dolore

Infarto, per ogni ritardo di 10 minuti, 3 morti in più su 100 pazienti

Pubblicato il 08 Lug 2019 alle 6:00am

L’infarto si manifesta con dolore al petto che si irradia sino al braccio sinistro: questo il sintomo principale da riconoscere in un infarto.

Ogni anno in Italia, sono circa 140.000 le persone colpite da questa malattia del cuore. Ogni minuto che passa può diventare prezioso e essere fatale.

Nei casi molto gravi, infatti, per ogni 10 minuti di ritardo, 3 pazienti in più su 100 perdono la vita. Significa, pertanto, che la Golden Hour, ovvero le due ore di tempo considerate il limite entro cui intervenire per salvare il cuore, sono già superate.

A evidenziare questo, l’importanza dei soccorsi tempestivi sono nuovi dati scientifici, discussi a Matera in occasione della presentazione della campagna ‘Ogni minuto conta‘, promossa da ‘Il Cuore Siamo Noi – Fondazione Italiana Cuore e Circolazione Onlus‘, con il patrocinio della Società Italiana di Cardiologia (Sic).

La rapidità dei soccorsi in caso di infarto, come noto, è indispensabile a spiegarlo il dottor Francesco Romeo, direttore della Scuola di Specializzazione in cardiologia dell’Università Tor Vergata di Roma e presidente de Il Cuore Siamo Noi “Sapevamo già che un intervento successivo ai 90 minuti dall’esordio dei sintomi può quadruplicare la mortalità. Gli ultimi studi hanno dimostrato però che non esiste in realtà un ‘tempo soglia’ che permetta di discriminare tra intervento tempestivo o meno. La prognosi del paziente, invece, peggiora in maniera continua all’aumentare del ritardo nel trattamento”. E questo è ancor più vero per chi arriva in ospedale in condizioni gravissime: “in questi casi per ogni ritardo di 10 minuti si registrano ben 3 morti in più su 100 pazienti”. Ma anche per chi arriva in condizioni meno gravi il ritardo ha un impatto negativo. “Più si indugia – aggiunge Ciro Indolfi, presidente Sic e direttore di Cardiologia dell’Università Magna Grecia di Catanzaro – maggiore è la quantità di muscolo cardiaco che viene perso, con importanti conseguenze nella qualità di vita. Il tempo è muscolo”.

Per ridurre il ritardo, ci sono due strategie: la prima è quella di educare i cittadini a riconoscere rapidamente i sintomi e migliorare così l’organizzazione dei soccorsi, entrambi obiettivi della campagna ‘Ogni minuto conta’, che verrà diffusa su media e social media per migliorare, nella popolazione, la conoscenza del rischio.

La seconda, spiega l’esperto è “Dobbiamo far sì che chiunque sappia riconoscere i segni dell’infarto: la manifestazione più tipica è un dolore oppressivo al centro del petto, che duri oltre 20 minuti, sia insorto a riposo e in alcuni casi irradiato al braccio sinistro o alla mandibola; ma spesso l’attacco si presenta in maniera più subdola, come un dolore addominale o nella parte posteriore del torace”. Dal momento del primo contatto con i sanitari occorre poi far accedere quanto prima il paziente all’angioplastica, intervento con cui si ‘libera’ l’arteria ostruita. Per questo è essenziale che i mezzi di soccorso abbiano a bordo un elettrocardiogramma e garantire il trasferimento del paziente nel più breve tempo possibile a centri con una emodinamica, senza passare dal Pronto Soccorso.

Mal di denti, i rimedi naturali contro il dolore

Pubblicato il 25 Giu 2019 alle 7:35am

Il mal di denti è un sintomo che può essere un allarme per diverse condizioni, dalla presenza di una carie ai problemi di bruxismo. Come ricordano gli esperti di Humanitas, può rappresentare anche la conseguenza di una sinusite. Se il dolore persiste per più di due giorni, è opportuno consultare dubito uno specialista. Nel frattempo, si può intervenire alleviando la sintomatologia grazie ad alcuni rimedi naturali.

Vediamo quali sono.

– Chiodi di garofano: sono tra i migliori rimedi naturali contro il mal di denti. Per tenere sotto controllo il dolore si può utilizzare l’olio essenziale che li ha come ingredienti principali. Basta versarne qualche goccia su un batuffolo di cotone e applicarlo sui denti doloranti. O, preparare un decotto – da consumare a temperatura ambiente – può rivelarsi essere un’ottima soluzione!

– Aglio: può essere tritato e applicato sul dente che duole, così da apprezzare i suoi benefici anestetizzanti. Era molto usato anche dalle nostre nonne.

– Aloe vera: ideale per le gengive infiammate, prima di applicarlo è opportuno pulire a fondo la zona attorno alla gengiva, utilizzando uno scovolino.

– Camomilla: può essere utilizzata sia secca che sotto forma di infuso, per tenere sotto controllo gli episodi di dolore e per alleviare le infiammazioni gengivali.

Dolore al tallone e tallonite, i rimedi naturali della nonna

Pubblicato il 02 Gen 2019 alle 10:27am

Il dolore al tallone è molto comune non solo negli sportivi, ma anche in chi sta molte ore in piedi durante il giorno. Le cause della tallonite sono veramente tante e generalmente derivano da una postura scorretta, reumatismi, o microfratture ripetute nel tempo. (altro…)

Il bere a sufficienza aiuta a percepire meno il dolore

Pubblicato il 24 Nov 2017 alle 6:12am

Secondo un recente studio, essere idratati migliora la percezione del dolore. A confermarlo uno studio neozelandese dell’Università di Massey, riportato dall’Osservatorio Sanpellegrino. I ricercatori hanno svolto il “test dello stimolo del freddo” su un gruppo di volontari, misurando qual era il grado di sopportazione di ciascuno allo stimolo freddo sui piedi. (altro…)

Cannabis per uso terapeutico, il sì dalla Camera

Pubblicato il 21 Ott 2017 alle 6:28am

Arriva il via libera da Montecitorio all’uso terapeutico della cannabis. Con 317 voti a favore, 40 contrari e 13 astenuti la legge, che non prevede la legalizzazione della cannabis ma solo il suo utilizzo per portare sollievo a pazienti alle prese con gravi patologie, passa al Senato. (altro…)

Più empatia mostra l’uomo verso la donna, più il suo dolore diminuisce

Pubblicato il 24 Giu 2017 alle 6:18am

Tenersi per mano è un vero e proprio balsamo per l’anima e per il corpo: i cuori di due persone che si amano battono all’unisono, respirano lo stesso ritmo e il dolore sparisce.

Un meccanismo, studiato anche dai ricercatori del Colorado di Boulder, guidati da Pavel Goldstein, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Scientific Reports.

Tale processo è stato definito ‘sincronizzazione interpersonale’, che potrebbe aiutare a combattere il dolore senza farmaci.

“Più empatia c’è con il partner, e più forte sarà l’effetto analgesico e la sincronizzazione quando le due persone si toccano”, commenta Goldstein. Da tempo il mondo della scienza sa che, inconsciamente, due persone vicine sincronizzano i propri passi, la postura mentre si parlano.

Ma tale studio risulta essere il primo a esplorare l’effetto della sincronia legato al dolore e al tatto.

L’idea è venuta al ricercatore dopo aver notato che, tenendole la mano, il dolore della moglie durante il parto della figlia sembrava ridursi. Così ha sottoposto 22 coppie tra 23 e 32 anni di età, insieme da tempo, a diversi test in cui si imitava una sala parto. In un test gli uomini dovevano sedersi al fianco della compagna senza toccarle; in un altro dovevano sedersi al suo fianco e stringerle la mano; in un altro ancora dovevano sedersi in una stanza separata. Le tre situazioni sono state ripetute facendo provare alla donna un lieve dolore sul braccio per due minuti.

Ebbene, è emerso che stando sedute insieme, le coppie mostravano una certa sincronia fisiologica, che scompariva se lei provava dolore e lui non poteva toccarla. Se invece il fidanzato poteva toccarle la mano, i loro ritmi fisiologici si sincronizzavano e il dolore di lei diminuiva. Più empatia mostra l’uomo verso la donna, più il suo dolore diminuisce.

Terapia del dolore, protocollo d’intesa per facilitare l’accesso dei pazienti

Pubblicato il 24 Set 2016 alle 9:23am

Sono circa 500 i medici, infermieri, fisioterapisti, psicologi, operatori socio-sanitari – di Ant, Associazione nazionale tumori che, in quasi 40 anni di attività, hanno assistito gratuitamente a domicilio più di centomila pazienti oncologici, fornendo supporto anche alle loro famiglie. (altro…)

In arrivo nuovo analgesico più efficace e sicuro della morfina

Pubblicato il 20 Ago 2016 alle 7:53am

E’ in arrivo un nuovo analgesico più potente della morfina ma con meno effetti collaterali.

Lo ha messo a punto un gruppo di ricerca della Stanford University School of Medicine, dell’Università della California a San Francisco, insieme all’Università del North Carolina e la Friedrich Alexander University di Erlangen, Germania.

Il nuovo analgesico sarebbe in grado di calmare il dolore con più rapidità e potenza rispetto alla comune morfina, ma non solo. Il nuovo farmaco riuscirebbe anche con molta meno dipendenza psicofisica e soprattutto senza frenare l’apparato respiratorio.

I test eseguiti hanno fatto rilevare un ottimo risultato sugli animali, tant’è che presto gli scienziati pensano di testare il nuovo farmaco anche sull’uomo.

Il nuovo composto, chiamato PZM21, potrebbe arrivare presto sul mercato nel giro di pochi anni.

L’ormone dell’amore efficace contro il dolore

Pubblicato il 08 Mar 2016 alle 6:29am

Ossitocina, non solo l’“ormone dell’amore”. Ora si scopre che avrebbe anche un ruolo chiave nella percezione del dolore e dell’infiammazione. (altro…)

Peperoncino: meno dolore e una vita più lunga se mangiato con costanza

Pubblicato il 28 Mag 2014 alle 7:24am

Mangiare cibo piccante può allungare la vita. Ne sono convinti i ricercatori dell’Università della California, che sono riusciti a dimostrare che bloccando il recettore del dolore nei topi è possibile aumentare la durata della loro vita ringiovanendone il metabolismo. Lo studio, pubblicato sulla rivista Cell, rivela che chi è abituato a mangiare speziato sente anche meno la sensazione del dolore.

Il recettore del dolore, ovvero l’TRPV1 si troverebbe nella pelle, nei nervi e nelle articolazioni, e reagirebbe a temperature estremamente elevate e a stimoli dolorosi.

Ecco allora che l’TRPV1 può permettere il rilascio di sostanze da parte del pancreas capaci di causare infiammazione e prevenire il rilascio dell’insulina.

Andrew Dillin della Universitydella California, a Berkeley ha spiegato che bloccare tale recettore è utile non solo per diminuire il dolore stesso, ma anche per migliorare la durata della vita e la salute metabolica.

Pertanto, i ricercatori sono riusciti a dimostrare che la capsaicina, composto chimico presente, in diverse concentrazioni, e piante appartenenti al Capsicum, come ad esempio nel peperoncino piccante, hanno il potere di attivare l’TRPV1, e mangiando cibi piccanti la vita si allunga ed il metabolismo si mantiene più giovane.

Basterebbe dunque, secondo gli esperti, mangiare con regolarità il peperoncino, usarlo come condimento ai piatti, ed in alternativa la paprika, o altri aromi che pizzicano il palato.