dolore

Birra, un potente analgesico. Adesso uno studio lo conferma!

Pubblicato il 15 Set 2020 alle 6:19am

La birra è una bevanda alcolica che può anche essere utilizzata come un potentissimo antidolorifico. La conferma arriva ora da uno studio pubblicato di recente su The Journal of Pain. (altro…)

Periartrite al braccio: come riconoscerla e curarla

Pubblicato il 08 Ago 2020 alle 6:00am

La periartrite alla spalla, o spalla congelata, è una condizione cronica dell’articolazione scapolo-omerale, contraddistinta dall’infiammazione e dall’irrigidimento della capsula articolare.

Studi scientifici dimostrano una stretta correlazione tra la patologia articolare e fattori, quali la prolungata immobilità dell’articolazione della spalla, il diabete, le malattie cardio-polmonari, le malattie della tiroide, la tubercolosi, il morbo di Parkinson, il tumore al seno ecc.

La periartrite scapolo omerale causa dolore e senso di rigidità articolare: in una prima fase della patologia, il dolore prevale sulla rigidità; poi la situazione tende ad invertirsi.

La periartrite al braccio colpisce nella zona del gomito e in quella scapolo omerale, limitando la mobilità dell’arto per periodi che possono diventare anche lunghi. In certi casi la soluzione è quella di sottoporsi ad una operazione chirurgica, altre volte la problematica si risolve spontaneamente.

Facile da riconoscere, si presenta con dolori acuti e prolungati che compaiono specialmente quando si effettuano determinati movimenti. Lavarsi i denti, piegarsi per allacciarsi le scarpe, indossare abiti, prendere cose che sono possono trovarsi in alto.

Questa patologia colpisce in maniera occasionale e può essere curata con una serie di trattamenti specifici. Molto più complessa e complicata è la periartrite al braccio che si presenta in forma acuta che invece compare con un dolore intenso e prolungato capace di bloccare il braccio, parzialmente o totalmente. Le cause possono essere un colpo di freddo, uno sforzo prolungato oppure un’emorragia. Può durare anche per diversi mesi rendendo complicata la vita quotidiana sia di giorno che di notte perché il dolore non scompare nelle ore notturne.

Gli esami che gli ortopedici possono consigliare sono la radiografia e la risonanza magnetica.

La periartrite è causata anche da calcificazioni. Oggi, chi soffre di periartrite alla spalla dispone esclusivamente di cure sintomatiche; fortunatamente, però, la condizione tende, migliorare lentamente (nell’arco di 1-3 anni), a una risoluzione spontanea.

Molto spesso vengono consigliate le onde d’urto, esercizi di allungamento come trattamento fisioterapico, e fans o paracetamolo.

Artrite reumatoide, nuovi approcci di cura

Pubblicato il 09 Giu 2020 alle 7:16am

«In questi ultimi anni l’approccio terapeutico alla malattia è cambiato radicalmente», spiega Lorenzo Dagna, primario dell’unità di immunologia, reumatologia, allergologia e malattie rare all’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano. «Se in passato l’infiammazione veniva trattata in maniera progressiva, ricorrendo a farmaci via via più forti in caso di peggioramento dei sintomi, ora l’indicazione è di aggredirla fin dalle fasi più precoci. Studi scientifici recenti dimostrano infatti che, se interveniamo in maniera decisiva entro i primi tre-sei mesi, possiamo cambiare nettamente il decorso della malattia. Possiamo spegnerla subito o metterla a tacere per un tempo più lungo. Una volta scomparsi i sintomi e ottenuta la remissione, si può diminuire l’intensità di cura fino a usare i farmaci al minimo dosaggio possibile».

Invalidità e deformità sono due parole destinate a scomparire dal vocabolario dei pazienti con questa patologia. «Non bisogna arrendersi all’idea di convivere con queste condizioni. Non sono più accettabili, non con gli strumenti che abbiamo oggi a disposizione», sottolinea il reumatologo.

scienziati italiani, infatti, come quelli delle università di Genova e Verona, stanno unendo le forze e hanno scoperto di recente una molecola (Rna non codificante RP11-498C9.15) in grado di modulare l’espressione dei nostri geni controllando l’insorgenza e le manifestazioni cliniche dell’artrite reumatoide. «Conosciamo sempre meglio i meccanismi di attivazione della malattia che portano il sistema immunitario ad attaccare le articolazioni», ricorda Dagna.

«Abbiamo capito che i sintomi come il dolore e la rigidità non sono dovuti solo al danno articolare. Ma anche all’azione delle stesse molecole infiammatorie, che abbassano la soglia del dolore e favoriscono altre malattie come l’osteoporosi. Le cause dell’artrite reumatoide, però, sono ancora tutte da chiarire».

L’artrite reumatoide nasce dalla somma di più fattori. Una predisposizione genetica, fumo di sigaretta o infezioni del cavo orale.

Il corpo lancia messaggi, i 9 dolori per individuare possibili malattie

Pubblicato il 09 Dic 2019 alle 7:46am

Il dolore è causato da una ferita o da un’infiammazione. Il nostro organismo è ferito in un modo o nell’altro, i nostri nervi inviano informazioni al nostro cervello per informarci che qualcosa non sta andando, non sta funzionando come dovrebbe andare.

Pertanto, quando avvertiamo il dolore, se prestiamo particolare attenzione all’area dolente possiamo prendere provvedimenti per porre fine a questa insostenibile situazione.

Il dolore però, può essere percepito pure in un posto diverso, e pertanto chiamarsi “dolore riferito”.

Vediamo allora quali sono i principali sintomi più preoccupanti

1) Cuore

L’infarto compare con dolore intenso e persistente al torace, al braccio sinistro, alla schiena e / o alla mascella. Indicato come dolore riferito, in questo caso, recarsi subito al pronto soccorso o contattare immediatamente un medico dopo la comparsa dei primi sintomi.

2) Il polmone e il diaframma

Il dolore al collo e alla spalla superiore può effettivamente essere causato da problemi a carico di polmoni e diaframma. Il massaggiatore Paul Ingraham spiega sul suo sito Web che i problemi respiratori possono causare danni significativi ai muscoli del collo. In caso di dolore persistente alle spalle e al collo, è necessario consultare un medico per chiarire l’origine del dolore.

3) Fegato e cistifellea

I problemi al fegato e alla cistifellea possono anche causare dolore al collo, alla spalla o al torace destro. Uno dei segni della colica epatica è un forte dolore sotto le costole a destra che si irradia verso l’alto fino alla spalla destra.

4) Lo stomaco e il pancreas

Il primo segno di pancreatite acuta è un dolore intenso nell’addome che si irradia sino alla schiena e alla scapola sinistra. Si verifica bruscamente e di solito dopo un pasto abbondante e il consumo di alcol, deve essere curato con molta rapidità.

5) L’intestino tenue

Il nostro intestino tenue si trova tra lo stomaco e l’intestino grasso. Se hai dolori addominali vicino all’ombelico, potrebbe trattarsi di un’infiammazione dell’ombelico. Questa zona dolorosa è particolarmente specifica.

6) Il colon e l’appendicite

Se avete dolore nella parte destra dell’addome, questo può indicare un problema all’appendice. Si presenta con un forte dolore diffuso, particolarmente intenso a livello della parte inferiore destra dell’addome, un disturbo che impone subito una reazione chirurgica.

7) I reni

Causato da un accumulo di calcoli nei reni, il dolore ai reni può irradiarsi dalla parte bassa della schiena sino alla parte superiore delle gambe. È importante consultare un medico il prima possibile in caso di dolore intenso e insolito.

8) La vescica

La cistite interstiziale o la sindrome della vescica dolorosa sono una malattia tipica della vescica, caratterizzata da dolore al pavimento pelvico. Accompagnato da problemi di minzione, che richiedono subito una visita specialistica al più presto possibile.

9) Le ovaie

Le cisti ovariche possono causare dolore acuto e pulsante nell’addome inferiore. È necessario consultare subito uno specialista in ginecologia, e un eco.

Ricerca scopre ruolo analgesico del partner

Pubblicato il 27 Ago 2019 alle 6:17am

Avere un partner può avere un effetto analgesico sulla nostra salute, lo dice ora anche la scienza. Non un amico qualsiasi, ma il proprio compagno di vita. Secondo uno studio infatti condotto dall’Università delle Isole Baleari e dell’Umit, l’Università di scienze della salute di Hall in Tirol, in Austria, avere un sostegno sociale (anche senza un contatto verbale o fisico nel particolare momento in cui si sperimenta la sofferenza) può comunque ridurre la percezione del dolore. I ricercatori hanno valutato la sensibilità al dolore da pressione di 48 coppie, con ciascun partecipante che è stato testato sia da solo sia in presenza del proprio partner.

Spagnoli e austriaci hanno poi somministrato loro un questionario per cercare di capire quale fosse stata la loro percezione del dolore. In presenza dei loro partner, uomini e donne hanno mostrato soglie di tolleranza del dolore più elevate. L’empatia del partner è stata positivamente associata alla tolleranza al dolore ed è stata inversamente associata alla stessa esperienza dolorosa. La ricerca è stata poi pubblicata sulla rivista scientifica Scandinavian Journal of Pain.

Infarto, per ogni ritardo di 10 minuti, 3 morti in più su 100 pazienti

Pubblicato il 08 Lug 2019 alle 6:00am

L’infarto si manifesta con dolore al petto che si irradia sino al braccio sinistro: questo il sintomo principale da riconoscere in un infarto.

Ogni anno in Italia, sono circa 140.000 le persone colpite da questa malattia del cuore. Ogni minuto che passa può diventare prezioso e essere fatale.

Nei casi molto gravi, infatti, per ogni 10 minuti di ritardo, 3 pazienti in più su 100 perdono la vita. Significa, pertanto, che la Golden Hour, ovvero le due ore di tempo considerate il limite entro cui intervenire per salvare il cuore, sono già superate.

A evidenziare questo, l’importanza dei soccorsi tempestivi sono nuovi dati scientifici, discussi a Matera in occasione della presentazione della campagna ‘Ogni minuto conta‘, promossa da ‘Il Cuore Siamo Noi – Fondazione Italiana Cuore e Circolazione Onlus‘, con il patrocinio della Società Italiana di Cardiologia (Sic).

La rapidità dei soccorsi in caso di infarto, come noto, è indispensabile a spiegarlo il dottor Francesco Romeo, direttore della Scuola di Specializzazione in cardiologia dell’Università Tor Vergata di Roma e presidente de Il Cuore Siamo Noi “Sapevamo già che un intervento successivo ai 90 minuti dall’esordio dei sintomi può quadruplicare la mortalità. Gli ultimi studi hanno dimostrato però che non esiste in realtà un ‘tempo soglia’ che permetta di discriminare tra intervento tempestivo o meno. La prognosi del paziente, invece, peggiora in maniera continua all’aumentare del ritardo nel trattamento”. E questo è ancor più vero per chi arriva in ospedale in condizioni gravissime: “in questi casi per ogni ritardo di 10 minuti si registrano ben 3 morti in più su 100 pazienti”. Ma anche per chi arriva in condizioni meno gravi il ritardo ha un impatto negativo. “Più si indugia – aggiunge Ciro Indolfi, presidente Sic e direttore di Cardiologia dell’Università Magna Grecia di Catanzaro – maggiore è la quantità di muscolo cardiaco che viene perso, con importanti conseguenze nella qualità di vita. Il tempo è muscolo”.

Per ridurre il ritardo, ci sono due strategie: la prima è quella di educare i cittadini a riconoscere rapidamente i sintomi e migliorare così l’organizzazione dei soccorsi, entrambi obiettivi della campagna ‘Ogni minuto conta’, che verrà diffusa su media e social media per migliorare, nella popolazione, la conoscenza del rischio.

La seconda, spiega l’esperto è “Dobbiamo far sì che chiunque sappia riconoscere i segni dell’infarto: la manifestazione più tipica è un dolore oppressivo al centro del petto, che duri oltre 20 minuti, sia insorto a riposo e in alcuni casi irradiato al braccio sinistro o alla mandibola; ma spesso l’attacco si presenta in maniera più subdola, come un dolore addominale o nella parte posteriore del torace”. Dal momento del primo contatto con i sanitari occorre poi far accedere quanto prima il paziente all’angioplastica, intervento con cui si ‘libera’ l’arteria ostruita. Per questo è essenziale che i mezzi di soccorso abbiano a bordo un elettrocardiogramma e garantire il trasferimento del paziente nel più breve tempo possibile a centri con una emodinamica, senza passare dal Pronto Soccorso.

Mal di denti, i rimedi naturali contro il dolore

Pubblicato il 25 Giu 2019 alle 7:35am

Il mal di denti è un sintomo che può essere un allarme per diverse condizioni, dalla presenza di una carie ai problemi di bruxismo. Come ricordano gli esperti di Humanitas, può rappresentare anche la conseguenza di una sinusite. Se il dolore persiste per più di due giorni, è opportuno consultare dubito uno specialista. Nel frattempo, si può intervenire alleviando la sintomatologia grazie ad alcuni rimedi naturali.

Vediamo quali sono.

– Chiodi di garofano: sono tra i migliori rimedi naturali contro il mal di denti. Per tenere sotto controllo il dolore si può utilizzare l’olio essenziale che li ha come ingredienti principali. Basta versarne qualche goccia su un batuffolo di cotone e applicarlo sui denti doloranti. O, preparare un decotto – da consumare a temperatura ambiente – può rivelarsi essere un’ottima soluzione!

– Aglio: può essere tritato e applicato sul dente che duole, così da apprezzare i suoi benefici anestetizzanti. Era molto usato anche dalle nostre nonne.

– Aloe vera: ideale per le gengive infiammate, prima di applicarlo è opportuno pulire a fondo la zona attorno alla gengiva, utilizzando uno scovolino.

– Camomilla: può essere utilizzata sia secca che sotto forma di infuso, per tenere sotto controllo gli episodi di dolore e per alleviare le infiammazioni gengivali.

Dolore al tallone e tallonite, i rimedi naturali della nonna

Pubblicato il 02 Gen 2019 alle 10:27am

Il dolore al tallone è molto comune non solo negli sportivi, ma anche in chi sta molte ore in piedi durante il giorno. Le cause della tallonite sono veramente tante e generalmente derivano da una postura scorretta, reumatismi, o microfratture ripetute nel tempo. (altro…)

Il bere a sufficienza aiuta a percepire meno il dolore

Pubblicato il 24 Nov 2017 alle 6:12am

Secondo un recente studio, essere idratati migliora la percezione del dolore. A confermarlo uno studio neozelandese dell’Università di Massey, riportato dall’Osservatorio Sanpellegrino. I ricercatori hanno svolto il “test dello stimolo del freddo” su un gruppo di volontari, misurando qual era il grado di sopportazione di ciascuno allo stimolo freddo sui piedi. (altro…)

Cannabis per uso terapeutico, il sì dalla Camera

Pubblicato il 21 Ott 2017 alle 6:28am

Arriva il via libera da Montecitorio all’uso terapeutico della cannabis. Con 317 voti a favore, 40 contrari e 13 astenuti la legge, che non prevede la legalizzazione della cannabis ma solo il suo utilizzo per portare sollievo a pazienti alle prese con gravi patologie, passa al Senato. (altro…)