso nuovi test per una diagnosi precoce ma mancano ancora cure risolutive

Pubblicato il 21 Set 2017 alle 8:20am

Sempre più vicini a disporre di un pacchetto di esami per la diagnosi precoce della malattia di Alzheimer, la forma più diffusa di demenza senile (rappresenta il 50-60% di tutti i casi). Ad annunciarlo è Stefano Cappa, direttore scientifico dell’IRCSS San Giovanni di Dio Fatebenefratelli di Brescia in un’intervista rilasciata all’ANSA in occasione della 24/ima giornata mondiale Alzheimer che si celebra il 21 settembre.

La cui applicabilità di questo pacchetto dipenderà dalla disponibilità di farmaci contro la malattia”, farmaci ad oggi ancora non disponibili. Sottolinea l’esperto.

In Italia sono oltre un milione le persone affette da qualche demenza (circa 600 mila soffrono di morbo di Alzheimer) e nei prossimi 20 anni, si avrà un aumento dei casi del 50% e un raddoppio dei casi entro il 2050. Si stima infatti che l’aspettativa di vita di un paziente con demenza sia in media dimezzata rispetto all’aspettativa di un coetaneo sano, spiega all’ANSA Antonio Guaita, direttore della Fondazione Golgi Cenci presso Abbiategrasso, tra i relatori del convegno sulle demenze in corso a Milano, promosso dalla Federazione Alzheimer Italia.

Un TEST DI DIAGNOSI PRECOCE, spiega Cappa, consisterà in un esame del sangue (per cercare molecole presenti solo nel plasma di chi è destinato ad ammalarsi anche 10-20 anni dopo), o della retina e di altri tessuti alla ricerca di anomalie predittive, fino a un software, il cui prototipo è stato messo a punto all’Università di Bari, in grado di predirla guardando le immagini fornite dalla risonanza del cervello di un individuo. A chi ha un rischio certo di malattia (perché con malati in famiglia) saranno proposti esami quali la tomografia (PET, più costosa e non utilizzabile sulla popolazione generale) e l’esame del liquido cerebro-spinale (invasivo).

Certamente, un grande passo avanti, anche se terapie risolutive della malattia, ancora non ce ne sono.