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Fegato ingrossato, come capirlo?

Pubblicato il 27 Nov 2019 alle 7:32am

Il nostro organismo manda dei segnali quando non stiamo bene. E lo stesso accade anche per la salute e il funzionamento del nostro fegato.

Disturbi e disfunzioni del fegato possono essere di vario genere, alcuni più caratteristici e facili da riconoscere, altri invece, decisamente più generici e che solo un medico può interpretare valutando la situazione dell’insieme. Nella maggior parte dei casi non c’è da allarmarsi ma è bene conoscere 10 possibili sintomi di problemi epatici da non sottovalutare:

– Pelle e occhi gialli – Urina molto scura – Prurito alla pelle – Comparsa di lividi – Stanchezza cronica – Oscillazioni di peso – Febbre alta – Feci chiare o che tendono al giallo – Nausea – Dolori addominali – Pelle e occhi gialli – ittero

Quando la pelle e la sclera (ossia la parte bianca degli occhi) assumono un colorito giallognolo, si tratta di ittero, abbastanza comune nei neonati e meno frequente negli adulti. Se notate un cambiamento di colore simile rivolgetevi subito ad un medico che valuterà la’eventuale presenza di virus che hanno danneggiato il fegato (come quelli che causano l’epatite B e l’epatite C) o di altre patologie a carico di quest’ultimo.

Urina molto scura Se non vi è una disidratazione molto forte o si assumano determinati farmaci che cambiano il colore dell’urina, dovete subito preoccuparvi, potrebbe trattarsi del fegato che non va come deve andare.

Prurito alla pelle Uno dei sintomi caratteristici di un possibile danno epatico è un intenso prurito alla pelle o una pelle molto secca. Questo succede ogni qual volta il fegato non è in grado di abbattere i depositi di bile e il corpo cerca allora di espellerli tramite l’epidermide. Se soffrite di forti pruriti apparentemente immotivati rivolgetevi subito ad uno specialista.

Comparsa di lividi Se vedete comparire dei lividi senza un perché, un per come, potrebbe trattarsi di sofferenza epatica.

Stanchezza cronica La stanchezza è uno di quei sintomi che compare come specchio di diverse malattie ma quando si tratta di qualcosa che è legato al fegato è decisamente molto più forte. Si ritiene che ciò accada in quanto le persone che accusano problemi a quest’organo possano soffrire di malnutrizione e di anomalie ormonali, due situazioni che possono contribuire alla debolezza del corpo umano e al suo conseguente affaticamento cronico.

Oscillazioni di peso Se il peso subisce delle variazioni senza che si siano apportate modifiche importanti nello stile di vita o all’alimentazione, la causa principale, potrebbe essere da attribuire ad uno squilibrio del fegato. La perdita di peso può verificarsi in quanto l’organismo con un fegato in difficoltà ha problemi nel metabolizzare i nutrienti necessari. Per quanto riguarda invece l’accumulo di chili in eccesso, questo può essere dovuto ad un fegato che non riesce a lavorare bene la bile che, essendo ricca di grassi, viene poi rimessa in movimento, in circolo.

Febbre alta La febbre alta può avere origine da diverse cause. Nel caso del fegato che non funziona bene, vuol dire che aumentano alcune tossine nel sangue che inducono l’organismo a reagire, facendo comparire appunto la febbre per poterle combattere ed espellere meglio.

Feci chiare o che tendono al giallognolo Anche il colore delle feci può far capire che qualcosa non va dal punto di vista epatico. Farlo presente dunque al proprio medico di base.

Nausea La nausea è un sintomo abbastanza comune per diverse patologie, tra queste anche quelle riconducibili ad un mal funzionamento epatico. Può comparire soprattutto dopo i pasti ed essere accompagnata da vomito.

Dolori addominali fegato Un fegato malato causa anche dolori addominali in particolare nella zona delle costole. È possibile percepirli però come riflesso fino alla schiena e può contemporaneamente comparire anche del gonfiore addominale.

Il fegato, proprio come avviene per i reni (altri “filtri del corpo”), è un organo silente, che quando è affaticato o colpito da qualche patologia, difficilmente dà sintomi dolorosi. Tuttavia, accade spesso di percepire delle fitte nella regione addominale superiore destra e di pensare di avare qualche problema epatico.

Le patologie che possono colpire il fegato sono diverse: cirrosi epatica, una grave malattia causata dall’abuso di alcool o di sostanze stupefacenti, ma anche da epatiti non curate. Queste ultime sono nient’altro che delle infezioni virali che colpiscono questa ghiandola, provocando così la sua infiammazione. Anche in questo caso, è molto difficile accorgersi di aver contratto un’epatite dal dolore, piuttosto, saranno altri i segnali da considerare, come ad esempio, e dicevamo anche prima, una colorazione itterica della pelle (epatite A, alimentare), un dimagrimento improvviso o un malessere generale, e naturalmente analisi del sangue alterate.

Un disturbo comune è poi la steatosi epatica, o “fegato grasso”, condizione favorita dal consumo continuato di cibo-spazzatura e troppo ricco di proteine e grassi animali, che però è in genere del tutto asintomatico.

Una causa comune possono essere senz’ombra di dubbio i calcoli alle vie biliari, che si formano soprattutto nella colecisti, piccolo organo a forma di sacchetto adiacente al fegato, in cui si raccoglie la bile. Quando questi calcoli ostruiscano i dotti biliari (verso il fegato o il pancreas), possono creare infiammazione e un dolore molto acuto.

I calcoli biliari se trascurati possono degenerare e provocare una pancreatite acuta, malattia grave che va curata subito in ospedale. Un dolore generalizzato verso la parte superiore destra dell’addome può essere anche determinato da duodenite, infiammazione della mucosa interna del duodeno, una malattia infiammatoria affine alla gastrite e all’esofagite.

In questo caso la soluzione è soprattutto di tipo alimentare. Seguire una dieta sfiammante e ridurre l’apporto calorico sono i principali passi da fare. Il fegato ingrossato, poi, è senza ombra di dubbio un organo che necessita di “manutenzione”. Una bella dieta depurativa e divieto assoluto di assumere, almeno per un po’ bevande alcoliche e cibi grassi.

Attenzione poi anche ai farmaci e alle bevande gassate e zuccherate, che possono danneggiare il fegato nel lungo periodo. Per fortuna, però, questo organo può anche “auto-rigenerarsi”, ovvero, se debitamente stimolato, può guarire da solo. Per questo è utile, ogni tanto, sottoporsi ad una dieta detox ed effettuare esami di controllo dei valori epatici con una certa frequenza.

Tumore delle vie biliari, come si manifesta. Sintomi e cure

Pubblicato il 05 Nov 2019 alle 6:11am

I tumori delle vie biliari sono un gruppo di neoplasie che colpiscono il fegato e che hanno origine a partire dai dotti biliari. Canali che trasportano la bile dal fegato all’intestino. Si distinguono in base alla posizione di insorgenza in: colangiocarcinomi intraepatici, se si sviluppano all’interno del fegato; colangiocarcinomi perilari se presenti all’ingresso dei dotti biliari e dei vasi sanguigni nel fegato; colangiocarcinomi extraepatici, se nascono all’esterno dell’organo; e, infine, carcinomi della colecisti. In totale sono circa 5000 gli italiani che ricevono ogni anno una diagnosi del genere.

«Mentre per i carcinomi delle vie biliari extra-epatiche i segni e sintomi più comuni sono quelli dell’ittero, colorazione giallastra della pelle e delle sclere oculari (la parte di norma bianca dell’occhio, ndr), urine scure, feci chiare, prurito – spiega Davide Melisi, oncologo al Policlinico di Verona e professore associato di Oncologia all’Università di Verona -. Per i colangiocarcinomi intraepatici i sintomi possono essere meno chiari, ad esempio, con perdita di peso o dolore al fianco destro irradiato posteriormente, ed essere scoperti “per caso” con esami eseguiti per altre ragioni del corpo umano. Così, che in oltre il 60 per cento dei pazienti la diagnosi viene effettuata quando il tumore è già in fase avanzata».

La presenza di ittero costituisce sempre un più che valido segnale per contattare subito il proprio medico di famiglia.

«Esistono alcune patologie del fegato molto ben riconosciute come fattori di rischio per i tumori delle vie biliari – risponde Melisi -: la colangite sclerosante, la litiasi biliare intraepatica, le cisti del coledoco e alcune infestazioni biliari parassitarie (poco comuni però alle nostre latitudini), l’epatite B e C, la cirrosi epatica e l’obesità che fanno lievitare ulteriormente il pericolo di sviluppare un colangiocarcinoma. Altri fattori di rischio sono l’età (due pazienti su tre hanno più di 65 anni) e il consumo di alcol (5-6 drink al giorno aumentano di 2-3 volte il rischio di colangiocarcinoma intraepatico). E’ un tumore abbastanza raro, ma chi rientra nelle categorie davvero a più “esposte al pericolo” (come i pazienti affetti da colangite sclerosante) possono eseguire una risonanza magnetica con colangiopancreatografia e il dosaggio del marcatore tumorale Ca19.9 con cadenza annuale. La sorveglianza nei pazienti a rischio più alto aumenta la probabilità di una diagnosi in uno stadio precoce, quanto la malattia è ancora suscettibile di una resezione chirurgica completa».

Le speranze di guarire da simili neoplasie dipendono sostanzialmente dalla loro localizzazione anatomica e dalla sua estensione al momento della diagnosi. Le statistiche indicano che a 5 anni dalla diagnosi è vivo il 10 per cento dei pazienti, ma se la chirurgia non è possibile la sopravvivenza media può essere inferiore a i 12 mesi. Fattori che possono significativamente ridurre la prognosi sono il coinvolgimento di strutture vascolari, dei linfonodi e la presenza di metastasi in organi a distanza come polmone, ossa, peritoneo o encefalo.

Al momento dice l’esperto si può fare ancora molto «Poco. Occorre, come prima cosa, mantenere un peso forma corretto attraverso una dieta equilibrata e fare esercizio fisico regolarmente, così come limitare l’assunzione di alcolici può certamente aiutare a ridurre il rischio di ammalarsi. E se si viaggia spesso in aree dove le parassitosi (infezioni parassitarie) biliari sono comuni, soprattutto in Asia, ricordarsi di non assumere acqua non purificata o cibi crudi».

Yogurt, un alleato del fegato

Pubblicato il 14 Ott 2019 alle 6:12am

Secondo un recente studio lo yogurt è in grado di dare una certa protezione all’accumulo di grasso nel fegato per abuso di alcol. Una condizione conosciuta col nome di NAFLD (Non Alcoholic Fatty Liver Disease) che interessa circa un quarto della popolazione mondiale ed è associata a un aumento del rischio di patologie anche gravi e di natura cardiovascolare.

Se non viene trattata, questa condizione fisica, può portare a steatoepatite non alcolica (NASH), più grave in quanto il fegato è soggetto a processi infiammatori, di cicatrizzazione e morte dei tessuti (necrosi), che alterano in modo significativo e definitivo la funzionalità dell’organo in questione. Questa malattia epatica di natura cronica può evolvere fino allo stadio di cirrosi epatica e portare all’insufficienza epatica.

La ricerca pubblicata a settembre di quest’anno sull’European Journal of Clinical Nutrition, ha esaminato in modo trasversale 24.389 soggetti adulti, uomini e donne, suddividendoli in quattro categorie di consumo di yogurt. Chi consumava meno di una volta la settimana (gruppo di riferimento), una volta la settimana, due-tre volte la settimana e quattro volte o più in un settimana. Di tutti, raccolti i dati relativi allo stile di vita, i parametri antropometrici e i principali valori metabolici, correlando i livelli di consumo con la eventuale presenza di NAFLD. (altro…)

Fegato: tracciato l’atlante geografico

Pubblicato il 22 Lug 2019 alle 9:21am

Altro passo in avanti per la salute del fegato. Tracciato l”atlante geografico’, una mappa dettagliata che cataloga posizione e funzione di ogni cellula che compone questo organo complesso e multifunzione. Reso noto sulla rivista Nature, il traguardo si deve a un giovane ricercatore italiano, Antonio Saviano, internista ed epatologo formatosi all’Università Cattolica del Sacro Cuore – Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS di Roma e attualmente presso l’Istituto di malattie virali ed epatiche dell’Inserm di Strasburgo nell’ambito di grazie ad una strettissima collaborazione con l’Università Cattolica di Roma.

Ottenuta con sofisticatissimi metodi di sequenziamento genetico studiando tessuto epatico sano di 9 donatori e analizzando in tutto qualcosa come 10.000 cellule epatiche, la mappa permetterà di comprendere meglio gravi malattie epatiche – dalla cirrosi al cancro – e di scoprire nuovi bersagli farmacologici.

“La mappa rivela per la prima volta l’architettura funzionale delle cellule del fegato, compresa la distribuzione della loro funzione nello spazio, la cosiddetta ‘zonazione’ – rivela in un’intervista all’ANSA Antonio Gasbarrini, direttore del Dipartimento di Medicina Interna e Gastroenterologia del Gemelli di Roma – svelando la complessità dell’organo e l’elevato grado di organizzazione dei diversi tipi cellulari nello spazio”.

Fegato: un aiuto naturale dall’aloe vera

Pubblicato il 01 Lug 2019 alle 6:02am

Il fegato svolge tre funzioni importantissime. Disintossica, elimina tossine che producono il nostro organismo. Effettua la sintesi, garantendo il metabolismo di proteine, carboidrati e lipidi, secernendo la bile ed evitando emorragie tramite la coagulazione. Infine il fegato conserva, svolgendo un’importante azione di archiviazione. Conservando vitamine A, D, E e K ed il glicogeno. (altro…)

Napoli, intervento record al Policlinico II: asportazione parziale del fegato in una donna in gravidanza

Pubblicato il 31 Gen 2019 alle 7:55am

Una paziente di 27 anni, alla 17esima settimana di gravidanza, è stata sottoposta un delicato intervento chirurgico di asportazione parziale del fegato per un angioma gigante (circa 20 cm di diametro), eseguito con successo. (altro…)

Fegato: i nuovi esami indolore per tenerlo in salute

Pubblicato il 11 Lug 2017 alle 7:35am

Tramite una indagine a ultrasuoni, assolutamente indolore, grazie al Fibroscan, che valuta lo spessore e l’indurimento del fegato che può preludere alla fibrosi epatica, conseguenza di epatite o di eccesso di alcol, è possibile capire se è in salute oppure no.

Anche, perché queste condizioni di salute sono il preludio per patologie come cirrosi epatica e tumore.

Applicato all’indagine per il “fegato grasso”, il Fibroscan consente di seguire fino a che punto l’organo è ingrossato e quindi se c’è un pericolo in atto o se invece la malattia è in regressione.

Altro esame indolore è la elastografia S-shearwave. L’organo viene analizzato sempre tramite eco doppler a colori su diverse sue parti, a campione. Ogni parte è piccola ma viene analizzata in ogni dettaglio.

Un lavoro che una volta veniva eseguito con la biopsia e dunque con un vero e proprio mini intervento chirurgico.

Scoperto l’ormone che riduce la voglia di zucchero e alcol

Pubblicato il 26 Dic 2015 alle 6:05am

I ricercatori della Southwestern Medical Center dell’Università del Texas, hanno scoperto che il corpo possiede un sistema di regolazione capace di tenerci lontani dai dolci quando rischiamo di esagerare.

Grazie a questo ormone, prodotto dal fegato, durante il consumo di dolci e alcolici, chiamato l’FGF21, si ridurre anche la voglia e il consumo di zucchero e alcol, avvenendo anche un calo del livello di dopamina, un neurotrasmettitore capace di giocare un ruolo chiave nei comportamenti associati a premi e ricompense.

Precedenti studi avevano già messo in evidenza l’impatto di alcuni ormoni sull’appetito, ma nessuno di questi si era rivelato efficace nell’agire su specifici nutrienti.

L’ultimo, invece, si è scoperto avere tali effetti e capacità di aiutare a migliorare la dieta in pazienti con problema di diabete e obesità.

Nei loro esperimenti gli scienziati sui topi hanno rilevato che questo ormone è in grado di produrre una risposta al consumo di zucchero, per poi entrare subito dopo, nella circolazione sanguigna dove manda un segnale al cervello a cui “impone” lo stop e la voglia di zucchero.

Quali sono gli effetti sul nostro corpo dopo aver bevuto una lattina di Coca Cola?

Pubblicato il 03 Ago 2015 alle 9:22am

A svelare cosa accade dopo aver ingerito questa bevanda è Niraj Naik, un farmacista britannico, sul suo blog, The Renegade Pharmacist. (altro…)

Giornata mondiale dell’Epatite, l’importanza del sequenziamento del gene del virus e i consigli degli esperti

Pubblicato il 20 Mag 2015 alle 10:32am

Nella GIORNATA MONDIALE DELL’EPATITE che si è celebrata ieri, 19 maggio, si è voluto ricordare il pericolo che si corre con il virus Hcv, le cui infezioni colpiscono circa 170 milioni di persone, di cui un milione soltanto in Italia. (altro…)