epatite C

Epatite C: Basilicata, modello per l’eliminazione di questo virus, tra screening mirati e trattamenti immediati

Pubblicato il 12 Nov 2020 alle 6:00am

La pandemia da Covid-19, durante il blocco di tutte le attività della scorsa primavera, ha ridotto a livello nazionale di oltre il 90% i trattamenti per l’eradicazione dell’Epatite C. Nei mesi estivi, la ripresa ha proceduto a rilento e la seconda ondata in questi mesi autunnali sta ponendo un nuovo freno. Questa situazione ha messo in discussione l’obiettivo dichiarato dall’OMS di eliminare l’Epatite C dal nostro Paese entro il 2030: un risultato reso possibile dalla disponibilità dei nuovi farmaci antivirali ad azione diretta (DAA), che permettono di eradicare il virus in maniera definitiva, in tempi brevi (8-12 settimane) e senza effetti collaterali.

Ancora prima dei trattamenti, però, devono essere identificati i pazienti affetti dal virus, spesso non consapevoli: il cosiddetto “sommerso” si stima che ammonti a circa 300mila soggetti. Questi temi sono stati al centro in questi mesi autunnali del progetto MOON di AbbVie: una serie di webinar per mettere a confronto infettivologi, epatologi ed internisti, affinché facciano rete per trovare efficaci strategie alla luce anche di modelli locali che già abbiano dato risultati interessanti.

ELIMINAZIONE MICRO E MACRO. IL MODELLO BASILICATA: DA QUI PARTE UN NUOVO SLANCIO CON I MMG – La Basilicata si è rivelata un modello a questo proposito. Istituzioni e clinici sono infatti riusciti a fare rete e la loro sinergia ha promosso un’azione che potenzialmente potrebbe portare importanti risultati. La Regione, infatti, si è dotata di un piano di eradicazione ufficialmente approvato dalla Giunta regionale che prevede dei punti fondamentali basati sulla valorizzazione del territorio, il coinvolgimento della Medicina Generale e una grande attenzione per le categorie maggiormente esposte al contagio dell’HCV. Il Documento emanato dalla Giunta regionale a fine luglio 2019 ha posto come obiettivo l’eradicazione del virus dell’Epatite C nella Regione attraverso due percorsi paralleli: una micro e una macro eliminazione.

“La microeliminazione è rivolta a quegli ambiti in cui si verifica una prevalenza della circolazione del virus – evidenzia il prof. Nello Buccianti, direttore U.O.C. Medicina interna A.O.U. San Carlo, Potenza – Questa azione interviene sulle cosiddette key populations, come tossicodipendenti e detenuti, insieme a tutte le categorie più fragili. I punti di riferimento sono dunque i SerD e gli istituti penitenziari. La macroeliminazione costituisce invece l’aspetto più innovativo e articolato: viene presa in considerazione la fascia di popolazione dei nati tra il 1945 e il 1970, in merito ai quali è emerso dagli studi epidemiologici che la prevalenza è più alta. La popolazione potenzialmente target dello screening è di 194.828 persone: con lo screening distribuito su tre anni (65mila persone per anno), considerando un’adesione del 60%, è verosimile un coinvolgimento di 30mila persone per anno (circa 2500 persone al mese). Questi soggetti verranno contattati attraverso un recall dal Medico di Medicina Generale e saranno somministrati loro i test salivari o i test rapidi sul sangue nei distretti sanitari ad hoc o presso gli stessi studi dei medici di famiglia. Tutti coloro che risulteranno positivi a questo test saranno avviati per la presa in carico ai centri di riferimento, già delineati nella piattaforma regionale e consistenti nei principali ospedali della Regione e negli ambulatori dedicati allo studio di questa infezione”.

LE PECULIARITA’ VINCENTI DELLA STRATEGIA DELLA BASILICATA – Questa strategia ha il merito di coinvolgere attivamente i Medici di Medicina Generale, che saranno attori importanti in questo nuovo percorso di eradicazione dell’infezione e che riceveranno anche un riconoscimento economico, segno di un impegno reale e non meramente teorico della Regione a eseguire questa campagna di screening. L’altro elemento spesso emerso come critico era quello dell’approvvigionamento dei test rapidi: la Regione Basilicata ha lanciato un bando per ‘approvvigionamento che ha permesso di ottenerli.

“Purtroppo le due ondate della pandemia hanno bloccato il processo in momenti cruciali– sottolinea il Prof. Buccianti – Tuttavia, possiamo affermare che la strategia è ben definita e aspetta solo di essere implementata. Siamo infatti adesso alla vigilia della fase dell’esecuzione della campagna di screening, da cui ci aspettiamo che emerga un “sommerso” di circa 300 persone positive per anno (1% del campione), che significherebbe identificare in totale circa mille pazienti contagiati. In attesa che la pandemia ci dia tregua, si sta proseguendo l’attività di monitoraggio e sorveglianza: a tale proposito, posso confermare che da quando abbiamo ripreso le attività, da giugno a ottobre, abbiamo analizzato circa 30 pazienti. Questo è il segno di come l’attività ambulatoriale abbia conservato la sua specificità nonostante le evidenti difficoltà del momento”.

Epatite C, ecco il progetto del San Gerardo di Monza per eradicare il virus in Brianza

Pubblicato il 31 Dic 2019 alle 6:32am

L’epatite C può essere curata con due o tre mesi di terapia. Ma per affrontare la malattia fino in fondo bisogna arrivare all’eradicazione e coinvolgere nella cura anche chi non sa di essere ammalato. Come i tossicodipendenti. È partito da qui il progetto dell’ospedale San Gerardo con Alessandro Soria, l’infettivologo della struttura complessa di malattie infettive del San Gerardo di Monza, che ha messo in rete i Servizi per le dipendenze di Monza e Brianza offrendo agli utenti con epatite C accessi specifici ai percorsi terapeutici.

Il problema, scrive il San Gerardo di Monza, riguarda ad esempio “le persone che usano o hanno usato droghe per via iniettiva” le quali, spesso “ignorano di avere l’epatite C o non percepiscono l’importanza della cura”.

In diciotto mesi il progetto ha visto l’avvio del trattamento su circa cento persone “che altrimenti avrebbero visto progredire la propria patologia probabilmente alla cirrosi e al tumore del fegato”.

«Nei prossimi tre anni, grazie allo screening esteso a tutta la popolazione che usa o ha usato droghe per via iniettiva, contiamo di coinvolgere una vasta platea di soggetti a rischio e di trattare 500 persone, potenzialmente riducendo a zero l’incidenza dell’epatite C nella nostra provincia di Monza Brianza» dichiara Guglielmo Migliorino, primario dell’unità operativa complessa di malattie infettive, insieme all’équipe epatologica coordinata da Soria con Elisa Colella, Paola Columpsi e Giuseppe Lapadula. L’intervento ha coinvolto anche Giovanni Galimberti (Monza e Limbiate) e Maurizio Bramani (Carate Brianza – ASST di Vimercate).

Ridurre progressivamente la presenza del virus curando progressivamente le persone promette di abbassare allo stesso tempo il rischio di contagio fino alla sua eliminazione: è questa la strategia del San Gerardo che ha presentato i primi risultati ottenuti in occasione del congresso Icar (Italian Conference on AIDS and Antiviral Research) a Milano e nel frattempo ha trattato anche i soggetti malati nella casa circondariale di Monza e, con Ats Brianza, ha organizzato una unità mobile nel parco delle Groane, nota area di spaccio e consumo di droghe, “dove a breve partirà l’offerta di test rapidi salivari HCV per curare rapidamente l’epatite C e ridurre la circolazione del virus”.

«Un altro esempio concreto di iniziative che coniugano la qualità clinica ospedaliera con le esigenze del territorio realizzate mediante approcci multidisciplinari a favore di pazienti fragili» ha concluso il direttore generale della ASST di Monza Mario Alparone.

Epatite C, in Italia virus eliminato nel 96% dei pazienti

Pubblicato il 08 Mag 2019 alle 9:34am

Le terapie con farmaci ad azione diretta anti-Hcv sono ora in grado di eliminare completamente il virus dell’epatite C in oltre il 96% dei pazienti trattati. “L’Italia ha raggiunto il primo target dell’Organizzazione Mondiale della Sanità dell’eliminazione dell’Hcv: quello della riduzione al 65% delle morti collegate alla malattia”, rivela il direttore del Centro nazionale per la Salute Globale dell’Istituto Superiore di Sanità, Stefano Vella.

“Stiamo andando verso il raggiungimento degli altri obiettivi Oms di eliminazione Hcv – aggiunge Vella – a patto di mantenere alto il numero dei pazienti trattati”. I pazienti arruolati sono un campione di oltre 11.000 individui in cura, seguiti per 5 anni.

“Raggiungere gli obiettivi attesi dall’uso di farmaci antivirali – dichiara poi Loreta Kondili, responsabile scientifico della piattaforma Piter – è legato non solo alla loro elevatissima efficacia e all’ottimo profilo di sicurezza, ma anche allo sviluppo di ricerca appropriata per valutare il loro impatto alla vita reale in un contesto specifico epidemiologico come quello italiano, che ha mantenuto il primato di alta prevalenza in Europa per l’infezione da Hcv”.

Epatite C, uno spot per cercare i 200mila casi sommersi

Pubblicato il 19 Apr 2019 alle 6:38am

Uno sport televisivo mira a scovare circa 200mila casi sommersi di epatite C. Detenuti, tossicodipendenti e immigrati, ma anche over 60enni esposti al virus prima che si diffondesse la cultura di presidi sanitari usa e getta.

Lo spot verrà trasmesso su tutti i canali nazionali a partire da maggio prossimo. A lanciarlo, è la Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit), in occasione del convegno “Stato avanzamento lavoro del Piano di eliminazione dell’Epatite C in Italia”.

Le ultime stime dell’associazione di pazienti Epac Onlus parlano di 240mila infetti dal virus dell’epatite C e ignari di esserlo. Altre stime non vanno oltre i 140mila. “La stima del sommerso è molto difficile e mancano studi ben strutturati per capirlo. Ma sappiano che sono tantissimi e molti di loro vanno incontro a cirrosi o al cancro del fegato”, spiega Massimo Galli, presidente della Simit. L’obiettivo è trovarli, grazie a una grande campagna di sensibilizzazione per arrivare alle tante persone colpite e talora ignare della malattia. “Oggi – prosegue Galli – abbiamo a disposizione una terapia di poche settimane per bocca e senza alcun rischio, così efficace da assicurare nella quasi totalità dei casi l’eradicazione dell’infezione”. La partita, ha sottolineato la senatrice Paola Binetti (Udc), “si gioca oggi sul garantire pari diritto di accesso alle cure e alla diagnosi. Avere delle terapie e non darle a tutti coloro che ne hanno bisogno, nel più breve tempo possibile, non è etico. Soprattutto nell’ambito di un sistema sanitario, come il nostro, che si basa su universalità e equità delle cure”.

Con quasi 180 mila pazienti trattati contro l’Epatite C ad oggi, l’Italia è il Paese più virtuoso in Europa per il numero di persone curate. Nel 2019 si esaurirà il fondo destinato ai farmaci innovativi e questa fase andrà gestita con la massima cautela e attenzione.

Pedicure con i pesci: pericoloso per la salute. Giovane donna perde unghie dei piedi

Pubblicato il 07 Lug 2018 alle 6:29am

Sono tante le persone che scelgono di fare la pedicure con i pesci, senza sapere dei possibili rischi ed effetti collaterali.

Il caso di una ventenne, affrontato da alcuni medici e specialisti sulla rivista scientifica JAMA Dermatology, dovrebbe molto far riflettere.

La giovane, infatti, a distanza di sei mesi da una pedicure, ha perso le unghie dei piedi.

Il caso non è sfuggito a diversi media, come ad esempio il network ABC. La ragazza si era sottoposta a questo trattamento molto comune, che consiste nell’immergere i piedi in una vasca con acqua calda (la temperatura, in genere, varia dai 25 ai 30°C) all’interno della quale si trovano dei piccoli pesci, noti come Garra rufa. Si tratta di pesci che in natura vivono nel Mediterraneo orientale e nel Golfo Persico e che si cibano di plancton. In assenza di quest’ultimo, questi piccoli pesci tendono a nutrirsi della pelle morta sui piedi e questo consente di avere una pedicure in modo del tutto naturale.

Non mancano, però, alcuni effetti collaterali, come confermato dalla dottoressa Shari R. Lipner, assistente di dermatologia all’istituto di medicina Weill Cornell di New York, che sostiene che: «Le unghie sono cadute dopo diversi mesi, quindi all’inizio è stato difficile stabilire una correlazione tra la patologia e quell’evento. In realtà, questo è un effetto collaterale possibile, noto come onicomicosi, che provoca la caduta delle unghie in seguito ad un evento, come può essere una piccola lesione, che arresta la crescita delle stesse unghie».

Questo trattamento viene spesso utilizzato da persone che soffrono di psoriasi, con effetti immediati per una durata di circa 4 mesi.

Ma attenzione. Altro studio condotto dall’Health Protection Agency ha fatto emergere che i soggetti che praticano questo particolare pedicure, specie se diabetici o affetti da psoriasi, quindi con un sistema immunitario debole, sono particolarmente vulnerabili al rischio di infezioni come l’ HIV e l’ epatite C.

Questo perchè l’acqua dove viene effettuato il trattamento contiene piccoli microrganismi che potrebbero facilitare il passaggio da un soggetto all’altro di batteri trasmessi dai pesci Garra Rufa.

In parole povere, se un soggetto affetto da HIV o epatite C pratica la terapia e dovesse sanguinare in acqua, c’è il rischio che tali malattie potrebbero essere trasferite ad altro soggetto.

Epatite C, ora si cura in 8 settimane grazie ad un nuovo farmaco

Pubblicato il 14 Mar 2018 alle 9:34am

Debellare l’infezione da Epatite C ora è possibile in sole 8 settimane. E’ quanto promette un nuovo farmaco. Maviret già disponibile nei centri pubblici nelle diverse unità operative degli ospedali, di infettivologia, epatologia e medicina interna richiede una collaborazione mirata tra medici generici e specialisti per far emergere il sommerso dei pazienti inconsapevoli di aver contratto la malattia, o i diffidenti che sino a oggi non volevano affrontare la precedente cura.

«La precedente terapia, in parte iniettiva, durava molto più a lungo, dai 6 ai 12 mesi, e aveva un risultato di successo che si aggirava attorno al 45% – spiega Giovanni Di Perri, Professore Ordinario di Malattie Infettive, Università degli Studi di Torino – oggi, con i recenti risultati, si pretende di superare il 95% viste le caratteristiche di potenza, affidabilità, tollerabilità e facilità di assunzione della terapia disponibile. Oggi la stessa spesa per ogni singolo trattamento è scesa al di sotto del precedente trattamento, assai più fallace, di 3-4 anni fa».

‘Epatite C Zero’, una serie web dal 28 novembre racconta e informa su cure e prevenzione

Pubblicato il 27 Nov 2017 alle 5:59am

L’epatite C e le nuove possibilità per sconfiggerla saranno raccontate in un breve viaggio di quattro pazienti che illustrerà la malattia nelle sue diverse fasi e problematiche, e chiarirà dubbi indicando le giuste modalità di prevenzione. (altro…)

Epatite C, nuovo farmaco antivirale sconfigge il virus nel 97% dei pazienti trattati

Pubblicato il 14 Apr 2017 alle 7:20am

Grazie ad un nuovo farmaco antivirale, il Sofobuvir , sperimentato in Sardegna su pazienti in stato avanzato della malattia, nel biennio 2015-2016 è guarito il 97% dei quasi 2000 pazienti sottoposti alla terapia. (altro…)

Ministero della Salute dice sì all’acquisto di farmaci all’estero

Pubblicato il 03 Apr 2017 alle 9:10am

Se un certo medicinale in Italia non è ancora disponibile e il paziente non è così grave da poterlo ottenere a carico dello Stato si potrà ricorrere all’estero, magari attraverso l’acquisto on line.

Il ministero della salute autorizza con un circolare l’importazione ad uso squisitamente personale dei farmaci commercializzati all’estero.

Un’apertura che sembra valere anche per i malati di epatite C, anche se i medicinali anti-virus hcv non sono mai espressamente nominati nella circolare, che fissa però un limite di 30 giorni al trattamento terapeutico, mentre per debellare l’Epatite occorrono 12 settimane. Ma nulla sembra vietare un secondo acquisto all’estero.

La deroga al divieto di importazione scatta in due casi: per i medicinali che non sono ancora autorizzati nel nostro paese e vengano acquistati su richiesta del medico, e per quelli importati direttamente dal viaggiatore, “purché destinati ad uso personale per un trattamento terapeutico non superiore a 30 giorni.”

L’importazione, specifica la circolare, ancora deve essere giustificata da “oggettive ragioni di eccezionalità”, ossia dalla “mancanza di una valida alternativa terapeutica”.

Epatite C, un test su Facebook per capire se si è a rischio

Pubblicato il 19 Feb 2017 alle 7:26am

Per capire o meno se si è rischio di epatite C, basta fare un semplice test su Facebook. Lanciato sul social network dai promotori della campagna ‘Una malattia con la C’, sostenuta da Abbvie, il test prevede dieci step per ottenere una valutazione personale del rischio di epatite C e imparare, rispondendo ad ogni domanda, qualcosa di più su quelle che potrebbero essere le possibili dinamiche del contagio. (altro…)