disturbo mentale

Yuna ha una malattia rara: la scoperta grazie alla madre che la studiava

Pubblicato il 27 Apr 2018 alle 9:32am

Yuna è una bimba di 8 anni con un raro disturbo mentale che la fa sembrare molto più piccola degli anni che ha. Una diagnosi che è arrivata solo grazie alla madre, che studiava la malattia ancora prima di metterla al mondo.

Uno dei geni FOXG1 di Yuna è affetto da una mutazione genetica: al suo interno manca un pezzo, il nucleotide 256 dell’86esimo dei suoi 489 amminoacidi.

Soo-Kyung Lee, 42 anni, madre della bambina, è una brava ricercatrice sudcoreana che lavora alla Oregon Health and Science University, negli Stati Uniti, insieme al marito. La loro professione e soprattutto la loro conoscenza del settore li ha spinti ad eseguire un’analisi del dna della loro Yuna, nonché a chiedere aiuto al neuroradiologo Jim Barkovich, tra i più stimati al mondo.

Barkovick, infatti, è stato lui ad ipotizzare la patologia di Yuna e a rassicurarli per una seconda gravidanza: la mutazione di Yuna è casuale e non è ereditaria, rassicurandoli sulla seconda gravidanza.

Oggi Yuna ha 8 anni e pesa 18 kg, 4 kg in meno al fratellino Joon che ha 5 anni. Cognitivamente parlando la piccola dimostra 1 anno e mezzo: non sa parlare, non sa camminare né riesce a stare in piedi, deve indossare sempre il pannolino. I genitori l’hanno iscritta ad una scuola per permetterle di stare insieme ad altri bambini e soprattutto per continuare a sperare che possano esserci dei miglioramenti dal punto di vista fisico e cognitiva.

Selfite, ossessione di postare selfie con una certa frequenza

Pubblicato il 19 Dic 2017 alle 10:51am

Le persone nell’era dei social hanno un bisogno che a volte diventa addirittura ossessivo di postare selfie. Una vera e propria ossessione definita ‘selfite’, termine coniato nel 2014, che rappresenta un vero e proprio disturbo mentale.

Alcuni psicologi della Nottingham Trent University e della Thiagarajar School of Management in India, nel corso di uno studio pubblicato sull’International Journal of Mental Health and Addiction, hanno esaminato il fenomeno scoprendo che non solo esisterebbe ma ci sarebbero addirittura tre categorie, tre forme di severità: cronica, acuta e borderline.

La ‘selfite’ è cronica quando vi è un incontrollabile bisogno di scattare foto a sé stessi, 24 ore su 24, postandole su Facebook e Instagram più di sei volte al giorno; è borderline se si scattano selfie almeno tre volte al giorno, ma senza necessariamente pubblicarli sui social media, mentre è classificata come acuta se si fanno molti autoscatti e finiscono tutti sui social.

Per arrivare a questa classificazione gli esperti hanno svolto un sondaggio su 400 persone in India, Paese che ha molti utenti Facebook e che ha il più alto numero di morti correlate a selfie ‘pericolosi’.

Realizzando una vera e propria ‘scala della selfite’, con 20 affermazioni alle quali rispondere attraverso l’attribuzione di un punteggio fino al massimo di 5. All’interno di questo test vi erano frasi come “Guadagno molta attenzione postando selfie sui social network” o ancora “Fare selfie migliora il mio umore e mi fa sentire felice”.

DSM: cosa non sarà più inteso come disturbo mentale

Pubblicato il 10 Gen 2013 alle 9:37am

Il prossimo DSM, prevederà alcune modifiche da parte di chi ha stilato il manuale. Vi riportiamo l’elenco delle patologie che cambieranno. (altro…)