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Ue, frontiere chiuse per 2 anni: Italia sola ad affrontare nuovi arrivi

Pubblicato il 27 Gen 2016 alle 6:44am

Nel vertice dei ministri dell’Interno dei 28 Paesi dell’Unione europea che si è tenuto ad Amsterdam è emerso che nessuno Stato vuole far saltare Schengen (l’accordo sulla libera circolazione delle persone).

E’ stato, però, chiesto alla Commissione Ue, di «preparare le procedure per l’attivazione» per la proroga massima consentita, in casi eccezionali, di ripristinare le frontiere: entro due anni.

A favore di questo emendamento Germania, Austria, Danimarca, Svezia, Francia e Slovenia.

I Paesi chiudono le frontiere bloccando la rotta balcanica, l’Italia si troverà a dover affrontare pertanto tutto da sola, un flusso enorme di migranti circa 400mila solo di sbarchi.

A caratterizzare il vertice anche uno scontro molto acceso fra diversi Paesi Ue – Austria in testa – e la Grecia, accusata di non riuscire a gestire, nel modo più adeguato, il flusso migratorio proveniente dalla Turchia.

“Se non possiamo proteggere il confine esterno Ue, la frontiera fra Grecia e Turchia, allora il confine esterno di Schengen dovrà spostarsi verso l’Europa centrale”, ha detto la ministra dell’Interno dell’Austria, Johanna Mikl-Leitner, rilanciando l’idea di una “mini Schengen”.

Da qui l’idea “degli hotspot” per tenersi pronti ad un ipotesi di flusso dalla frontiera nord-est a seguito della rotta balcanica, ha sottolineato il ministro dell’Interno Angelino Alfano.

“Non possiamo mettere il filo spinato in mare” – “A chi chiede di innalzare muri dico: vi rendete conto che non possiamo mettere il filo spinato nel Mediterraneo e nell’Adriatico? Vogliamo rivedere Dublino, una foto ingiallita di un Continente che non esiste più”, ha sottolineato il ministro dell’Interno.

Migranti: stretta su Schengen, l’Ue vara il “guardia frontiere”

Pubblicato il 16 Dic 2015 alle 10:56am

L’Unione europea ha deciso di triplicare la spesa per la difesa delle frontiere fornita dalla nuova ‘Guardia europea per i confini e le coste’.

E’ quanto emerge da una nuova proposta che mira a gestire la crisi migratoria che minaccia anche dal punto di vista del terrorismo la sicurezza del continente.

Se dovesse arrivare il via libera da parte dei vari governi, il nuovo corpo prenderà il posto dell’agenzia Frontex e avrà poteri esecutivi più ampi, tra cui un contingente formato da 1.500 uomini sempre pronti ad intervenire.

Inoltre, entro il 2020 le risorse a disposizione dovrebbero essere pari a 322 milioni di euro, una cifra sicuramente maggiore rispetto ai 114 milioni messi a bilancio per quest’anno.

Il budget messo a disposizione per Frontex è già stato incrementato di ben tre volte nel 2015, portandolo a 143 milioni di euro. Si arriverà nel 2016 a 238 milioni di euro.

G20: bozza di accordo in Turchia, lotta all’Isis e intesa per rafforzare i controlli ai confini

Pubblicato il 15 Nov 2015 alle 4:25pm

Foto di gruppo per i leader riuniti oggi ad Antalya, in Turchia per il vertice del G20. Sorrisi mesti dei capi di Stato e di governo, a due giorni dalla carneficina avvenuta a Parigi. Assente il presidente francese Francois Hollande.

Lunedì è previsto un incontro ristretto a cinque dedicato alla situazione dopo gli attentati, al quale parteciperà anche il premier Renzi oltre al presidente Usa Barack Obama, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il premier britannico David Cameron, il ministro degli esteri francese Laurent Fabius.

Il primo punto fermo che emerge dal summit è la condanna al terrorismo dell’Isis. Un forte sostegno alla Francia aggredita dai jihadisti e un accordo per rafforzare controlli ai confini e sul traffico aereo. Questi ed altri alcuni dei punti base della bozza del documento sulla sicurezza che, secondo fonti russe, i leader del G20 finalizzeranno stasera durante la cena del summit.

Il presidente turco Erdogan ha aperto i lavori chiedendo un minuto di silenzio per le vittime delle stragi. Sottolineando che «serve una piattaforma comune contro il terrorismo».

Poco prima Erdogan, accogliendo il presidente americano Barack Obama, aveva parlato di «discussione sui prossimi passi da adottare come coalizione alleata contro Isis» per «fronteggiare lo stesso terrorismo che colpisce a Parigi, Ankara, Suruc e Gaziantep».

Obama da parte sua ha auspicato il «rafforzamento dei confini fra Siria e Turchia per impedire a Isis di operare». Per il segretario generale dell’Onu Ban ki moon «urge una riflessione comune su Isis». Ma il tema della lotta al terrorismo non è l’unico argomento di dibattito.

In tale cornice si parla anche di Siria con i leader dei Brics – Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica – che esprimono sostegno ai negoziati di Vienna per una transizione politica.