fibrillazione atriale

Lavare almeno tre volte al giorno i denti, mette al riparo da rischio di fibrillazione atriale e insufficienza cardiaca

Pubblicato il 05 Dic 2019 alle 6:27am

Lavare i denti in modo più frequente (almeno tre volte al giorno) potrebbe ridurre il rischio di fibrillazione atriale (la più diffusa aritmia del cuore) e insufficienza cardiaca (quando il miocardio non pompa bene il sangue).

A suggerirlo uno studio condotto presso l’Università di Seul e pubblicato sull’European Journal of Preventive Cardiology.

L’indagine in questione, ha coinvolto quasi 162 mila persone di 40-79 anni, il cui stato di salute è stato monitorato per un tempo medio di 10 anni e mezzo.

Gli epidemiologi hanno raccolto informazioni sugli stili di vita e le abitudini delle persone da studiare, cercando di capire anche la loro igiene orale.

Ebbene, dai diversi studi confrontati, è emerso che, il rischio di malattie cardiovascolari erano correlati anche a problemi del cavo orale, in particolare alla parodontite, malattia gengivale che, se non curate, possono portare anche alla perdita dei denti.

E proprio la perdita dei denti, spiega in un commento all’ANSA il Presidente eletto della Società Italiana di Parodontologia e Implantologia Luca Landi, “è correlata a patologie cardiovascolari, cosa che è in linea con tutte le evidenze che vedono nella perdita dei denti un decadimento delle condizioni di salute e di benessere delle persone”. L’idea di fondo è che l’infiammazione e i patogeni presenti nel cavo orale – e in particolare i batteri che si annidano nella tasca gengivale – possano trasmettersi al resto dell’organismo, e quindi anche attraverso il circolo sanguigno. Nello studio si è visto che l’igiene orale può avere un impatto su questa situazione, infatti, è emerso che per chi si lavava i denti tre o più volte al dì il rischio di ammalarsi di fibrillazione atriale era ridotto del 10% mentre quello di ammalarsi di insufficienza cardiaca era diminuito del 12%.

In futuro, concludono gli epidemiologi, con studi di intervento si dovrà confermare il reale impatto dell’igiene orale sul rischio cardiaco.

Fibrillazione atriale: in Italia un anziano su 12 ne è colpito

Pubblicato il 10 Lug 2019 alle 7:06am

Giungono dalla rivista scientifica Europace, organo ufficiale della European Society of Cardiology e della European Heart Rhythm Association, i risultati del “Progetto FAI: la Fibrillazione Atriale in Italia”, finanziato dal Centro per il Controllo delle Malattie del Ministero della Salute e coordinato dalla Regione Toscana.

Il Progetto FAI è stato promosso e sviluppato dal Professor Domenico Inzitari, del Dipartimento NEUROFARBA dell’Università degli Studi di Firenze, in qualità di Responsabile Scientifico, e dal Dr. Antonio Di Carlo, dell’Istituto di Neuroscienze del Consiglio Nazionale delle Ricerche, in qualità di Coordinatore Scientifico, insieme ai Responsabili delle quattro Unità Operative del Progetto, Dr. Leonardo Bellino (Firenze), Dr. Domenico Consoli (Vibo Valentia), Dr. Fabio Mori (Firenze) e Dr. Augusto Zaninelli (Bergamo).

Il Progetto FAI ha consentito di stimare, per la prima volta in Italia, la frequenza della fibrillazione atriale in un campione rappresentativo della popolazione anziana, 6.000 ultrasessantacinquenni arruolati tra gli assistiti dei Medici di Medicina Generale nelle 3 Unità Operative situate in Lombardia, Toscana e Calabria. Tutti i partecipanti sono stati sottoposti a una procedura di screening e successiva conferma clinica. Lo studio è servito a sviluppare e validare una metodologia direttamente trasferibile ai Medici di Medicina Generale e al SSN. I dati raccolti hanno così indicato che nella popolazione anziana del nostro paese è presente una frequenza della fibrillazione atriale dell’8,1%. Ciò significa che un anziano su 12 ne è colpito, portando a stimare in circa 1,1 milioni i soggetti affetti da questa aritmia in Italia.

Lo studio ha permesso di dimostrare che, per effetto dei cambiamenti demografici, questi numeri saranno in costante crescita nei prossimi anni, fino a raggiungere 1,9 milioni di casi nel 2060.

Utilizzando le proiezioni demografiche fornite dall’Ufficio Europeo di Statistica (Eurostat), la ricerca ha permesso anche di stimare i casi di fibrillazione atriale attesi nella popolazione anziana dei 28 paesi dell’Unione Europea. I casi prevalenti nel 2016 risultavano 7,6 milioni, destinati praticamente a raddoppiare fino a 14,4 milioni nel 2060.

Inoltre, mentre nel 2016 in Italia gli ultraottantenni affetti da fibrillazione atriale rappresentavano il 53% dei casi, per effetto dei trend demografici nel 2060 saranno il 69% del totale, e in Europa si passerà dal 51% al 65%.

“Si tratta di uno studio molto importante – ha dichiarato il Prof. Mancardi, Presidente della Società Italiana di Neurologia – perché ha permesso di evidenziare come al di sopra dei 65 anni l’8,1 % della popolazione sia affetto da fibrillazione atriale. Si tratta di una condizione che aumenta fortemente il rischio che si formino coaguli all’interno del cuore e quindi il rischio della successiva comparsa di una embolizzazione che può interessare le arterie cerebrali, con conseguente improvvisa ostruzione di importanti vasi arteriosi cerebrali e comparsa di un ictus cerebrale ischemico. Circa un quarto di tutti gli ictus cerebrali sono dovuti a questo meccanismo. È molto importante quindi riconoscere le persone che presentano fibrillazione atriale e iniziare una terapia preventiva primaria con anticoagulanti orali. Sono necessarie campagne di sensibilizzazione dei medici di medicina generale e della popolazione tutta, per affrontare adeguatamente questo problema e ridurre così la incidenza delle gravi malattie cerebrovascolari”.

La fibrillazione atriale è la più frequente aritmia cardiaca di rilevanza clinica e presenta una stretta correlazione con l’età avanzata. La sua importanza è legata al fatto che essa aumenta di ben 5 volte il rischio di ictus cerebrale, patologia che rappresenta la seconda causa di morte e la prima causa di disabilità nel soggetto adulto-anziano.

Attualmente in Italia si verificano ogni anno circa 200.000 ictus, con un costo per il SSN che supera i 4 miliardi di euro. Rispetto agli ictus dovuti a cause diverse, quelli di origine cardioembolica hanno un impatto più devastante in termini di disabilità residua e sopravvivenza.

Lavorare oltre 55 ore a settimana aumenta il rischio di aritmia

Pubblicato il 15 Lug 2017 alle 9:55am

Lavorare troppe ore a settimane espone al rischio di fibrillazione atriale. A rivelarlo è uno studio pubblicato sull’ European Heart Journal, condotto sui oltre 85 mila persone di entrambi i sessi. (altro…)

Fibrillazione atriale, più diffusa tra le donne

Pubblicato il 23 Gen 2016 alle 6:10am

La Fibrillazione atriale è una patologia cardiaca che comporta la contrazione irregolare degli atri cardiaci (le parti superiori del muscolo del cuore che comunicano coi ventricoli, in basso) e un ritmo sballato con conseguente cattiva circolazione sanguigna.

I sintomi più frequenti: debolezza, vertigini, svenimenti, e nel lungo periodo un cattivo pompaggio è causa di coaguli che possono provocare ictus anche mortali.

Oggi, grazie a studi recenti, ultimo quello condotto dalle università di Oxford e Sydney, Toronto e MIT- si scopre che le donne sono molto più esposte a questa patologia rispetto ai maschi.

E dunque, anche più soggette ad ictus. Poi se si guarda il livello di indice di mortalità per la fibrillazione, si scopre anche che nelle donne si verifica il 12% di rischio in più rispetto agli uomini.

Le ragioni non sono ancora del tutto chiare, ma assicurano gli esperti la fibrillazione atriale può essere risolta con l’impianto di pace-maker o defibrillatori interni, interventi divenuti di routine che non comportano ricovero di appena 4 giorni.

Cosa fondamentale, però, è quella di monitorare fin da subito i primi sintomi e farsi visitare da un cardiologo affinché possa indirizzare verso cura adeguata.

Fibrillazione atriale: 850.000 le persone colpite in Italia

Pubblicato il 29 Set 2011 alle 8:20am

In Italia, si stima che le persone colpite da fibrillazione atriale siano 850.000. (altro…)