fumo di sigarette

Artrite reumatoide: fumo di sigaretta e scarsa igiene orale aumentano il rischio

Pubblicato il 22 Dic 2018 alle 7:25am

«L’artrite reumatoide è una malattia infiammatoria cronica su base autoimmune che colpisce principalmente le articolazioni ma è da considerare a tutti gli effetti sistemica – dice il dottor Carlo Selmi, responsabile di Reumatologia dell’Istituto Clinico Humanitas e docente dell’Università degli Studi di Milano, il quale fa chiarezza su quali siano le caratteristiche della malattia, i più importanti fattori di rischio e le possibili terapie -. È la più note tra le malattie reumatiche. La sua frequenza nella popolazione è piuttosto alta: poco meno dell’1 per centro. L’80 per centro delle persone colpite è di sesso femminile. Avere dolori articolari non è fortunatamente sinonimo di artrite reumatoide. Il dolore proprio dell’artrite reumatoide è di tipo infiammatorio, colpisce le articolazioni periferiche di mani e piedi ed è associato la mattina a una rigidità molto prolungata (che supera i 30 minuti). L’artrite reumatoide è di per sé cronica (deve superare le sei settimane) mentre può riaccendersi e non ci sono episodi di durata limitata (come quella della gotta). La maggior parte dei pazienti sono “sieropositivi”, hanno cioè positività agli esami del sangue per il “fattore reumatoide” o anticorpi contro le proteine citrullinate».

«La genetica è un fattore di rischio non modificabile per l’artrite reumatoide – dice ancora l’esperto – : è però una componente necessaria ma non sufficiente. L’artrite reumatoide non è ereditaria ma come quasi tutte le patologie croniche presenta un maggior rischio di comparsa in famiglie dove si è già presentata. La predisposizione quindi è importante ma non giustifica nemmeno la metà della suscettibilità alla malattia. Esaminando la presenza di malattia in gemelli monozigoti infatti si è visto che la componente genetica pesa per circa il 25%».

«Anche essere donna è un fattore di rischio non modificabile e aumenta di 4 volte il rischio, tanto che l’80% dei pazienti è di sesso femminile. In questo caso sono gli ormoni sessuali che rivestono un ruolo importante perché il picco di incidenza è intorno ai 40-50 anni, ovvero intorno alla menopausa e durante la gravidanza la malattia migliora o arriva a spegnersi».

«Tra i fattori di rischio modificabili il principale è senz’altro il fumo di sigaretta – chiarisce ancora Selmi –, perché il fumo modifica un aminoacido (che diventa citrullina) all’interno delle proteine che, a sua volta può indurre una risposta immunitaria contro le proteine presenti nelle articolazioni, scatenando gli anticorpi anti citrullina e la malattia nei soggetti predisposti. L’altro fattore di rischio è la scarsa igiene orale: in una bocca con carie o poco pulita sono presenti alcuni batteri che presentano proteine citrullinate che creano gli stessi anticorpi che portano all’artrite».

Sintomi «Tipicamente l’artrite reumatoide esordisce contemporaneamente su più di 5 articolazioni, ha un andamento simmetrico e colpisce le articolazioni periferiche tranne quelle delle dita nella parte di falange più vicina alle unghie. La rigidità mattutina è superiore ai 30 minuti. E’ una malattia cronica e non colpisce la regione lombare della schiena; in casi fortunatamente rari può colpire la colonna cervicale», dice Selmi.

Diagnosi «La diagnosi si fa con una visita reumatologica e gli esami del sangue, anche se un 10 per centro dei pazienti è “sieronegativo”. Le radiografie aiutano poco se non per capire quanto danno sia già stato fatto. Invece l’ecografia articolare può far vedere la sinovite e l’infiammazione dell’articolazione ed aiutare la visita».

Cure «Ci sono tre fasi di terapie: all’inizio si somministra una dosa blanda di cortisone, anche perché funziona subito e a questo si associa un farmaco specifico, di solito il methotrexate; poi se fallisce si passa a un farmaco biologico (che viene fornito solo in ambito ospedaliero) oppure a un farmaco di nuova generazione chiamato “piccole molecole” (anche questo fornito solo in ambito ospedaliero). Caratteristiche comuni di questi farmaci sono legate all’immunosoppressione di vario grado e pertanto è raccomandato che chi assume queste terapie si sottoponga alle principali vaccinazioni».

Pulizie domestiche: i detergenti chimici fanno male come fumare 20 sigarette al giorno

Pubblicato il 26 Feb 2018 alle 5:52am

Fare le pulizie in casa corrisponde a come fumare 20 sigarette al giorno, parola di esperti.

Sotto accusa da parte di alcuni ricercatori norvegesi dell’Università di Bergen sono finiti gli spray e i detergenti liquidi. Una ricerca che conferma che le donne che lavorano come addette alle pulizie o usano regolarmente spray detergenti o altri prodotti per la pulizia a casa avrebbero un maggior rischio della funzione polmonare rispetto alle donne che non puliscono così frequentemente.

Motivo? Le particelle contenute nei detergenti che irritano la pneuma, causando danni critici alle vie respiratorie.

I ricercatori hanno analizzato i dati di 6.235 partecipanti al sondaggio sulla salute delle vie respiratorie della Comunità europea denominato “Cleaning at Home and at Work in Relation to Lung Function Decline and Airway Obstruction”. I partecipanti, la cui età media era di 34 anni quando si sono iscritti, sono stati seguiti per più di 20 anni, per valutare un impatto a lungo termine.

“Temevamo che tali prodotti chimici, causando costantemente un piccolo danno alle vie aeree giorno dopo giorno, anno dopo anno, potessero accelerare il declino della funzione polmonare che si verifica con l’età”, spiegano gli scienziati.

La ricerca ha rilevato conseguenze negative soprattutto nelle donne che facevano pulizie e non negli uomini. Confrontando le donne che non facevano pulizie con coloro che le facevano con regolarità (e considerando anche altri fattori come eventuale vizio del fumo, l’indice di massa corporea e l’educazione), è emerso che il volume espiratorio forzato a un secondo (Fev1), cioè la quantità di aria che si può espirare forzatamente in un secondo, era ridotto di 3,6 millilitri (ml)/anno più velocemente nelle donne che si dedicavano alle pulizie di casa e di 3,9 ml/anno più velocemente nelle addette alle pulizie. La capacità vitale forzata dei polmoni (cioè la quantità totale di aria che una persona può espirare forzatamente), è emersa ridotta invece di 4,3 ml/anno e di 7,1 ml/anno più velocemente.

Un vero e proprio declino della funzione polmonare che, secondo gli autori dello studio, sarebbe “paragonabile a fumare un po’ meno di 20 sigarette al giorno per un anno” e che potrebbe essere dovuto all’irritazione delle mucose delle vie respiratorie causata dalla maggior parte delle sostanze chimiche contenute nei prodotti di pulizia, che nel tempo causano cambiamenti persistenti nelle vie aeree e nel rimodellamento delle vie aeree.

Livello di compromissione polmonare che è stato inizialmente sorprendente, e che ha detto il principale autore dello studio Øistein Svanes, “tuttavia, quando pensi di inalare piccole particelle di detergenti che servono per pulire il pavimento e non i polmoni, forse non è così sorprendente, dopo tutto”.