dipendenza

Caffè come capire se siamo a rischio dipendenza da caffeina

Pubblicato il 22 Ago 2018 alle 7:33am

Sono veramente tante, le persone che non riescono a dire no ad un caffé. Per le quali è quasi una sorta di dipendenza, perché ne bevono veramente tanti nel corso della giornata.

Ma come fare a capire se anche noi siamo dipendenti alla caffeina? Secondo gli esperti, per rendersi conto di ciò è importante osservare sintomi.

Quali? Se è presente un frequente mal di testa, se abbiamo difficoltà a concentrarci, se abbiamo un battito accelerato, un umore volubile, uno stato d’ansia generalizzato: e soprattutto se abbiamo difficoltà a di ridurre la quantità giornaliera di questa sostanza.

La caffeina, tra le altre cose, non è contenuta solamente nel caffè, ma anche nel tè e in molte bevande e bibite come ad esempio la Cocacola, le bevande energetiche, in cui è contenuta anche in quantità superiore.

Attenzione dunque, al caffè, ma anche ad altre bevande che la contengono.

Dipendenti dallo smartphone come da stupefacenti

Pubblicato il 22 Apr 2018 alle 9:26am

A evidenziare come l’abuso di dispositivi informatici sia molto simile all’abuso di sostanze stupefacenti, è un recente studio pubblicato su NeuroRegulation.

A spiegarlo è Erik Peper, professore di educazione alla salute presso l’Università di San Francisco e primo autore dello studio. “La dipendenza dall’uso di smartphone inizia a formare connessioni neurologiche nel cervello in modo simile a quelle che si sviluppano in coloro acquisiscono una dipendenza da farmaci oppioidi per alleviare il dolore”.

Il quale è arrivato a questa conclusione dopo aver condotto un sondaggio su 135 studenti scoprendo che chi utilizzava continuamente i telefoni cellulari aveva più elevati livelli di isolamento, depressione e ansia. Oppure mentre studiavano e mangiavano, guardavano di continuo lo smartphone in una condizione di “semi-tasking”.

Il motivo? Le push ci fanno sentire obbligati a guardarle perché attivano gli stessi percorsi neuronali nel nostro cervello che una volta ci avvisavano di un pericolo imminente, come l’attacco di un predatore. “Ma ora – spiega Peper – siamo dirottati, dagli stessi meccanismi che una volta ci proteggevano, verso le informazioni più banali”.

Per questo motivo, gli scienziati suggeriscono di disattivarle e di impegnarsi in altre attività più ricreative e sociali. Come ad esempio, lo sport all’aria aperta, il nuoto, la lettura, la musica, il teatro, ecc.

Robbie Williams: “Ho paura per la mia salute mentale”

Pubblicato il 01 Mar 2018 alle 6:52am

Una dolorosa battaglia con la salute mentale quella di Robbie Williams. Confessioni shock quelle fatte in un’intervista rilasciata a The Sun. (altro…)

Ecco quali sono i 10 alimenti che creano dipendenza

Pubblicato il 17 Apr 2017 alle 7:43am

Secondo una recente ricerca condotta dalla neuroscienziata americana Nicole Avena , ci sarebbero almeno 10 alimenti che creerebbero dipendenza e che pertanto non farebbero bene alla salute, anche a causa di questo loro effetto collaterale. (altro…)

La sigaretta elettronica crea dipendenza come quella “normale”. Parola di esperti

Pubblicato il 16 Dic 2015 alle 10:06am

Le sigarette elettroniche creano dipendenza, proprio come quelle normali. Ne sono sicuri i ricercatori dell’In-Cnr e dell’Università Statale di Milano, i quali sostengono che aumenterebbero addirittura l’effetto ansiogeno “più di quello di una normale sigaretta”.

Conclusione a cui sono arrivati dopo aver analizzato gli effetti neurochimici e comportamentali dei vapori di nicotina assunti attraverso la sigaretta elettronica.

Lo studio è pubblicato sulla rivista European Neuropsychopharmacology, coordinati da Cecilia Gotti, Mariaelvina Sala, Università Statale di Milano, in collaborazione con Michele Zoli dell’Università di Modena e Reggio Emilia, ha confrontato gli effetti dell’inalazione del fumo di tabacco con quelli dei vapori di nicotina da sigaretta elettronica.

Dall’analisi fatta, sarebbe emerso infatti, un maggior aumento dell’ansia e dei comportamenti compulsivi nel caso di sospensione del vapore di sigaretta elettronica, osservabile anche dopo un lungo periodo di interruzione dal fumo: “Questo – secondo gli esperti – indicherebbe appunto – che nel fumo di tabacco e nel vapore di sigaretta elettronica sono presenti, oltre alla nicotina, composti finora non identificati che possono provocare queste diverse risposte”.

Infine, sottolineano ancora gli scienziati, “le sostanze aggiunte nel vapore di nicotina delle sigarette elettroniche non sono note né codificate e per questo sarebbero necessarie delle regole e dei controlli, affinché le sigarette elettroniche rappresentino una vera alternativa al fumo di sigaretta convenzionale piuttosto che un pericolo ancora sconosciuto.”

Mini-scosse al cervello per sconfiggere la dipendenza dalla cocaina

Pubblicato il 06 Dic 2015 alle 6:23am

Delle piccole scosse al cervello possono a curare i tossicodipendenti dalla dipendenza alla droga. Ne sono convinti dei ricercatori italiani e americani.

Una nuova tecnica scientifica, sperimentata con uno studio pilota italo-americano, pubblicato su ‘European Neuropsychopharmacology’ rivela i risultati ottenuti che suggeriscono come potrebbe tarttarsi del primo trattamento medico in questo campo. Anche se, sottolineano gli esperti, saranno necessari altri studi più approfonditi.

Solo lo scorso anno infatti sono stati 2,3 milioni i giovani europei tra i 15 e i 34 anni ad aver fatto uso di cocaina. Non esistono al momento farmaci efficaci per il trattamento di questa dipendenza.

Lo studio clinico randomizzato, invece, è riuscito a dimostrare che l’uso di questa sostanza può essere ridotto grazie a un regolare trattamento con rTms (Stimolazione magnetica transcranica ripetitiva).

La ricerca realizzata presso il Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Padova, in collaborazione con l’Irccs San Camillo di Venezia ha coinvolto pazienti in cerca di un trattamento.

Di questi 16 soggetti sono stati trattati con rTms, mentre altri 16 hanno ricevuto dei farmaci mirati per alleviare i sintomi dell’astinenza.

Ebbene la Tms sarebbe risultata più efficace e consisterebbe nell’applicazione di impulsi magnetici ad una una precisa area del cervello. Una metodica ampiamente utilizzata in psichiatria, utile nel trattamento di condizioni psichiatriche quali ad esempio la depressione.

Il gruppo sperimentale si è sottoposto a una seduta di stimolazione quotidiana per 5 giorni consecutivi, e successivamente una volta alla settimana per altre 3 settimane seguenti, per un totale di 8 stimolazioni in 29 giorni.

I pazienti del gruppo di controllo che avevano ricevuto un trattamento farmacologico per i sintomi dell’astinenza da cocaina (depressione, ansia, insonnia, eccetera) al termine di questa prima fase dell’esperimento, hanno continuato a sottoporsi settimanalmente al trattamento con Tms, mentre al gruppo di controllo è stato chiesto di abbandonare l’approccio farmacologico e passare alle mini-scosse: questa seconda fase è durata 63 giorni.

Il formaggio crea dipendenza proprio come la droga

Pubblicato il 28 Ott 2015 alle 7:03am

Anche il formaggio può generare dipendenza come le droghe. A rivelarlo uno studio americano secondo il quale la caseina, una proteina presente in tutti i prodotti lattiero-caseari, durante la digestione, la degradazione e il rilascio di caseomorfine attiva i recettori del cervello legati alla dipendenza.

Nella dipendenza da cibo il formaggio non sarebbe un caso isolato. Anche i biscotti, le patate fritte e il cioccolato avrebbero effetti simili a quelli della cocaina.

Gli autori dello studio hanno pubblicato i risultati raggiunti sulla rivista scientifica United States National Library of Medicine (NLM), dopo aver analizzato le preferenze alimentari di 500 studenti. Scoprendo che alimenti più grassi e il formaggio in particolare, è risultato essere il cibo più amato e di cui non si riesce a fare a meno.

iRules di Janell Burley Hofmann, il decalogo che ha ispirato migliaia di genitori, su come educare figli iperconnessi

Pubblicato il 04 Giu 2015 alle 6:02am

Questo libro di Janell Burley Hofmann, il cui titolo originale è ”iRules. What every tech-healthy family needs to know about selfies, sexting, gaming, and growing up” (2014) è una guida per stabilire le proprie iRules in base ai valori e ai principi della famiglia. Un contratto tra genitori e figli, racchiuso in 18 regole per non soccombere alle nuove tecnologie.

Edito Giunti Editore (288 pagine | 14,00 euro | ebook 8,99 euro) è in vendita in libreria dal 3 giugno 2015.

La sera di Natale, Janell incarta il nuovo iPhone per Gregory, il figlio tredicenne. Mentre deposita il pacco sotto l’albero, una valanga di dubbi la investe: “Il mio ragazzo sarà ancora capace di stare seduto ad aspettare senza bisogno di navigare o chattare? Dovrò conoscere le password di tutti i suoi account? Vorrà ancora comunicare e stare con gli altri senza mettere in mezzo la tecnologia?”. Insieme al marito, decide allora di preparare una sorta di accordo che Greg dovrà sottoscrivere prima di iniziare ad utilizzare il proprio telefono ricevuto in dono. Le iRules, le regole del patto, vengono pubblicate in rete dall’Huffington Post e diventano subito virali. Sono moltissimi i genitori che condividono le preoccupazioni degli Hoffman. Avere cinque figli offre a Janell un grande numero di esperienze, e le sue soluzioni si rivelano per questo flessibili, adattabili anche ad altre famiglie.

L’importante è applicare i principi e i valori di sempre anche a questo ambito dell’educazione – spiega l’autrice del libro- senza paura, perché le nuove tecnologie non possono essere evitate e ignorate: fanno parte della nostra vita e, ancor più di quella dei nostri figli”.

Dalle regole

· Ogni tanto lascia il telefono a casa. Non è un essere vivente né un prolungamento del tuo corpo. Impara a farne a meno. Sii più grande e più forte della paura di essere tagliato fuori.

· Se squilla, rispondi. È un telefono. Dici «pronto», sii educato. Non ignorare mai una chiamata se sul display compare «mamma» o «papà». Per nessuna ragione al mondo.

· Se l’iPhone cade nel water, si rompe o si perde, sarai tu a sostenere i costi della sostituzione o della riparazione. Risparmia o guadagna qualcosa. Prima o poi succederà, non farti trovare impreparato.

· Non inviare o ricevere immagini delle parti intime tue o altrui. Non ridere. Un giorno avrai la tentazione di farlo pur essendo un ragazzino molto intelligente.

· Non fare un fantastiliardo di foto e video. Vivi le esperienze: resteranno impresse nella tua memoria per sempre. Alza lo sguardo. Osserva la realtà che ti circonda. Chiacchiera con uno sconosciuto. Soddisfa la curiosità senza usare Google.

Janell Burley Hofmann, madre di cinque figli, è coach familiare. Scrive di educazione e tecnologie per l’Huffington Post e cura una rubrica settimanale sull’American Public Media Marketplace. Il caso del contratto ha suscitato vivo interesse ed è stato ripreso da vari media statunitensi, diventando un tema virale in rete. L’autrice è in rete con il sito: www.janellburleyhofmann.com/ su twitter @JanellBH #irules

Giovane di 26 anni vittima di un incidente a causa del Candy Crush

Pubblicato il 19 Apr 2015 alle 7:18am

Un giovane di 29 anni appassionato del Candy Crush Saga, è stato vittima di un grave incidente. Ecco perché.

Dopo otto settimane di gioco continuato, senza sosta, utilizzando il pollice sinistro, il giovane si è dovuto recare con una certa urgenza al Pronto Soccorso dove ha scoperto di essersi rotto il tendine.

Secondo i medici che lo hanno visitato, la spiegazione sta nel fatto che il giovane era talmente assorto e preso dall’applicazione tanto da aver sopportato il dolore, senza accorgersi del danno che si era procurato.

Da qui i medici lanciano un allarme, soprattutto ai più piccoli e ai giovani.

Attenti alle applicazioni e ai giochi creati per cellulari sono progettati in modo da creare dipendenza psicologica e non solo.

Infatti, raccomandano di non utilizzare troppo i dispositivi mobili perché capaci di produrre lesioni anche gravi dovute a sforzi ripetitivi.

Cocaina: sperimentato con successo vaccino contro dipendenza

Pubblicato il 25 Gen 2015 alle 12:03pm

E’ stato sperimentato con successo, contro la dipendenza dalle droghe un nuovo vaccino. Alcuni ricercatori americani lo hanno messo a punto contro la cocaina testandolo sui topi, sui quali ha fatto emergere ottimi risultati. (altro…)