fumo

Menopausa, come ridurre le vampate?

Pubblicato il 21 Nov 2019 alle 6:22am

Durante la menopausa molte donne soffrono di vampate di calore e la sudorazione notturna. Ci sono due cambiamenti nello stile di vita che possono ridurre drasticamente questi sintomi: il primo è mantenere un peso forma sano e il secondo è smettere di fumare prima dei 40 anni. E’ quanto afferma un recente studio pubblicato sull’American Journal of Obstetrics and Gynecology.

La ricerca suggerisce che apportare alcuni cambiamenti allo stile di vita quotidiano, potrebbe alleviare quasi sicuramente certi sintomi in menopausa. Il Dr. Hsin-Fang Chung, della School of Public Health dell’Università del Queensland a St. Lucia, in Australia, è il principale ricercatore del nuovo studio. Chung e il team hanno esaminato i dati di otto studi, riassumendo in media 21.460 donne che avevano 50 anni. I partecipanti provenivano da Australia, Regno Unito, Stati Uniti e Giappone.

E’ emerso infatti che un BMI (indice di massa corporea (dall’inglese body mass index) più elevato, associato al fumo, per un periodo di tempo più lungo, sono tutti collegati a “sintomi vasomotori più frequenti o gravi”. In particolare, “Le donne obese hanno un rischio quasi del 60% più elevato di sperimentare frequenti o gravi, rispetto donne di peso normale”, riferisce il dott. Chung.

Inoltre, “Le donne che fumano hanno un rischio maggiore dell’80% in più di manifestare sintomi vasomotori frequenti o gravi, rispetto alle donne che non hanno mai fumato” “Il fumo – dice ancora l’esperto – intensifica l’effetto dell’obesità e dà alle donne obese che fumano più di tre volte il rischio di sperimentare sintomi vasomotori frequenti o gravi, rispetto alle donne di peso normale che non hanno mai fumato”.

Soffrire di vampate di calore per anni, durante la menopausa, potrebbe essere legato ad un maggiore rischio di sviluppare un cancro al seno. Lo ha rivelato uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Menopause, il giornale ufficiale della North American Menopause Society (NAMS), il più ampio mai condotto finora sull’argomento, che ha coinvolto oltre 25 mila donne seguite per ben 18 anni.

Inquinamento, respirare aria di città e come fumare un pacchetto di sigarette

Pubblicato il 28 Ago 2019 alle 6:41am

Respirare aria inquinata nelle nostre città può provocare seri danni ai polmoni. Come fumare un pacchetto di sigarette al giorno. È questo in estrema sintesi il risultato che emerge da uno studio condotto dall’Università di Washington negli Usa.

Dati questi che potrebbero spiegare perché sempre più spesso non fumatori stanno avendo problemi ai polmoni, tra i quali anche il tumore.

Lo studio in questione si è concentrato soprattutto sull’enfisema polmonare. Patologia cronica e progressiva, che porta a un graduale peggioramento della funzionalità dell’apparato respiratorio.

Campagna antifumo Airc per i giovani, da Camihawke a Sofia Viscardi, migliaia di visualizzazioni

Pubblicato il 21 Giu 2019 alle 6:34am

Al via la campagna antifumo promossa dalla Fondazione Airc per la ricerca sul cancro rivolta soprattutto ai giovani e alle donne. Per sensibilizzare i ragazzi e le ragazze è stato realizzato un importante progetto che coinvolge alcune fra le voci più amate e stimate del web. Da Camilla Boniardi, nota influencer meglio conosciuta come Camihawke, a Chiara Galiazzo, Alice Venturi, Sofia Viscardi, alle K4U. Un gruppo tutto al femminile dunque, che, con il supporto degli esperti di Airc, coinvolgerà i fan con modalità, contenuti e toni adatti alla loro età.

“Per agganciare l’attenzione dei ragazzi su un argomento così serio bisogna parlare la loro lingua. 500 mila visualizzazioni in 24 ore per una story contro il fumo su Instagram sono un bel risultato, sto avendo molte risposte positive”, racconta Camihawke. “Sono un’ex fumatrice, avevo in mente da anni l’idea di partecipare ad una campagna contro le sigarette, per questo ho voluto essere ambasciatrice di Airc. Parlo per esperienza: fumare è stupido, si può smettere”.

“In Italia il numero di donne che fumano è aumentato del 24% in un solo anno, siamo il fanalino di coda dell’Europa”, rivela la responsabile di Oncologia toracica del Dipartimento di Oncologia della Fondazione Irccs Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, Marina Chiara Garassino. “È assolutamente necessario e urgente arrestare questa tendenza – spiega ancora la ricercatrice – se non faremo nulla, fra vent’anni dovremo affrontare una vera e propria epidemia di tumore ai polmoni”. “Un rischio ancor maggiore per il genere femminile, continua Garassino: “Il fumo ha sulle donne effetti ancora più negativi perché, oltre a fare maggiore uso di sigarette, fumano in modo diverso rispetto agli uomini, con un’inalazione più profonda, che può aumentare sia l’incidenza sia l’aggressività dei tipi di tumore ai polmoni da cui sono colpite”.

Secondo i dati diffusi dall’indagine internazionale “Global Youth Tobacco Survey”, raccolti per l’Italia dall’Istituto Superiore di Sanità, già fra 13 e i 15 anni un ragazzo su cinque fuma quotidianamente le sigarette tradizionali, mentre il 18% utilizza sigarette elettroniche. Le ragazze sono fumatrici abituali di sigaretta tradizionale nel 24% dei casi, contro il 16% dei maschi della stessa età, mentre utilizzano regolarmente la sigaretta elettronica il 22% dei maschi e il 13% delle femmine. La fascia di età dell’iniziazione al fumo di sigaretta è quella della scuola secondaria di primo grado (10-13 anni).

Fumo, in Italia, in un solo anno, fumatrici aumentate del 24%

Pubblicato il 01 Giu 2019 alle 6:34am

In base al report presentato ieri mattina dall’Istituto Superiore di Sanità, in occasione della Giornata Mondiale no Fumo è emerso che in Italia sono 11,6 milioni i fumatori, più di un italiano su cinque. Gli uomini sono 7,1 milioni e le donne 4,5 milioni. (altro…)

Nascono in diverse città i locali dove è possibile fumare sigarette elettroniche

Pubblicato il 28 Apr 2019 alle 11:30am

Chi fuma sigarette elettroniche avrà un motivo in più per preferirle a quelle tradizionali: sarà possibile ‘svapare’ liberamente all’interno di locali creati a posta in tutt’Italia bevendo un cocktail, parlando con gli amici o ascoltando semplicemente della buona musica. In totale 45 spazi sono ubicati a Roma, Milano, Torino, Verona, Bologna, Napoli, Salerno, Bari e Catania, che hanno aderito al network ‘blu® Vaping Friends’. Si va da locali dove passare serate tranquille a discoteche vere e proprie. (altro…)

Immagini shock sulle sigarette hanno più effetto sui giovani

Pubblicato il 26 Apr 2019 alle 11:57am

Immagini shock sui pacchetti di sigarette hanno sortito più effetto sui giovani che sugli adulti. (altro…)

Fumo, iniziano dai 10 anni in su

Pubblicato il 08 Apr 2019 alle 6:29am

A partire dai 10 anni, nella fascia d’età tra i 13 e 15 anni, un ragazzo su cinque fuma sigarette tradizionali. Questi i dati allarmanti che emergono dal sistema di sorveglianza Global Youth Tobacco Survey, un’indagine che ha coinvolto 180 Paesi sull’uso del tabacco fra i giovanissimi, promossa dall’Organizzazione mondiale della sanità. Il dossier registra anche un boom per le sigarette elettroniche utilizzate dal 18% degli intervistati.

L’indagine rivela anche come sia relativamente semplice per i ragazzi acquistare sigarette tradizionali o elettroniche, nonostante viga il divieto di vendita ai minori, e come la scuola non sia ancora percepita, pur essendo il fumo vietato sia all’interno che all’esterno degli istituti, come un luogo dove non si possa fumare. La terza raccolta dati della Sorveglianza Gyts è stata effettuata in Italia nell’anno scolastico 2017-2018. L’indagine ha coinvolto 33 scuole secondarie di primo grado e 33 scuole secondarie di secondo grado, per un totale di quasi 1.700 studenti coinvolti.

In Italia le ragazze sono fumatrici abituali di sigaretta tradizionale nel 24% dei casi contro il 16% dei coetanei maschi, mentre per quanto riguarda le sigarette elettroniche emerge che i ragazzi sono quelli che la usano di più (22% contro 13%). I dati mostrano, inoltre, che in soli 4 anni la diffusione della e-cig è diventata paragonabile a quella della sigaretta tradizionale: i fumatori abituali sono più che raddoppiati (attestandosi ora al 18%) mentre i consumatori occasionali sono aumentati del 60% (ora sono il 44%).

L’idea di smettere quando vogliono è maturata nell’81%, degli intervistati, ma in realtà, solo poco più della meta’ ha tentato realmente di farlo negli ultimi 12 mesi e solo 1 su 2 ha ricevuto un aiuto per riuscirci. Un ragazzo su 2 riferisce poi di essere stato esposto al fumo passivo in casa. A scuola la percentuale di insegnanti che fumano all’interno nella scuola è passata dal 44% del 2010 al 14% del 2018, cosi’ come quella degli studenti che scende da 56% del 2010 al 29% del 2018.

Ictus, il mese della prevenzione, visite gratuite in tutta Italia: il fumo il nemico maggiore delle arterie

Pubblicato il 04 Apr 2019 alle 8:00am

Per fare una giusta e adeguata prevenzione contro l’ictus bisogna partire prima dall’abolizione delle cattive abitudini, come ad esempio il fumo in primis. Chi fuma, infatti, ha un rischio due volte superiore di essere colpito da ischemia cerebrale. Smettere di fumare produce benefici importanti. Molti vantaggi si ottengono ad esempio già dopo poche settimane e, dopo cinque anni, il rischio cerebro-cardiovascolare degli ex fumatori è simile a quello di chi non ha mai avuto questa cattiva abitudine. A evidenziarlo, in occasione di aprile mese della prevenzione dell’ictus cerebrale, è Alice Italia Onlus, Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale. Il fumo è l’unico fattore di rischio che potrebbe essere completamente rimosso. Il nemico numero uno delle arterie: la nicotina viene assorbita dai polmoni, passa nel sangue, provoca la riduzione del diametro delle arterie e riduce la circolazione del sangue, fa aumentare la pressione arteriosa e la tachicardia, causa predisposizione alla formazione di placche di aterosclerosi e, infine, facilita la formazione di coaguli, che andando in circolo possono danneggiare cuore, cervello, reni e altri organi. Quando un trombo ostruisce improvvisamente una arteria cerebrale si parla di ictus, che colpisce ogni anno in tutto il mondo circa 15 milioni di persone e nel nostro Paese circa 150.000.

“L’ictus è un evento improvviso, inatteso e traumatico – afferma la dottoressa Nicoletta Reale, Presidente di Alice Italia Onlus – fumare comporta un rischio due volte maggiore di essere colpiti da ictus: i fumatori hanno la probabilità doppia che si verifichi un ictus ischemico e ben quattro volte superiore che si verifichi un ictus emorragico. Più della metà dei fumatori reduci da ictus riprende il vizio una volta lasciato l’ospedale, ma in questo caso il rischio di morire triplica, arrivando addirittura a quintuplicare se il paziente riprende in mano la sigaretta una settimana dopo la dimissione”.

Solo in Italia sono 12 milioni i fumatori, e a preoccupare è l’abitudine al fumo nei giovanissimi, nei ragazzi e ancor più nelle ragazze, che a questa dipendenza tendono ad associare altre ugualmente pericolose. Fondamentali per gli esperti sono la prevenzione e l’adeguata consapevolezza che smettere di fumare appena possibile o non cominciare affatto, tenendo conto che l’ictus, come tutte le malattie cardiovascolari e i tumori, è una malattia multifattoriale, cioè dovuta alla concomitante azione di più fattori. Le terapie della fase acuta (trombolisi e trombectomia meccanica) attualmente disponibili possono evitare del tutto o migliorare in modo sorprendente gli esiti, ma la loro applicazione secondo l’Associazione rimane a tutt’oggi molto limitata per scarsa informazione, sintomi ignorati. Il conseguente ritardo con cui chiama il 112 e si arriva negli ospedali idonei, il ritardo intra-ospedaliero e, infine, la mancanza di reti ospedaliere appropriatamente organizzate.

Per gli eventi del mese della prevenzione si può consultare il sito www.aliceitalia.org

«Butta quella sigaretta!»: i consigli degli esperti per convincere gli adolescenti a smettere di fumare

Pubblicato il 03 Gen 2019 alle 6:53am

L’Istituto Superiore di Sanità ha lanciato l’allarme nel suo ultimo rapporto a maggio scorso: svelando che metà dei minorenni italiani ha almeno provato a fumare e uno su dieci è un tabagista abituale. Molti iniziano già dalle scuole medie, convinti di poter smettere quando vogliono. Stretti tra divieti, minacce e spiegazioni sui danni per la salute, i genitori faticano a trovare una soluzione. (altro…)

Un test del sangue o della saliva sarà in grado di indicare la strada per dire addio al fumo

Pubblicato il 18 Ott 2018 alle 7:54am

Un test sulla saliva o del sangue per “cronometrare” il metabolismo della nicotina nell’organismo potrebbe aiutare a individuare la strategia più giusta per dire addio al fumo.

Grazie ad uno studio condotto su oltre cento fumatori italiani per la prima volta in assoluto, si scopre che gli individui con un metabolismo della nicotina più rapido hanno un minor rischio di dipendenza rispetto ai fumatori con metabolismo più lento, nonostante le abitudini al fumo siano le stesse.

Ecco dunque che il primo studio italiano sulla correlazione fra la velocità del metabolismo della nicotina e il grado di dipendenza dal fumo, condotto dell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Pisa e presentato in occasione del XIX Congresso Nazionale della Società Italiana di Pneumologia (SIP) a Venezia, apre la strada in un prossimo futuro, a strategie mirate, addirittura su misura, individuate con semplici test che misurino quanto rapidamente l’organismo sia in grado di smaltire la nicotina.

I dati preliminari, in controtendenza rispetto a quanto noto a oggi, indicano infatti che i fumatori con un metabolismo lento della nicotina hanno una maggiore dipendenza dal fumo, tendono ad accorciare i tempi fra una “bionda” e l’altra, hanno bisogno di più sigarette per soddisfare il desiderio di fumare. Per questi soggetti potrebbe perciò essere indicato un trattamento che fornisca dosi costanti di nicotina, per esempio in cerotto, in modo da ridurre il desiderio della sostanza e facilitare la disassuefazione.

“Purtroppo smettere di fumare è ancora molto difficile: la maggior parte dei fumatori non riesce a farlo da sé e anche con l’aiuto di trattamenti integrati, dal counseling ai farmaci, tanto che le percentuali di individui ancora in astinenza a 3, 6 e 12 mesi dall’ultima sigaretta sono basse, pari rispettivamente al 32%, 21% e 14% – afferma Stefano Nardini, presidente della SIP -. Nel complesso, il tentativo di smettere di fumare fallisce nell’80% dei casi; a oggi inoltre non esistono indicazioni su quale farmaco sia da considerarsi più efficace, né è chiaro quali fumatori possano trarre maggiori benefici da uno o dall’altro trattamento. Lo studio della velocità di smaltimento della nicotina attraverso un test sul sangue o sulla saliva potrebbe rivelarsi perciò un metodo relativamente semplice per individuare coloro per i quali è più difficile smettere a causa di una dipendenza più marcata, così da intervenire in maniera più incisiva”.

Secondo i dati diffusi dall’Organizzazione mondiale della sanità, ogni anno perdono la vita oltre 7 milioni di persone per i danni causati dal fumo e di queste circa 890mila vittime sono non fumatori esposti al fumo passivo. Il fumo attivo rappresenta in Italia la principale causa di mortalità prevenibile: le stime parlano di oltre 70mila decessi ogni anno, di cui il 25% riguarda individui di età compresa tra 35 e 65 anni.