effetto serra

Riduzione delle emissioni inquinanti: unico lato positivo del Coronavirus?

Pubblicato il 25 Mar 2020 alle 7:12am

Quale è l’effetto collaterale che questo virus sta apportando al nostro Pianeta oltre che quello alle nostre vite?

Qualcosa sembra essere cambiato. Forse nel gran caos generato da questa pandemia riusciamo a scorgere un piccolo lato positivo: l’abbassamento dell’emissione di CO2 nell’atmosfera dando così un po’ di respiro all’ambiente. Le restrizioni adottate a discapito dell’uomo sembrano giovare al nostro Pianeta.

Primi risultati li abbiamo visti in Cina, focolaio iniziale del coronavirus, dove sono state adottate per prime le misure restrittive, le emissioni sono calate di almeno 200 milioni di tonnellate tagliando così di un quarto le emissioni rispetto allo stesso periodo nello scorso anno. Nel 2019 la Cina ha rilasciato circa 800 milioni di tonnellate di CO2 come apprendiamo da un analisi fatta dal “Centre for Research on Energy and Clean Air” (Crea), in Finlandia, e pubblicata sul sito web Carbon Brief.org.

Questo perché le misure adottate hanno fatto calare sensibilmente le attività industriali, tra il 15% e 40% riducendo così la produzione di energia di carbone, il traffico stradale, facendo diminuire drasticamente il diossido di azoto gas inquinante e il trasporto aereo, “responsabili del 17% delle emissioni totali di CO2” così come analizzato dal Crea.

In Italia stiamo vivendo qualcosa di simile. L’Agenzia Spaziale Europea ci dice che le emissioni di biossido di azoto sono calate sensibilmente soprattutto nel nord Italia dove questa pandemia sta facendo più vittime. La minore emissione di sostanze inquinanti e di CO2 è dovuta principalmente dalla chiusura delle scuole e quindi dei riscaldamenti, delle aziende, e dalla riduzione traffico aereo e veicolare portando così a un totale di ben 428.000 tonnellate in meno solo per le regioni della Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. Numero in crescita visto le restrizioni adottate in tutto il paese. Tutto questo sembra essere l’unica nota positiva a cui guardare in questi giorni così difficili per la nostra Nazione, le acque dei nostri fiumi e dei nostri mari sembrano più limpide, lo abbiamo visto a Venezia che in assenza di scarichi dovuto all’inquinamento non vedeva un acqua così trasparente da decine di anni. Quasi come se la Terra se ne stesse approfittando per prendere un po’ di respiro. Ma realmente è così?

Molti analisti sembrano sostenere il contrario, Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, ha avvertito che anche se ci sono dati evidenti del calo delle emissioni gas serra temporaneo, questo non risolve il problema anzi lo peggiora. La pandemia e il consumo di energie che ne comporta da ogni settore, potrebbe distrarci dal problema ancora evidente del cambiamento climatico e così addirittura, come sostiene l’analista del Crea Lauri Myllyvirt, annullarsi quando l’emergenza sarà passata se non aumentare per la reazione di ripresa dalla crisi economica e la concentrazione delle risorse destinate per l’ambiente al lavoro di ricostruzione del Paese.

La soluzione appresa in questi giorni, secondo gli esperti, è che lo “smart working” ovvero il lavoro da casa potrebbe essere un modello da seguire, visto che si andrebbero ad abbattere sensibilmente le emissioni di CO2 senza dover prendere le auto o i mezzi di trasporto. Una cosa è certa, lato positivo o meno, tutto questo deve servici da insegnamento che se prese le misure politiche adeguate, cambiando il nostro comportamento in maniera radicale, qualcosa per il nostro Pianeta può essere realmente fatto. Se abbiamo apportato misure drastiche per la sopravvivenza dell’uomo perché non farlo per l’ambiente in cui noi stessi viviamo?

di Francesca Curri

Cambiamento climatico, i rischi per grano e orzo

Pubblicato il 27 Mag 2017 alle 9:25am

Grano e orzo provenienti dall’Europa occidentale sono serio pericolo, secondo gli esperti. Che temono che nel prossimo futuro, entro la fine del secolo attuale, la loro produzione possa sensibilmente diminuire di un terzo, a causa di effetti devastanti dovuti ai cambiamenti climatici.

A lanciare l’allarme i ricercatori delle università di Davis (California) e Cornell (New York), che hanno pubblicato un recente studio sulla rivista scientifica Environmental Research Letters.

Invertire il trend, secondo i ricercatori è ancora possibile. Grazie agli sviluppi futuri della tecnologia che potrebbero compensare con la maggior parte degli effetti negativi del clima.

La ricerca ha analizzato infatti i dati meteorologici compresi tra il 1950 e il 2015 e i dati relativi ai corrispondenti raccolti di frumento e orzo avvenuti in Francia.

In particolare, lo studio in questione, si è focalizzato su tre tipi di coltivazioni: il grano invernale, l’orzo invernale e l’orzo di primavera.

Ebbene, attraverso l’utilizzo di modelli statistici, gli scienziati hanno evidenziato alcuni possibili effetti negativi del riscaldamento globale sulla produzione agricola, verificando gli effetti di temperature estremante elevate o troppo basse rispetto alla media sui rendimenti dei raccolti.

Tale studio, come sottolineano gli esperti, evidenzia che il grano è la più importante oltura mondiale e, insieme al riso, rappresenta una delle più sostanziali fonti alimentari e caloriche per la vita umana.

Pertanto, entro la fine di questo secolo il clima potrebbe contribuire a ridurre i raccolti di grano del 21% e quelli di orzo del 17,3%, nel periodo invernale. L’orzo si ridurrebbe poi del 33,6% nel periodo primaverile. Ma c’è di più. Secondo i ricercatori, sarebbe possibile puntare su modelli di produzione e alimenti innovativi e alternativi, come ad esempio a colture più tolleranti al caldo.

Record di CO2 nell’atmosfera: rischi per il clima e il pianeta

Pubblicato il 26 Ott 2016 alle 6:50am

Superata anche la quota 400. Prima della rivoluzione industriale nell’atmosfera in media erano presenti solo 278 parti per milione di anidride carbonica. (altro…)

Clima, allarme Wwf “Sulle Alpi il 40% di ghiaccio in meno in 50 anni”

Pubblicato il 22 Set 2015 alle 11:17am

La superficie dei ghiacciai delle Alpi si sarebbe ridotta del 40% in poco più di 50 anni, passando dai 519 km quadrati del 1962 agli attuali 368 km. (altro…)

Allarme riscaldamento climatico ed innalzamento mari, la colpa è dell’uomo

Pubblicato il 28 Set 2013 alle 9:49am

I primi dieci anni del 21esimo secolo sono stati i più caldi dal 1850, e a dire degli esperti, la colpa è dell’uomo, a partire dal 1950. Tale situazione è destinata tra l’altro a peggiorare. (altro…)