GDO

Pane invenduto, maxi multa Antitrust a sei supermercati. Ecco quali sono

Pubblicato il 19 Lug 2019 alle 6:47am

Sull’obbligo di reso del pane fresco rimasto invenduto, imposto dai principali operatori della Gdo (Coop Italia- 220mila euro, Conad- 290mila euro, Esselunga- 50mila euro, Eurospin – 50mila euro, Auchan – 20mila euro e Carrefour – 50mila euro) ai propri fornitori, l’Antitrust ha concluso sei procedimenti accertando la natura illecita di talune condotte e comminando sanzioni per 680 mila euro. Secondo l’Autorità, le 6 catene di supermercati obbligavano i panificatori “a ritirare a fine giornata l’intera quantità di prodotto rimasta invenduta sugli scaffali, restituendo all’acquirente il prezzo corrisposto per l’acquisto”.

Le istruttorie erano state aperte dall’Antitrust a settembre 2018 su segnalazione della principale associazione nazionale di panificatori, Assipan-Confcommercio Imprese per l’Italia. La pratica si inquadra in una situazione di significativo squilibrio contrattuale tra le catene della GDO e le imprese di panificazione (imprese artigiane con pochi dipendenti), spiega l’Agcm, secondo cui “In tale contesto, l’obbligo di ritiro dell’invenduto rappresenta una condizione contrattuale posta ad esclusivo vantaggio delle catene della grande distribuzione e determina un indebito trasferimento sul contraente più debole del rischio commerciale di non riuscire a vendere il quantitativo di pane ordinato e acquistato”. La prassi descritta costringe i panificatori a farsi carico, oltre che del ritiro della merce, anche del suo smaltimento quale “rifiuto” alimentare, in quanto l’interpretazione comunemente attribuita alla normativa vigente impedisce qualsiasi riutilizzo del pane invenduto a fini commerciali e persino la sua donazione a fini umanitari con un elevatissimo spreco di prodotto. Si consideri che ogni giorno in Italia si buttano 13mila quintali di pane fresco, e una grossa parte di questo numero impressionante viene proprio da questa pratica.

Esselunga farà ricorso contro la multa dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato “per una pretesa violazione delle relazioni commerciali nella filiera agroalimentare denunciata dall’associazione di panificatori Assipan“. “Come avevamo avuto modo di sottolineare in occasione dell’apertura dell’istruttoria, nel settembre 2018, il pane da noi venduto è per il 95% sfornato direttamente nei panifici dei nostri negozi, cioè non è fornito da panificatori terzi” precisa il gruppo.

Mentre Coop “prende atto del provvedimento, riafferma la correttezza del proprio operato sul tema convinti di aver agito nell’interesse dei soci e dei consumatori mantenendo al tempo stesso un rapporto corretto con i fornitori”. Coop in una nota fa sapere che valuterà nei prossimi giorni “le motivazioni della sentenza e decideremo come difendere le nostre buone ragioni non escludendo fin d’ora la possibilità di un ricorso“.

Non si conosce ancora come intenderanno muoversi le altre catene alimentari.

I sacchetti biodegradabili di frutta e verdura costeranno di piu’, ecco quanto

Pubblicato il 03 Gen 2018 alle 5:41am

I sacchetti biodegradabili per frutta e verdura costeranno tra i 4,17 euro e i 12,51, l’anno a famiglia, considerando un costo minimo di 0,01 euro e uno massimo di 0,03 per busta. Tale incremento e’ stato introdotto con la legge 123/2017 entrata in vigore il 1 gennaio 2018, secondo Assobioplastiche che ha effettuato, attraverso il proprio Osservatorio, una prima ricognizione di mercato sui prezzi dei sacchetti nella grande distribuzione organizzata.

Ed ecco quanto emerge dalla rilevazione diretta a cura dell’Osservatorio. I sacchetti ‘bio’ per frutta e verdura (ma non solo) costeranno: 0,01 euro da Esselunga, Coop Toscana e Unes; 0,02 euro da Auchan, Conad, Coop Lombardia, Eurospar, Gruppo Gros, Iper; 0,03 da Lidl. A questa si aggiunge una “rilevazione via web/altre fonti” secondo la quale Coop Italia applicherà un prezzo di 0,02 euro; Pam e Simply di 0,03.

L’Osservatorio stima che il consumo di sacchi ortofrutta e sacchi per secondo imballo di carne, pesce, gastronomia e panetteria si aggiri complessivamente tra i 9 e i 10 miliardi di unità, per un consumo medio di ogni cittadino di 150 sacchi l’anno. Ipotizzando che il consumo rimanga su queste cifre, al momento, e con i prezzi appena rilevati, la spesa massima annuale si attesterebbe sui 4,5 euro l’anno per consumatore.

Secondo i dati dell’analisi GFK-Eurisko presentati a Marca 2017 le famiglie italiane effettuano in media 139 spese anno nella Gdo. Ipotizzando che ogni spesa comporti l’utilizzo di almeno tre sacchetti per frutta e verdura, il consumo annuo per famiglia dovrebbe attestarsi a 417 sacchetti per un costo compreso tra i 4,17 e i 12,51 euro (considerando un minimo rilevato di 0,01 euro e un massimo di 0,03 euro).

“Queste prime indicazioni di prezzo ci confortano molto – spiega Marco Versari, presidente di Assobioplastiche – perché testimoniano l’assenza di speculazioni o manovre ai danni del consumatore. Non solo. I sacchetti sono utilizzabili per la raccolta della frazione organica dei rifiuti e quindi almeno la metà del costo sostenuto può essere detratto dalla spesa complessiva”.

Assobioplastiche si associa a quanto già da tempo sostenuto da Legambiente relativamente ai sacchi di carta che sono fuori dal perimetro di questa legge e quindi distribuibili gratuitamente.

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